Trump rilancia sul caso Epstein e accusa i democratici

Pressioni sui repubblicani per bloccare pubblicazione dei file

Donald Trump torna ad attaccare i democratici sul caso Epstein, definendo “una bufala” la riapertura del dossier e accusando l’opposizione di voler distogliere l’attenzione dalle proprie difficoltà politiche. In un post su Truth Social, il presidente ha sottolineato che il Dipartimento di Giustizia ha già diffuso oltre 50.000 pagine di documenti e che la vicenda non riguarda i repubblicani. “Epstein era un democratico, chiedete a Bill Clinton, Reid Hoffman e Larry Summers. Non perdete tempo con Trump, io ho un Paese da governare”, ha scritto.

Trump ha annunciato di voler chiedere alla procuratrice generale Pam Bondi, al Dipartimento di Giustizia e all’Fbi di indagare sui rapporti di Epstein con figure vicine ai democratici e con istituzioni finanziarie come J.P. Morgan e Chase. “Tutte le frecce puntano ai democratici”, ha aggiunto, sostenendo che i file dimostrano legami stretti tra Epstein e personalità di primo piano.

Parallelamente, il presidente ha avviato una campagna di pressioni sui deputati repubblicani che sembrano intenzionati a votare insieme ai democratici per la pubblicazione integrale dei file. Lo Speaker Mike Johnson, dopo mesi di resistenze, ha dovuto fissare la votazione a seguito di una petizione con 218 firme, tra cui quelle di alcuni repubblicani. Trump ha definito “deboli” i parlamentari che hanno ceduto alle richieste dell’opposizione, invitandoli a non cadere nella “rete” dei democratici.

Il cambio di strategia dello Speaker è stato determinato dalla diffusione di nuove mail in cui Epstein affermava che Trump “sapeva delle ragazze”, e dalla pressione esercitata dalla petizione. Johnson ha deciso di anticipare i tempi, spiegando che “se dobbiamo farlo, meglio farlo velocemente”. La Casa Bianca ha confermato che la decisione è stata concordata con Trump, consapevole che la votazione è ormai inevitabile.

Quattro repubblicani hanno firmato la petizione, tra cui Thomas Massie, cofirmatario della mozione. Altri tre deputati hanno già annunciato il loro voto favorevole. I media americani prevedono che decine di repubblicani potrebbero sostenere la pubblicazione per non tradire le promesse elettorali. Trump, che in passato aveva bloccato la diffusione dei file, ora cerca di evitare che la mozione passi con una maggioranza schiacciante.

Secondo la Cnn, la Casa Bianca si è concentrata su due deputate considerate vicine a Trump: Lauren Boebert e Nancy Mace. Entrambe hanno firmato la mozione e non hanno ritirato la loro adesione nonostante i contatti diretti con il presidente e con i vertici della giustizia. Mace, in una lettera, ha spiegato che da vittima di abusi sessuali considera la questione “profondamente personale”.

Un eventuale via libera della Camera avrebbe un impatto politico rilevante, ma il passaggio al Senato resta incerto. Massie ha dichiarato di puntare a una maggioranza a prova di veto, almeno 290 voti, per costringere il Senato ad affrontare la questione. In caso di approvazione, un eventuale veto presidenziale sarebbe un colpo pesante per Trump. Intanto, conferenze stampa con le vittime della rete di traffico sessuale di Epstein vengono organizzate a Capitol Hill per aumentare la pressione.

Nuovi documenti diffusi dalla commissione di vigilanza della Camera hanno rivelato scambi tra Epstein e Steve Bannon, ex stratega di Trump. Secondo il Guardian, Epstein avrebbe fornito consigli informali a Bannon durante la campagna mediatica del 2018, suggerendo argomentazioni per difendere le politiche fiscali dell’amministrazione e per rispondere alle critiche sul Russiagate. I messaggi mostrano anche l’attenzione alla riservatezza dei contatti, con Epstein che proponeva incontri segreti nel suo appartamento di New York.

Questi dettagli alimentano ulteriormente il dibattito politico, con i democratici che chiedono trasparenza e i repubblicani divisi tra la difesa del presidente e la necessità di rispettare gli impegni presi con gli elettori. Trump insiste nel definire la vicenda un tentativo di distrazione, mentre l’opposizione punta a trasformare la pubblicazione dei file in un banco di prova sulla credibilità della Casa Bianca.

Il caso Epstein, morto in cella nel 2019, continua così a scuotere la politica americana, intrecciando scandali, accuse e strategie parlamentari. La battaglia sui file non riguarda solo la memoria di un finanziere caduto in disgrazia, ma diventa terreno di scontro tra chi vuole proteggere il presidente e chi invoca chiarezza.

(Vsn/Adnkronos)

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