Dazi, Giorgetti: “Impatto su Pil Italia di 0,5 punti in 2026”

Crescita confermata allo 0,6%. Export si salva con Usa

I nuovi dazi del 15% applicati dagli Stati Uniti nei confronti dell’Unione europea potrebbero pesare sull’economia italiana fino a determinare una contrazione massima dello 0,5% del Pil nel 2026. A dirlo è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto oggi durante il question-time alla Camera in merito all’accordo raggiunto domenica in Scozia tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Secondo Giorgetti, l’effetto sarà contenuto e di natura transitoria: «Il calo massimo stimato è pari a mezzo punto percentuale, ma sarà seguito da un graduale recupero». Il titolare del Mef ha precisato che l’impatto è stato tenuto in considerazione nelle stime macroeconomiche elaborate nella primavera scorsa, che confermano per il 2025 una crescita dello 0,6% del Pil italiano. «Quella previsione oggi la ribadiamo», ha affermato il ministro.

L’accordo siglato in Scozia, ha chiarito Giorgetti, non include la web tax, misura che continua a generare tensioni tra Stati Uniti e diversi Paesi europei.

«Già al momento dell’introduzione ha causato contenziosi», ha ricordato il ministro, sottolineando che «si tratta di una questione non ancora definita, né in sede europea né nelle relazioni bilaterali».

Tuttavia, ha assicurato, il governo italiano ha «ipotesi sul tavolo da proporre», in attesa che si creino le condizioni per una definizione condivisa del meccanismo di tassazione delle grandi multinazionali digitali. Un fronte delicato, considerato anche il legame con le politiche commerciali americane, e che sarà oggetto di ulteriori trattative nei mesi a venire.

Nonostante i dazi, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha registrato un incremento dell’8% nel primo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo i dati Istat diffusi oggi e commentati da Giorgetti.

«Contrariamente a quanto si pensa, le esportazioni verso gli Usa sono cresciute», ha evidenziato il ministro, definendo il dato «incoraggiante».

Molto diversa, invece, la situazione in Asia: «Quello che va male sono le esportazioni verso la Cina e altri Paesi asiatici», ha spiegato, evidenziando un peggioramento dell’11% su base annua nel primo semestre. Secondo Giorgetti, questo calo contribuisce più dei dazi americani alle difficoltà dell’export italiano, ponendo l’accento sulla necessità di diversificare i mercati di riferimento e di rafforzare le relazioni economiche con altri partner globali.

L’esecutivo resta attento alle possibili ripercussioni del nuovo scenario commerciale sulle imprese italiane. Sebbene la crescita delle esportazioni verso gli Usa segnali una certa resilienza del sistema produttivo, l’effetto combinato di dazi, instabilità geopolitica e rallentamento asiatico impone una valutazione prudente delle dinamiche economiche.

«Abbiamo tenuto conto di queste variabili nella programmazione economica», ha assicurato Giorgetti, ribadendo che l’obiettivo è sostenere la competitività dell’Italia all’interno del nuovo contesto globale, anche attraverso strumenti europei e misure di sostegno settoriale.

(Rgt/Adnkronos)

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