Israele apre aiuti, ma prosegue l’offensiva su Hamas
Almeno 87 persone sono state uccise e 290 ferite nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza, colpita da una nuova ondata di attacchi militari israeliani. Lo riferisce l’emittente satellitare al-Jazeera, che cita dati aggiornati del ministero della Sanità locale, guidato da Hamas dal 2007. Secondo questi numeri, dal 7 ottobre 2023 a oggi il conflitto avrebbe provocato 53.573 morti e 121.688 feriti tra i palestinesi.
Gli attacchi si inseriscono nell’operazione denominata “Carri di Gedeone”, lanciata da Israele nei giorni scorsi, che continua a interessare diverse aree della Striscia. L’agenzia palestinese Wafa riporta che almeno 12 vittime sono state registrate a Deir al-Balah, nel settore centrale del territorio, mentre decine di altri decessi sono stati segnalati a Khan Younis e in prossimità di Gaza City. Un precedente bilancio riferiva di 44 morti, per la maggior parte donne e bambini.
Ok israeliano per l’ingresso di aiuti
In un contesto umanitario estremamente critico, Israele ha concesso l’ingresso di “circa cento” camion carichi di aiuti umanitari destinati alla popolazione civile della Striscia. Lo ha annunciato Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari umanitari (Ocha), durante una conferenza stampa a Ginevra.
Laerke ha spiegato che le Nazioni Unite avevano chiesto e ottenuto l’autorizzazione all’ingresso di un numero maggiore di veicoli rispetto ai giorni precedenti. “Ci aspettiamo che la maggior parte, se non tutti, di questi camion riesca a varcare oggi il confine, per poi proseguire verso l’interno della Striscia e consentire la distribuzione degli aiuti”, ha aggiunto.
Starmer: “Non si può morire di fame a Gaza”
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito l’escalation militare israeliana “sconvolgente” e ha ribadito che il Regno Unito, insieme a Francia e Canada, è determinato a non consentire che i civili di Gaza muoiano di fame. Parlando alla Camera dei Comuni, Starmer ha definito inadeguato il livello attuale di aiuti consentiti da Israele.
Ha sottolineato che un cessate il fuoco è “l’unica strada per ottenere il rilascio degli ostaggi” e che occorre incrementare sensibilmente l’assistenza umanitaria. “La guerra dura ormai da troppo tempo, bisogna fermarla. Non possiamo assistere passivamente a ciò che sta accadendo nella Striscia”, ha dichiarato.
Netanyahu: “Nessun compromesso, andremo avanti”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha replicato con fermezza alle richieste di cessazione delle ostilità avanzate da Londra, Parigi e Ottawa. In un comunicato ufficiale ha affermato che Israele “non si fermerà finché non sarà ottenuta la vittoria totale su Hamas”. L’obiettivo, ha chiarito, è il rilascio degli ostaggi, il disarmo dell’organizzazione, l’espulsione dei suoi leader e la smilitarizzazione di Gaza.
Netanyahu ha invitato gli altri leader europei a seguire l’esempio dell’ex presidente statunitense Donald Trump, sostenendo che l’atteggiamento dei governi di Regno Unito, Francia e Canada “equivale a premiare Hamas” per l’attacco del 7 ottobre. “Nessuna nazione può accettare una minaccia simile sul proprio territorio. Israele non farà eccezione”, ha dichiarato.
I tre leader europei minacciano ritorsioni
In una dichiarazione congiunta, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Mark Carney hanno condannato le azioni dell’esecutivo israeliano, accusandolo di compiere atti “atroci” e minacciando “misure concrete” se l’operazione militare non verrà sospesa e le restrizioni agli aiuti non saranno revocate.
I tre capi di governo hanno sottolineato che la sofferenza della popolazione civile di Gaza è “intollerabile” e che il blocco degli aiuti rischia di costituire una violazione del diritto internazionale umanitario. Pur riaffermando il diritto di Israele a difendersi, hanno giudicato la reazione militare “sproporzionata”. Hanno inoltre condannato le minacce di trasferimenti forzati e le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo israeliano.
