Scontro con il capo dell’IDF, ostaggi e soldati in pericolo
Benjamin Netanyahu ha confermato l’intenzione di completare l’occupazione della Striscia di Gaza, ignorando le gravi preoccupazioni espresse dal capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane, Eyal Zamir. Secondo il generale, l’operazione si configura come una “trappola militare”, con il rischio concreto di perdite ingenti per l’IDF e la possibile uccisione dei venti ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas.
Durante una valutazione operativa riservata, Zamir ha espresso forti riserve sull’estensione dell’offensiva a Gaza City, Deir el-Balah e alle zone densamente popolate come i campi profughi. Ha evidenziato che la distruzione completa delle infrastrutture sotterranee di Hamas non può avvenire in tempi brevi, ma richiederebbe una campagna lunga, logorante e dall’esito incerto. Inoltre, ha sottolineato come lo stato di affaticamento dei riservisti, alcuni già smobilitati, renda difficile mantenere a lungo un’operazione di occupazione permanente.
Secondo Zamir, un controllo prolungato dell’intera Striscia comporterebbe l’obbligo, da parte dell’IDF, di farsi carico della popolazione civile, con gravi ripercussioni sulla legittimità internazionale dello Stato di Israele. A suo avviso, il rischio non è solo militare ma anche politico e morale.
La risposta del premier non si è fatta attendere. Netanyahu ha reagito con durezza, accusando Zamir di voler indebolire la leadership politica e di aver favorito la circolazione di voci su eventuali sue dimissioni. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che l’apparato militare deve attenersi alle direttive dell’esecutivo. L’episodio ha riacceso le tensioni interne al governo: negli ultimi mesi, Netanyahu ha già sollevato figure di primo piano come l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, il precedente capo di Stato maggiore Herzi Halevi, e il direttore dello Shin Bet, Ronen Bar. Ora, anche Zamir—nominato a marzo—rischia la rimozione. Intanto, sui social di area nazionalista si moltiplicano le accuse nei suoi confronti, con alcuni che parlano apertamente di un “golpe militare”.
Il vertice del Gabinetto di sicurezza, previsto per domani, sarà il banco di prova per la posizione di Zamir. Il premier può contare su un ampio sostegno all’interno del Consiglio, dove la linea dura nei confronti di Hamas resta predominante. “Dobbiamo completare la sconfitta del nemico”, ha affermato Netanyahu, ribadendo l’obiettivo di annientare Hamas e raggiungere la piena sicurezza per Israele.
Sul piano internazionale, le critiche si fanno sempre più esplicite. L’Unione Europea, tramite la portavoce Anitta Hipper, ha condannato ogni ipotesi di modifica permanente nella composizione territoriale o demografica della Striscia, dichiarando che qualsiasi intervento contrario al diritto internazionale è inaccettabile. Ha inoltre ribadito la posizione secondo cui Gaza deve costituire parte integrante di un futuro Stato palestinese, senza che Hamas vi eserciti alcuna funzione.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha espresso forti riserve sull’ipotesi di un’occupazione totale, definendola un errore strategico. Anche padre Ibrahim Faltas, della Custodia francescana di Terra Santa, ha espresso profonda preoccupazione per le implicazioni umanitarie e morali dell’operazione.
Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, figura chiave nei colloqui di pace regionali, ha lanciato l’allarme: a suo avviso, l’andamento del conflitto sembra orientato a cancellare la questione palestinese attraverso una guerra di logoramento che minaccia di ridefinire gli equilibri nell’area.
Parallelamente, Israele ha sollecitato un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, affinché si riconosca il dramma dei prigionieri israeliani nelle mani di Hamas. Molti di loro sarebbero detenuti in condizioni critiche, privi di cibo e cure, in tunnel sotterranei. Particolare indignazione ha suscitato il video del prigioniero Evyatar David, mostrato mentre scava la propria fossa. Il giovane, che pesava 75 chili due anni fa, oggi ne pesa solo 46. Il fratello, Ilay David, interverrà davanti all’ONU per invocare un’azione internazionale immediata.
Nonostante le pressioni interne e il crescente isolamento esterno, il governo israeliano conferma la propria volontà di proseguire le operazioni militari fino al completo abbattimento della struttura operativa di Hamas, ritenendo questa l’unica via per garantire una sicurezza duratura allo Stato di Israele. Ma il costo, sia in vite umane che in consenso globale, continua ad aumentare.
