Strage in Ucraina: Raid russi causano 25 morti

Il Cremlino nega responsabilità.
Trump mandi “ultimatum a Kiev”

Un’altra giornata di sangue in Ucraina. Almeno 25 persone, tra cui una giovane donna incinta, sono morte a causa di un’ondata di attacchi missilistici e droni kamikaze lanciati dalla Russia. Un bilancio tra i più gravi degli ultimi mesi, che riaccende le polemiche sulla strategia militare russa e sulle responsabilità della Federazione nel conflitto in corso da oltre due anni. Secondo fonti ucraine, a essere colpite sono state una prigione, una clinica ostetrica e un gruppo di civili in attesa di aiuti umanitari, tra i feriti, numerosi minori. Le autorità di Kiev parlano apertamente di crimini di guerra, denunciando l’ennesima violazione del diritto internazionale umanitario.

Ma Mosca, nega ogni coinvolgimento diretto in attacchi contro obiettivi civili. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato: «Le forze armate russe non colpiscono infrastrutture civili, ma solo obiettivi militari o paramilitari».
Una linea difensiva che la Russia ripete da mesi, pur in presenza di prove fotografiche e testimonianze dirette che raccontano una realtà ben diversa. La gravità dell’attacco arriva poche ore dopo un nuovo intervento del presidente americano Donald Trump, che in un’intervista rilasciata durante il volo di ritorno dalla Scozia ha rilanciato il suo personale ultimatum per la fine del conflitto: Do dieci giorni a partire da oggi”, ha dichiarato, senza chiarire però a quali attori si rivolga concretamente e quali azioni intenda intraprendere se il termine non sarà rispettato.

Il commento della presidente del Consiglio della Federazione russa, Valentina Matviyenko, aggiungendo che «è il governo ucraino a rifiutare ogni ipotesi negoziale e a proseguire su una linea guerrafondaia alimentata da Washington».

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