Manager: euro più forte del dollaro entro aprile 2026
Dazi – Il 41,6% dei manager e banchieri europei considera i dazi imposti dagli Stati Uniti un fattore con conseguenze gravi o molto gravi per l’andamento della propria attività. È quanto emerge dal primo televoto effettuato nel corso della XXXVI edizione del workshop “Lo scenario dell’economia e della finanza”, tenutosi a Villa d’Este sotto l’organizzazione di The European House – Ambrosetti (Teha).
Il sondaggio, realizzato in tempo reale su un campione di oltre 200 dirigenti del settore bancario e industriale, ha evidenziato una netta preoccupazione per le misure protezionistiche messe in campo dagli Stati Uniti. Solo il 16,7% degli intervistati minimizza l’impatto, definendolo “poco significativo” per il proprio business.
Impatto più grave sull’UE che sull’Italia
L’indagine comparativa mostra che, secondo i partecipanti, le ripercussioni economiche colpiranno più duramente l’intera Unione europea che non la sola Italia. Infatti:
-
65% ritiene che l’effetto dei dazi sull’UE sarà “grave” o “molto grave”;
-
solo il 41,3% stima un simile impatto sull’economia italiana.
Previsioni sul cambio euro-dollaro
Il workshop ha anche messo in luce le aspettative dei dirigenti in merito all’andamento valutario nei prossimi dodici mesi. La maggioranza relativa, pari al 60,9%, si aspetta che, da qui ad aprile 2026, l’euro si rafforzerà rispetto al dollaro statunitense. Solo il 23,2% ritiene che sarà il dollaro ad acquisire maggior forza.
Performance aziendali: ottimismo moderato
Un ulteriore aspetto analizzato riguarda l’andamento delle aziende partecipanti rispetto ai concorrenti. Il 64,8% dei manager afferma che le proprie imprese stanno performando “meglio” o “molto meglio” rispetto alla concorrenza.
Sul piano delle prospettive economiche per l’anno 2025, il quadro delle aspettative in termini di fatturato è suddiviso così:
-
18,5% prevede una crescita superiore al 10%;
-
36,9% stima una crescita inferiore al 10%;
-
16,9% pronostica una flessione fino al 10%;
-
6,2% teme un calo oltre il 10%.
Una parte significativa, pari al 21,5%, non ha espresso previsioni o si attende stabilità.
Occupazione stabile o in leggero aumento
Anche le dinamiche occupazionali sono state oggetto del televoto. La maggioranza relativa, 39,1%, non prevede variazioni nella struttura dell’organico nel corso del prossimo anno. Una quota consistente, 33,3%, stima invece una crescita inferiore al 10% nel numero dei dipendenti. Solo una piccola parte prevede una riduzione del personale o incrementi superiori alla soglia del 10%.
Sintesi delle principali evidenze del workshop Teha:
-
41,6% dei dirigenti considera l’impatto dei dazi “grave” o “molto grave”;
-
65% ritiene che l’UE subirà effetti economici più rilevanti rispetto all’Italia;
-
60,9% prevede un rafforzamento dell’euro entro aprile 2026;
-
64,8% giudica la propria azienda in vantaggio rispetto ai competitor;
-
18,5% prevede un fatturato in crescita oltre il 10% nel 2025;
-
33,3% annuncia nuove assunzioni con un incremento sotto il 10%.
Il workshop, che ogni anno raccoglie pareri e proiezioni dei principali attori della finanza e dell’impresa europea, continua così a fornire una fotografia aggiornata dei timori e delle speranze dell’élite economica del continente. Quest’anno, il filo conduttore emerso dalle risposte è stato l’equilibrio instabile tra crescita potenziale e rischi geopolitici, con i dazi e la volatilità dei mercati valutari al centro delle preoccupazioni.
Teha, con questo primo sondaggio in apertura dei lavori, ha messo in evidenza come l’attuale contesto internazionale sia percepito con forte cautela, pur restando ampiamente diffuse attese di crescita moderate, sia sul fronte delle entrate aziendali che dell’occupazione.
Secondo gli organizzatori, la funzione del workshop non è solo fotografare la situazione economica attuale, ma anche stimolare riflessioni su politiche economiche e strategie aziendali. In tale direzione, le percezioni registrate nel 2025 potrebbero influenzare significativamente le scelte future, soprattutto in materia di investimenti, internazionalizzazione e politiche del lavoro.
