Sondaggio Pew: religione e politica influenzano il voto
Oltre un terzo degli americani ritiene che la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca sia parte di un disegno divino, emerge dal sondaggio condotto a maggio dal Pew Research Center su 8.937 adulti. Secondo l’analisi, intitolata What Americans think about God’s role in recent presidential elections, la maggioranza di chi attribuisce la rielezione del miliardario al volere di Dio non lo collega alle sue proposte politiche. Solo il 4% di questi sostiene che la scelta divina approvi le politiche di Trump, spiega il comunicato.
Al contrario, il 63% degli americani non vede alcun intervento divino nelle elezioni, di cui il 49% crede in Dio e il 14% si dichiara non credente. Risultati simili si riscontrano per le elezioni 2020 vinte da Joe Biden, dove appena il 2% pensa che la vittoria del democratico fosse approvata da Dio per motivi politici.
L’indagine evidenzia differenze significative secondo l’appartenenza politica: i repubblicani sono più inclini a interpretare i risultati elettorali come parte di un piano divino (44%) rispetto ai democratici (22%). Tuttavia, la convinzione non implica necessariamente un appoggio alle politiche del candidato. Solo l’8% dei repubblicani crede che Dio abbia scelto Trump approvando specificamente le sue proposte, mentre solo il 3% dei democratici attribuisce lo stesso a Biden.
Le distinzioni emergono anche tra i gruppi religiosi: tra i protestanti evangelici bianchi, il 63% associa la vittoria di Trump a Dio senza considerare le sue politiche. Tra cattolici e protestanti non evangelici, la maggioranza esclude qualsiasi ruolo divino. Tra gli adulti non affiliati religiosamente, ben l’89% respinge ogni coinvolgimento divino nelle elezioni recenti.
Il Pew Research Center ha approfondito anche il legame tra fede e giudizio politico: l’80% dei cristiani americani ritiene che un “buon cristiano” possa non essere d’accordo con Trump, mentre solo il 7% afferma che sostenerlo sia essenziale per essere considerato tale. L’11% sostiene che opporsi al miliardario sia indispensabile. Le sfumature variano in base alla politica: i democratici cristiani ritengono più spesso essenziale opporsi a Trump (24%), mentre tra i repubblicani cristiani la convinzione più diffusa è che sostenerlo sia necessario (10%).
Sulla rilevanza della religione nelle scelte di voto, il sondaggio mostra che per il 56% degli americani essa incide poco o nulla. Tuttavia, il 18% dichiara che la fede influenza le proprie decisioni elettorali e il 25% in larga misura. I repubblicani mostrano una maggiore propensione (34%) a considerare la religione determinante, con punte del 51% tra i protestanti evangelici bianchi.
Nonostante la maggioranza degli americani escluda piani divini per le elezioni, circa tre su dieci li percepiscono concretamente. La commistione tra politica e religione resta evidente: episodi come il funerale dell’attivista Charlie Kirk, ucciso lo scorso 10 settembre, hanno mostrato simboli religiosi accostati a figure politiche. Anche Trump ha promosso l’integrazione della fede nella politica, istituendo un Ufficio della Fede alla Casa Bianca sotto la guida della telepredicatrice Paula White, che ha dichiarato che opporsi a Trump equivale a opporsi a Dio.
Alcune frange complottiste, come la teoria QAnon, hanno esaltato Trump come figura salvifica, convinte che solo lui possa sconfiggere presunti complotti globali. Sebbene l’aderenza a tali teorie sia in calo, la percezione di un legame tra volontà divina e leadership politica resta significativa in una parte rilevante della popolazione.
