Omicidio Sharon Verzeni, il dolore infinito di Sergio

A un anno dalla tragedia, parla il fidanzato della vittima

«È passato un anno senza Sharon ed è stato bruttissimo. Mi manca come il primo giorno». Con queste parole cariche di dolore e amore, Sergio Ruocco, 38 anni, ricorda la compagna Sharon Verzeni, uccisa la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. A un anno dalla tragedia, l’uomo ha raccontato il suo dolore ad Adnkronos, ricordando la giovane donna con cui avrebbe dovuto sposarsi e costruire una vita insieme.

«Sharon era una persona speciale, stupenda. A volte mi sembra di potermi svegliare e trovarla ancora accanto a me. Ma purtroppo non è così. Posso solo andare a trovarla al cimitero», racconta Sergio.

Dopo l’omicidio, l’uomo ha lasciato per quasi un anno la casa in via Merelli, acquistata tre anni prima insieme a Sharon, per rifugiarsi dai genitori della fidanzata a Bottanuco. Solo pochi giorni fa ha trovato il coraggio di tornare nella villetta che ora ha ripreso a vivere da solo.

La sera del 29 luglio 2024 è impressa nella memoria di Sergio: «Sono andato a letto prima delle 22, dovevo alzarmi alle 5.30 per lavoro. Ci siamo dati la buonanotte e mai avrei pensato che sarebbe stata l’ultima volta che la vedevo». Sharon, con il caldo estivo ancora alto, era uscita per una corsa serale. Poco dopo la mezzanotte è stata aggredita e uccisa a coltellate in via Castegnate, a meno di un chilometro da casa.

Sergio lancia un messaggio chiaro: «Ogni donna ha il diritto di uscire da sola, di giorno o di notte». Dopo l’omicidio, non sono mancate polemiche sulla decisione della giovane di uscire da sola per correre. «Quello che è successo a Sharon poteva accadere anche in pieno giorno. Spero che qualcosa cambi davvero».

La zona dell’aggressione, secondo le denunce di commercianti e residenti, era nota per essere frequentata da pusher e persone problematiche, situazione di cui si era parlato solo dopo il delitto. «Sono tornato a vivere lì e ho trovato Terno più o meno com’era», commenta Sergio. «Ma il problema sicurezza non riguarda solo questa città: quello che è successo a Sharon poteva succedere ovunque».

Il processo a carico di Moussa Sangare, 31 anni, è ancora in corso, fermato il 30 agosto 2024, confessò l’omicidio dichiarando di aver agito “senza motivo”, “sentendo il bisogno di fare del male”. Ma in aula, a sorpresa, ha ritrattato tutto. Alla prossima udienza del 22 settembre, si attendono le conclusioni della perizia psichiatrica affidata alla dottoressa Giuseppina Paulillo, che dovrà chiarire se l’imputato fosse in grado di intendere e volere al momento del delitto e se sia processabile. Sangare è stato recentemente condannato a 3 anni e 8 mesi per maltrattamenti nei confronti della madre e della sorella, un altro dettaglio che contribuisce a tracciare il profilo inquietante dell’uomo accusato dell’omicidio.

Oggi Sergio pensa solo a Sharon. «Tredici anni insieme non si cancellano. So che mi sarà sempre vicina e che ci ritroveremo, quando arriverà anche il mio momento». Con voce rotta dall’emozione, ringrazia chi gli è stato accanto: «In questo anno così difficile, il sostegno delle persone care è stato fondamentale per riuscire ad andare avanti».

(Alb/Adnkronos)

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