Bisi: “Le dittature serrano i cuori”, prossime tappe Firenze e Milano
Bisi – Stefano Bisi prosegue il tour di presentazione del suo libro Le dittature serrano i cuori, dedicato alla tragica vicenda di Giovanni Becciolini, massone ucciso dai fascisti nella chiesa di San Bartolomeo nel 1925. Dopo il successo dell’evento tenutosi il 9 gennaio a Grosseto, il libro sarà al centro di due nuovi appuntamenti: il 17 gennaio alle 17 a Firenze, presso la Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, e il 25 gennaio a Milano, nella prestigiosa sede del Centro Internazionale Brera.
La presentazione di Grosseto, ospitata nella sala “Pegaso” del Palazzo della Provincia, è stata organizzata con il supporto dell’Antica Società Storica Maremmana e aperta dai saluti istituzionali di Francesco Limatola, presidente della Provincia. L’evento ha visto la partecipazione di personalità del mondo giornalistico, tra cui Luca Mantiglioni de La Nazione, Gabriele Baldanzi di Tv9, Giacomo D’Onofrio di Toscana Oggi e Daniele Reali de Il Giunco. L’incontro è stato moderato da Paolo Pisani, con Riccardo Paolini in rappresentanza della casa editrice Nuovo Millennio.
Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ha messo in luce come l’opera voglia ricordare non solo la brutalità subita da Becciolini, ma anche il più ampio clima di oppressione che caratterizzò il regime fascista, soffocando libertà personali e associative. La sua ricerca storica approfondisce il ruolo della massoneria come bersaglio privilegiato delle dittature, invitando a riflettere sull’importanza della memoria e della democrazia.
La tappa fiorentina del 17 gennaio si annuncia particolarmente significativa, vista la scelta della Biblioteca Spadolini, simbolo del legame tra cultura e impegno civile. Milano, con l’evento del 25 gennaio al Centro Internazionale Brera, offrirà un’occasione per coinvolgere un pubblico ancora più ampio, consolidando il messaggio di resistenza culturale e storica che il libro veicola.
Attraverso queste iniziative, Bisi conferma l’intento di trasformare la storia di Becciolini in un monito contro ogni forma di oppressione, ribadendo l’attualità del confronto con i valori di libertà, solidarietà e giustizia.
