Sanità: Allarme Istat per carenza medici e infermieri
L’Istat, attraverso la relazione presentata dal presidente Francesco Maria Chelli in Commissioni Bilancio di Camera e Senato, evidenzia carenze critiche nel personale sanitario italiano, con particolari preoccupazioni per i medici di base e gli infermieri. Secondo i dati del 2022, la presenza di medici è pari a 4,2 per mille abitanti. Tra questi, i medici specialisti, che costituiscono circa l’81% del totale, raggiungono i 3,3 per mille; tuttavia, i medici di medicina generale (MMG) sono solo 6,7 per 10mila abitanti, con una forte concentrazione di medici prossimi alla pensione. Più del 77% dei medici di base ha infatti oltre 55 anni e il numero complessivo è sceso da 45.437 nel 2012 a 39.366 nel 2022, con un trend decrescente che aggrava la capacità di risposta del sistema.
Il calo dei medici di medicina generale, combinato con l’incremento del numero di pazienti assistiti per medico, accentua la pressione su questa categoria. In media, nel 2022, ciascun medico di base ha avuto 1.301 pazienti, rispetto ai 1.156 del 2012. Questa crescita ha fatto sì che il 47,7% dei medici di famiglia segua ora più di 1.500 pazienti, una cifra in aumento rispetto al 27,3% del 2012. Le regioni del Nord presentano i tassi di dotazione più bassi, con una forte variabilità: il 71% dei medici in Lombardia ha più di 1.500 assistiti, mentre in Sicilia il dato scende al 22,4%.
Per quanto riguarda gli infermieri e le ostetriche, la situazione è altrettanto preoccupante. Nel 2022, in Italia vi erano 6,8 infermieri per mille abitanti, un aumento minimo rispetto ai 6,4 per mille del 2019. Tuttavia, la disponibilità di personale infermieristico continua a non soddisfare le necessità della popolazione, con grandi disomogeneità a livello regionale: le dotazioni più basse si trovano in Lombardia, Campania e Calabria, con appena 5,7 infermieri per mille abitanti, e in Sicilia con 6 per mille. Le province autonome di Bolzano e Trento (8,3), Molise (8,8), Liguria (8,1) e Umbria (8,0) presentano invece le dotazioni più alte.
Un altro aspetto rilevante riguarda la spesa sanitaria. Dopo gli aumenti legati alla pandemia, nel 2023 la spesa sanitaria pubblica è calata dello 0,4%, attestandosi a 130,2 miliardi di euro rispetto ai 130,8 miliardi del 2022. Invece, la spesa sanitaria privata è aumentata, con le famiglie che hanno sostenuto una spesa complessiva di 40,6 miliardi di euro (+1,7% rispetto al 2022), segnalando una tendenza alla crescita della spesa privata dal 2019 al 2023 (+2,7% annuo in media).
Nel 2023, l’assistenza sanitaria totale, pubblica e privata, ha raggiunto i 176 miliardi di euro, con il 74% coperto da fondi pubblici, il 23,1% a carico delle famiglie e il 3% sostenuto da regimi volontari. La quota di cittadini che rinunciano alle cure è cresciuta dal 6,3% nel 2019 al 7,6% nel 2023, principalmente a causa delle lunghe liste d’attesa (4,5%) e delle difficoltà economiche (4,2%).
