Election Day USA: in caso di parità decide la Camera

Un voto per ogni Stato potrebbe dare vantaggio ai repubblicani

Election Day USA: in caso di parità decide la Camera

Election Day USA – Con Election Day alle porte, il confronto tra Kamala Harris e Donald Trump si profila come uno dei più serrati nella storia degli Stati Uniti. Uno scenario ipotetico ma possibile è quello di una perfetta parità nel Collegio Elettorale, con entrambi i candidati che raggiungono 269 voti invece dei necessari 270 per ottenere la presidenza. Sebbene si tratti di un evento rarissimo nella storia moderna, la mappa elettorale lascia aperti alcuni percorsi che potrebbero portare a questo risultato.

Un esempio ipotetico di tale pareggio potrebbe verificarsi con una vittoria repubblicana nel distretto congressuale di Omaha, in Nebraska. Questo distretto è uno dei pochi negli Stati Uniti dove i voti elettorali sono assegnati proporzionalmente, e solitamente i democratici ottengono un voto qui, anche se il Nebraska è uno Stato a prevalenza repubblicana. Se i repubblicani riuscissero a ottenere questo voto proporzionale, insieme ad altri risultati a loro favore, si potrebbe configurare una situazione di parità nel Collegio Elettorale.

In caso di un pareggio a 269-269, la Costituzione statunitense prevede un procedimento noto come “contingent election”. A gennaio, dopo l’insediamento del nuovo Congresso, la Camera dei Rappresentanti sarebbe chiamata a votare per scegliere il presidente, ma con un sistema particolare: ogni Stato disporrebbe di un solo voto, indipendentemente dalla sua popolazione. Questo significa che ciascuna delle 50 delegazioni statali voterebbe un’unica volta, e il candidato che riceve la maggioranza dei voti delle delegazioni vincerebbe la presidenza.

L’attuale composizione delle delegazioni statali conferisce un vantaggio ai repubblicani: 26 Stati hanno una delegazione controllata dai repubblicani, 22 sono controllati dai democratici, mentre le delegazioni di Minnesota e North Carolina risultano divise tra i due partiti. Questo equilibrio darebbe quindi una posizione favorevole a Trump, che potrebbe contare sul supporto della maggioranza delle delegazioni, nonostante una potenziale minoranza di voti popolari.

Parallelamente, l’elezione del vicepresidente si svolgerebbe in modo separato e seguirebbe una diversa procedura: il Senato sarebbe incaricato di votare per il vicepresidente, ma qui ogni senatore esprime un singolo voto. Con una maggioranza di senatori repubblicani, questo potrebbe portare all’elezione di un vicepresidente del partito repubblicano anche nel caso in cui la presidenza fosse assegnata in modo diverso.

Questo meccanismo, previsto dalla Costituzione, è un retaggio della fondazione degli Stati Uniti, dove il principio federale era centrale. La procedura, che non tiene conto del numero di elettori per Stato, solleva inevitabilmente domande sull’effettiva rappresentatività del voto in una situazione di parità.

Sebbene sia difficile prevedere come potrebbe reagire l’opinione pubblica di fronte a una contingenza simile, una “contingent election” non è del tutto inedita: questo scenario si è verificato nel 1800, quando Thomas Jefferson e Aaron Burr ottennero lo stesso numero di voti elettorali, portando a una disputa che si risolse solo dopo numerose votazioni alla Camera.

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