Manovra economica: l’ok slitta a dopo Natale, polemiche in aumento

Ponte sullo Stretto, 1,4 miliardi in più, ma il progetto è ridimensionato

Manovra economica: l’ok slitta a dopo Natale, polemiche in aumento

Il via libera definitivo alla manovra economica slitta a dopo Natale. Nonostante la maratona notturna della Commissione Bilancio della Camera, la legge di bilancio e i suoi centinaia di emendamenti non sono stati ancora licenziati. Le modifiche, che continuano ad arrivare sotto forma di riformulazioni, suscitano polemiche tra le opposizioni, che denunciano l’eccessiva complessità e il poco tempo concesso per la loro valutazione.

Uno degli emendamenti più discussi riguarda gli stipendi dei ministri, modificato più volte in 24 ore, alimentando ulteriori critiche sul metodo di gestione delle riforme. Un altro cambiamento significativo riguarda la flessibilità in uscita, con la Lega che ha ottenuto l’approvazione di una proposta che consente di cumulare la previdenza obbligatoria con quella complementare, per ottenere un assegno pensionistico pari a tre volte il minimo e anticipare la pensione a 64 anni.

Il Ponte sullo Stretto riceve una nuova iniezione di fondi. Un emendamento della Lega, che si inserisce nelle proposte di modifica della manovra, incrementa di 1,4 miliardi il budget complessivo per il progetto infrastrutturale, portandolo a 13 miliardi entro il 2032. Tuttavia, la cifra è inferiore ai 3 miliardi inizialmente previsti. Questo intervento va a sostituire quello precedente della legge di bilancio che aveva stanziato 11,6 miliardi.

La Commissione Bilancio ha deciso di prendersi una pausa, rinviando la conclusione dei lavori. Nonostante gli sforzi, l’obiettivo di approvare il testo in Aula mercoledì pomeriggio sembra ormai irrealizzabile, tanto che il Senato si prepara a lavorare il 27 e 28 dicembre. Nel frattempo, nuove riformulazioni di emendamenti continuano ad arrivare sui tavoli della Commissione. Tra queste, alcune modifiche riguardano la Ires premiale, che introduce nuovi requisiti anti-elusione, e il cambiamento nel termine di proroga delle concessioni elettriche, che viene ridotto da 40 a 20 anni.

Il voto sugli emendamenti, con cui si intende approvare il maxi-emendamento, continua a suscitare proteste. La deputata del Partito Democratico, Cecilia Guerra, ha denunciato il rischio di approvazione per “parti separate” del testo, che riguarda materie molto diverse tra loro. Secondo Guerra, il metodo rischia di creare un pericoloso precedente per il Parlamento e la democrazia.

Anche la norma sugli stipendi dei ministri è stata oggetto di discussione. La premier Giorgia Meloni ha sostenuto la necessità di fare un passo indietro per evitare polemiche politiche, mentre la Commissione Bilancio ha approvato una nuova riformulazione che limita i rimborsi per le spese di trasferta per i ministri e i sottosegretari non eletti e non residenti a Roma. Questi rimborsi si applicano esclusivamente al tragitto “da e per il domicilio o la residenza”. Inoltre, è stata confermata la norma anti-Renzi, che vieta i compensi extra da parte di titolari di cariche di governo per attività legate all’Unione Europea.

Nonostante le modifiche in corso, la legge di bilancio non sembra in grado di ottenere un consenso immediato. Il voto in Aula rischia di slittare oltre le feste natalizie, alimentando la frustrazione tra le opposizioni, che criticano la gestione dei lavori e l’approvazione di emendamenti di difficile comprensione. La prospettiva di una manovra conclusiva entro Natale appare ora sempre più incerta, con la Commissione Bilancio e i parlamentari che si preparano ad affrontare una lunga sessione di lavoro anche a ridosso della fine dell’anno.

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