Gaza, tensioni e scambio di salme fra Israele e Hamas

Trump: “Intervento alleati se Hamas viola l’accordo, diplomazia cruciale”

Il fragile equilibrio diplomatico nella Striscia di Gaza vive un’altra giornata di tensioni e scambi sotto i riflettori del mondo. Fonti israeliane hanno confermato che Hamas consegnerà stasera i corpi di altri due ostaggi israeliani: un gesto previsto dall’accordo sul cessate il fuoco, che punta anche al recupero delle salme degli ultimi 15 prigionieri ancora nell’enclave palestinese. Tuttavia, come spiega il leader e negoziatore Khalil al-Hayya, sono necessarie attrezzature e altro tempo per recuperare i corpi tra le macerie, mentre Hamas assicura che non intende trattenere i resti delle vittime ma restituirli ai familiari così come auspica per i propri martiri.

Nonostante i toni distesi nelle dichiarazioni ufficiali, il terreno resta insidioso. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, risponde con fermezza: “Molti dei nostri alleati sono pronti a intervenire massicciamente a Gaza per mettere in riga Hamas”, scrive su Truth, rivolgendosi direttamente al movimento islamista, ma chiedendo al contempo prudenza e pazienza. Il presidente statunitense ha elogiato leader e alleati, tra cui l’Indonesia, ma ha ammonito: “Se Hamas non rispetterà l’accordo, la fine sarà rapida, furiosa e brutale”.

Nel frattempo, il vicepresidente americano JD Vance è arrivato in Israele, dichiarando che “le cose stanno andando meglio del previsto, ma la piena attuazione del cessate il fuoco richiederà molto tempo”. Vance sottolinea il valore dell’impegno comune di israeliani e americani per la pianificazione della ricostruzione di Gaza e esorta a non fissare scadenze esplicite: “Queste operazioni sono difficili e imprevedibili”. La sua presenza in Israele, insieme all’inviato Steve Witkoff e a Jared Kushner, genero di Trump, coincide con un momento delicato: Israele ha ripreso raid aerei nel sud della Striscia, accusando Hamas di violare l’intesa della tregua. L’identificazione della salma restituita ieri da Hamas – appartenente al sergente Tal Haimi, ucciso nell’attacco del 7 ottobre 2023 – ha polarizzato ulteriormente la situazione. In parallelo, Israele ha provveduto alla consegna di altri 15 corpi di palestinesi uccisi, in conformità agli accordi, portando a 165 il numero totale di salme restituite. La Croce Rossa Internazionale ha facilitato queste operazioni, richieste dall’accordo mediato dagli Stati Uniti.

Dietro le quinte della diplomazia, il giorno dopo una missione egiziana si è aggiunto un nuovo nodo geopolitico. Hassan Rashad, capo dell’intelligence egiziana, è giunto in Israele per discutere del “day after” di Gaza e per consolidare sforzi tra le parti coinvolte – Israele, Stati Uniti, Egitto e Qatar. Al centro dei colloqui si pongono le garanzie per la restituzione delle salme, la gestione della tregua e la ricostruzione, con la presenza di mediatori di primo piano come Witkoff e Kushner e del premier Benjamin Netanyahu. Intanto in Qatar, l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani ha condannato le “continue violazioni israeliane dell’accordo di cessate il fuoco”, sottolineando che la questione non è di terrorismo, ma di “occupazione prolungata”. Le parole dell’emiro puntano a rafforzare la pressione internazionale su Israele, mentre la diplomazia si muove per consolidare la tregua e la protezione dei civili.

In questo scenario complesso, crescono le inquietudini anche all’interno dell’amministrazione Trump. Secondo un’inchiesta pubblicata dal New York Times, fonti della Casa Bianca temono che Benjamin Netanyahu, premier israeliano, possa demolire il fragile accordo per la fine del conflitto a Gaza. La strategia americana, raccontano le fonti, si affida al ruolo di Vance, Witkoff e Kushner, chiamati a mediare e “tenere Israele nella tregua”, scongiurando il rischio di una nuova escalation. Il funzionario israeliano interrogato ha però dichiarato che l’incontro tra Netanyahu, Witkoff e Kushner sia stato “ottimo”: “Nessun disaccordo, tutto era davvero chiaro tra le due parti”.

Intanto la Bulgaria si è detta pronta ad aprire il proprio spazio aereo per consentire il viaggio di Putin verso Budapest, dove si attende il prossimo summit internazionale voluto da Trump per discutere della pace fra Russia e Ucraina. Un ulteriore segnale di volontà di coinvolgimento dei partner regionali, in una cornice diplomatica che si arricchisce di nuovi attori e sfide logistiche.

Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron chiede che “a Budapest siano presenti sia l’Ucraina sia l’Unione europea”: la convocazione del summit non può escludere nessuno dei protagonisti, tanto meno chi subisce le ripercussioni dirette del conflitto. Così, la crisi di Gaza si intreccia con la grande partita mediorientale, dove la diplomazia, le alleanze e l’umanità dei gesti – come lo scambio delle salme – diventano ingredienti fondamentali per tentare di costruire una pace instabile ma necessaria.

Sul piano umano, il ritorno lentamente delle salme degli ostaggi – accompagnato da quello dei civili palestinesi – rappresenta la parabola più profonda di tragedia e di speranza. E l’eco dei raid, le minacce politiche, i proclami e la fatica negoziale di ogni giorno testimoniano come la vita, la dignità e la giustizia si giocano anche in quei bagagli silenziosi che arrivano finalmente a casa. In mezzo all’incertezza e alla guerra, la domanda resta: quanto vale la pace, e chi è disposto a preservarla.

(Red-Est/Adnkronos)

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