Allarme rosso per le edicole, il settore rischia la scomparsa

Chiusure a ritmo incalzante, Sinacel chiede un tavolo di confronto

Il settore delle edicole in Italia si trova sull’orlo del baratro. Negli ultimi 15 anni si è registrata una contrazione drammatica, con un calo del 71% delle attività, passando da circa 38mila a 11mila giornalai esclusivi. Le chiusure continuano a un ritmo allarmante, senza che si registri un’adeguata sostituzione. L’assenza di ricambio generazionale è imputabile principalmente alla ridotta redditività, con un guadagno medio che si aggira intorno ai 900 euro mensili. Quando un edicolante va in pensione, l’attività spesso non trova acquirenti e chiude definitivamente.

Giuseppe Marchica, segretario generale del SINAGI (Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia), ha lanciato un forte allarme, sottolineando la complessità del problema che affligge l’intero sistema. Le cause di questa crisi sono molteplici e interconnesse: dalla crescente diffusione dell’informazione online all’aumento dei costi di gestione e delle imposte, dalla concentrazione della distribuzione all’incremento del numero di testate e riviste in edicola. Tutti gli attori della filiera, compresi gli editori, sono consapevoli della gravità della situazione.

Il sindacato ha ribadito la necessità urgente di nuove regole condivise per salvaguardare il settore. Marchica ha esplicitamente richiesto l’apertura di un tavolo unitario che coinvolga l’intera catena del valore: giornalai, distributori ed editori. L’obiettivo è quello di individuare soluzioni concrete e stabili che possano garantire un futuro sostenibile per la professione. Questa richiesta, avanzata da tempo, viene riproposta con maggiore urgenza e convinzione.

Di fronte all’inerzia delle istituzioni, il SINAGI sta valutando azioni di protesta. Marchica ha annunciato che a settembre potrebbero essere intraprese iniziative concrete per sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità sulla drammaticità della crisi che rischia di cancellare l’intera categoria. “Dobbiamo agire, perché il settore sta per essere cancellato,” ha dichiarato il segretario generale.

Le conseguenze più pesanti di questa crisi si avvertono nei piccoli centri e nelle aree interne, dove l’edicola rappresenta spesso l’unico punto vendita di giornali e riviste. La sua chiusura priva la comunità di un servizio essenziale e dell’accesso all’informazione cartacea. Alcune Regioni, come Lazio e Toscana, hanno mostrato interesse a intervenire per tutelare queste zone, ma è necessario un coordinamento a livello nazionale per preservare un sistema informativo capillare, ritenuto fondamentale per la tenuta democratica.

La scomparsa delle edicole non è solo una perdita economica, ma anche sociale e culturale. In primo luogo, viene a mancare un punto di distribuzione di informazione certificata e autorevole. Inoltre, l’edicola non è solo un negozio, ma un vero e proprio servizio per la comunità. Lo si è visto chiaramente durante la pandemia di COVID-19, quando, su richiesta del sindacato, le edicole sono rimaste aperte, diventando punti di riferimento e di erogazione di servizi di prossimità. Infine, la chiusura di un’edicola impoverisce il tessuto sociale dei quartieri e dei piccoli paesi, eliminando un importante punto di incontro e di socializzazione.

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