Missile colpisce aeroporto di Tel Aviv, sei feriti lievi

Houthi rivendicano attacco, Israele accusa Teheran

Missile colpisce aeroporto – Un missile balistico partito dallo Yemen ha colpito l’area interna del perimetro dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv nella mattinata di domenica. Le autorità israeliane hanno confermato che l’attacco è stato lanciato dai ribelli Houthi e che il razzo non è stato intercettato dai sistemi di difesa dell’IDF. Secondo fonti sanitarie, sei persone hanno riportato ferite lievi a causa dell’esplosione e del successivo caos nella zona dello scalo.

L’Esercito israeliano ha riferito di aver tentato più volte di fermare il missile, senza però riuscirvi. L’area dell’impatto è stata temporaneamente isolata e sottoposta a controlli da parte delle unità di emergenza e degli artificieri, per la possibile presenza di materiale inesploso. Le autorità hanno invitato la popolazione a non avvicinarsi alla zona per motivi di sicurezza.

Poco dopo l’esplosione, il traffico aereo e ferroviario da e verso lo scalo principale del Paese è stato sospeso in via precauzionale. Tuttavia, nel corso della giornata, le operazioni aeroportuali e ferroviarie sono riprese progressivamente, con una riattivazione parziale delle attività. L’Ente per l’aviazione civile israeliana ha raccomandato prudenza e monitoraggio costante della situazione.

Nel frattempo, alcune compagnie aeree europee hanno deciso di sospendere i collegamenti con Israele. Lufthansa ha comunicato la sospensione di tutti i voli da e per Tel Aviv almeno fino al 6 maggio, citando la situazione instabile nell’area. Il gruppo Lufthansa ha incluso nella decisione anche le controllate Eurowings, Swiss, Austrian Airlines e Brussels Airlines. Stessa misura è stata adottata da Ita Airways, che ha annunciato la sospensione di tutti i voli da e per Tel Aviv, compresi quelli già schedulati per il 7 maggio.

Le autorità israeliane, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno reagito con durezza all’attacco. In una comunicazione pubblicata attraverso i social, il capo del governo ha accusato l’Iran di essere il mandante dell’attacco, sostenendo che gli Houthi agiscano come delegati di Teheran nella regione. Netanyahu ha dichiarato che Israele risponderà sia ai ribelli yemeniti che ai loro sostenitori iraniani, scegliendo il momento e le modalità dell’azione in base a valutazioni strategiche.

Missile colpisce aeroporto

L’episodio segna un’escalation significativa nel quadro delle tensioni regionali. L’attacco degli Houthi arriva in un contesto di crescente instabilità e moltiplicazione delle minacce contro obiettivi israeliani. I ribelli yemeniti, vicini all’Iran e coinvolti da anni in un conflitto armato con la coalizione a guida saudita, hanno già in passato rivendicato operazioni contro obiettivi israeliani, soprattutto in solidarietà con la popolazione palestinese e in opposizione alla campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza.

A rivendicare l’attacco è stato Yahya Saree, portavoce militare del movimento Houthi, attraverso un messaggio pubblicato su Telegram. Saree ha affermato che l’azione è stata condotta con un “missile balistico ipersonico” e che l’obiettivo è stato “colpito con successo”. Il portavoce ha inoltre invitato le compagnie aeree internazionali a evitare lo scalo israeliano, definito “non sicuro”, e ha sottolineato che l’attacco è stato eseguito come forma di sostegno alla causa palestinese, con riferimento esplicito al conflitto in corso a Gaza.

Nel comunicato, il rappresentante degli Houthi ha descritto l’azione come una risposta alla “persecuzione del popolo palestinese” e ha definito l’attacco un atto di ritorsione contro quella che il movimento definisce “l’aggressione israeliana” nella Striscia. Il messaggio si inserisce in una strategia comunicativa ricorrente da parte del gruppo, che utilizza dichiarazioni pubbliche per giustificare le proprie azioni militari sul piano politico e simbolico.

La vicenda solleva preoccupazioni anche sul fronte del traffico aereo e della sicurezza delle infrastrutture civili in Israele. L’aeroporto Ben Gurion rappresenta uno snodo cruciale per i collegamenti internazionali del Paese e la sua vulnerabilità a un attacco diretto desta allarme. Gli esperti militari israeliani stanno conducendo analisi sull’effettiva capacità dei sistemi di difesa nel neutralizzare minacce provenienti da lunghe distanze, come quella rappresentata da missili lanciati dallo Yemen.

La dinamica dell’attacco e il fallimento dell’intercettazione pongono interrogativi sull’efficacia del sistema Iron Dome e di altri dispositivi difensivi contro missili ipersonici o balistici di nuova generazione. Le forze armate israeliane hanno già avviato una revisione delle strategie difensive e sono in corso incontri con i vertici della sicurezza nazionale per valutare i prossimi passi, anche in ambito diplomatico.

Il contesto resta altamente instabile, con il rischio di un allargamento del conflitto e di nuove operazioni transfrontaliere. L’asse Houthi-Iran-Israele si conferma uno dei fronti più delicati nello scenario mediorientale, con potenziali ripercussioni sulla sicurezza dell’intera regione.

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