“Chiedere a Israele di rinunciare alla sua guerra difensiva prima che Hamas sia neutralizzata equivale a premiare il massacro del 7 ottobre e ad alimentare nuove violenze”, ha replicato Netanyahu, definendo il conflitto in corso “una lotta tra civiltà e barbarie”.
Bloccati i negoziati di Doha
Le trattative per una tregua tra Israele e Hamas, in corso da giorni a Doha con la mediazione di Qatar ed Egitto, sono attualmente in stallo. Secondo il Times of Israel, Netanyahu starebbe valutando il ritiro della delegazione israeliana dalla capitale qatarina. Il primo ministro aveva inizialmente chiesto ai propri negoziatori di restare un altro giorno nella speranza di avanzare, ma la mancanza di progressi ha compromesso la prosecuzione del dialogo.
Nel frattempo, i familiari degli ostaggi esprimono crescente preoccupazione per la possibile sospensione delle trattative. Il Forum delle famiglie ha diffuso una dichiarazione in cui si legge: “Israele non può permettersi il lusso di abbandonare il negoziato. Se lo facesse, sarebbe una sconfitta per tutti: gli ostaggi rimarrebbero in pericolo, i soldati israeliani pagherebbero un prezzo altissimo e il Paese si troverebbe sempre più isolato”.
Hamas accusa Netanyahu di bloccare il cessate il fuoco
Una fonte interna a Hamas, citata in forma anonima dal quotidiano qatarino Al-Araby Al Jadeed, accusa Netanyahu di essere responsabile dell’impasse nei colloqui. Secondo tale fonte, il capo del governo israeliano avrebbe impedito qualsiasi avanzamento verso un accordo per la cessazione delle ostilità. Sempre secondo questa ricostruzione, da sabato scorso i mediatori egiziani e qatarini avrebbero interrotto i contatti diretti con la delegazione israeliana.
L’Ue nomina Bigot nuovo inviato speciale
Il Consiglio dell’Unione Europea ha ufficializzato la nomina di Christophe Bigot a nuovo rappresentante speciale dell’Ue per il processo di pace in Medio Oriente. Il diplomatico francese assumerà l’incarico a partire dal 2 giugno per un mandato della durata di un anno.
Obiettivo del suo mandato sarà quello di contribuire alla realizzazione di una pace “giusta, duratura e globale”, fondata sulla soluzione a due Stati: uno israeliano e uno palestinese, democratici, pacifici, contigui e riconosciuti a livello internazionale. L’Ue auspica che questi due Stati possano coesistere in sicurezza e normalizzare i rapporti con i Paesi della regione.
Bigot manterrà un dialogo stretto con le autorità israeliane, con l’Autorità nazionale palestinese e con le principali istituzioni internazionali coinvolte nel processo di pace, incluse l’Onu, la Lega araba e il Consiglio di cooperazione del Golfo. Sarà inoltre incaricato di seguire le evoluzioni regionali del conflitto, le conseguenze dell’attacco del 7 ottobre e l’attuazione dell’Iniziativa di pace araba.
Il diplomatico, già ambasciatore in Israele tra il 2009 e il 2013, ha ricoperto numerosi incarichi nei servizi esteri francesi, oltre che nelle Nazioni Unite e nell’Unesco. Considerato esperto di Medio Oriente e Nord Africa, ha anche diretto la strategia della Dgse, i servizi segreti esterni francesi.
Prospettive incerte per il futuro
Mentre l’offensiva israeliana prosegue e il bilancio delle vittime cresce, la comunità internazionale cerca di imprimere un nuovo impulso ai negoziati. Tuttavia, l’assenza di progressi concreti e le reciproche accuse tra le parti coinvolte sembrano allontanare ulteriormente una soluzione a breve termine. Il rischio umanitario resta elevato, e la pressione sui civili di Gaza continua a crescere giorno dopo giorno.
(Pap/Adnkronos)
