Otto anni per un rimborso aereo: giustizia paralizzata

Serve mediazione del Ministero, passeggeri ancora in attesa

Un’attesa lunga otto anni per ottenere 250 euro. È questa la situazione in cui si trovano migliaia di passeggeri italiani, vittime di disservizi aerei riconducibili alle tutele previste dalla normativa europea, che vedono procrastinarsi all’inverosimile il termine dei procedimenti giudiziari avviati per ottenere il risarcimento previsto. I ritardi nelle udienze, alcuni già fissati per il 2031, fotografano una giustizia civile ingolfata, incapace di garantire risposte in tempi ragionevoli. Il caso, portato alla luce dall’Avv. Salvatore D’Angelo, Direttore Legale di una delle principali claim company italiane, riapre il dibattito sulla durata dei processi e sull’effettività del diritto dei consumatori.

Secondo quanto emerso, i passeggeri, di fronte al rifiuto delle compagnie aeree di procedere con un risarcimento immediato, sono costretti a rivolgersi alla giustizia ordinaria, spesso attraverso legali o società specializzate nel recupero crediti da trasporto aereo. In assenza di accordi in fase conciliativa, si passa all’azione legale, la quale, tuttavia, incontra ostacoli significativi. La macchina giudiziaria, appesantita da migliaia di contenziosi, risponde con rinvii lunghissimi, in alcuni casi superiori a otto anni, come evidenziano gli atti depositati presso i Fori di Busto Arsizio e Civitavecchia, sedi competenti per i principali aeroporti italiani.

Il Ministero della Giustizia è chiamato ora a intervenire. La lentezza del sistema, oltre a ledere i diritti dei cittadini, apre alla possibilità di ulteriori ricorsi fondati sull’irragionevole durata dei procedimenti, ai sensi della Legge Pinto. I ricorrenti, una volta concluso il processo civile per il risarcimento, potrebbero ottenere un ulteriore indennizzo dallo Stato, con aggravio per l’erario. A complicare il quadro, la totale eterogeneità delle pronunce giudiziarie: non solo i tempi variano da Foro a Foro, ma anche le sentenze, a parità di caso, possono risultare opposte all’interno dello stesso tribunale.

L’Avv. D’Angelo ha denunciato il rischio di un danno economico sistemico, ricordando come ENAC, l’ente nazionale preposto alla vigilanza, abbia il potere sanzionatorio per ogni singolo inadempimento accertato. La mancata attivazione di procedimenti sanzionatori sistematici rappresenta, secondo l’analisi legale, una perdita potenziale per le casse pubbliche di almeno 125 milioni di euro. Somme che potrebbero essere reindirizzate alla riorganizzazione delle sedi giudiziarie più critiche e all’alleggerimento dell’arretrato processuale.

Di fronte all’impasse, la richiesta indirizzata al Ministero dei Trasporti e ad ENAC è chiara: attivarsi come mediatori tra passeggeri e compagnie aeree. Sebbene ENAC non abbia compiti conciliativi formali, potrebbe convocare tavoli tra le parti per favorire soluzioni extragiudiziali rapide. La stessa proposta si estende alla possibilità di rafforzare strumenti alternativi al processo ordinario, come la conciliazione paritetica, rimasta in attesa di una piena legittimazione normativa.

La situazione è stata già oggetto di segnalazioni da parte degli Ordini degli Avvocati, che, da Nord a Sud, hanno trasmesso istanze al Ministero della Giustizia per sollecitare interventi di semplificazione. La riforma del processo civile, nota come Riforma Cartabia, ha contribuito a introdurre nuove modalità digitali e definizioni procedurali, ma nei casi riguardanti i passeggeri aerei ha avuto l’effetto opposto: allungamento dei tempi, aumento della complessità e riduzione dell’accessibilità al diritto.

Le criticità maggiori si registrano nei tribunali di Busto Arsizio, per le controversie legate a Malpensa, e Civitavecchia per Fiumicino, seguiti da Venezia e Napoli. Negli altri Uffici del Giudice di Pace, la durata media si attesta invece intorno ai due anni. Un dato che dimostra la disomogeneità del sistema e la necessità di un coordinamento nazionale per rendere effettivo un diritto garantito a livello europeo.

Nel frattempo, i passeggeri attendono. E con loro, la risposta di uno Stato chiamato a decidere se continuare a lasciare spazio all’inerzia, o farsi carico della giustizia che promette ai suoi cittadini.

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