Assistenza cronicità: risorse PNRR non migliorano LEA regionali

Equity Group Cronicità segnala criticità e disuguaglianze sanitarie

La gestione delle malattie croniche in Italia continua a rappresentare una criticità crescente per il Servizio Sanitario Nazionale, nonostante gli ingenti investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Secondo gli ultimi dati Istat, circa il 40,5% della popolazione italiana, pari a 24 milioni di cittadini, soffre di almeno una patologia cronica, mentre 12,2 milioni presentano più di una condizione. La prevalenza cresce progressivamente con l’età, in un Paese caratterizzato da un indice di vecchiaia tra i più elevati in Europa. La spesa prevista per la cronicità entro il 2028 raggiungerà 70,7 miliardi di euro.

Un’analisi dell’Equity Group Cronicità, promosso da Salutequità, sottolinea che la gestione della cronicità sul territorio è insufficiente e peggiora, nonostante i fondi PNRR. La bozza di aggiornamento del Piano Nazionale Cronicità (PNC) non prevede finanziamenti specifici, manca di un cronoprogramma chiaro e lascia escluse diverse patologie, tra cui la psoriasi. La cabina di regia del PNC risulta inattiva da oltre un anno, e le relazioni annuali non sono pubbliche. Tonino Aceti, presidente di Salutequità, evidenzia che il passaggio da un approccio prestazionale a un modello centrato sul percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale dei pazienti è essenziale. Attualmente, il SSN rimborsa le singole prestazioni senza valutare i risultati complessivi dei percorsi di cura. Le Regioni sono misurate su un solo indicatore di processo relativo allo scompenso cardiaco.

L’invecchiamento della popolazione e le disuguaglianze socioeconomiche aggravano il problema. Il 24% degli italiani è a rischio povertà o esclusione sociale, mentre oltre un quarto ha più di 65 anni. Tra gli over 75, il 49% vive in condizioni di multicronicità con gravi limitazioni. La distribuzione territoriale della cronicità mostra differenze significative: la Sardegna registra il 25,7% della popolazione con almeno una malattia cronica, le Marche il 25,1%. Le patologie più comuni includono cardiopatie (27%), diabete (20%), malattie respiratorie croniche (16%) e tumori (13%). La policronicità riguarda il 25% degli over 65, concentrata tra chi ha difficoltà economiche e basso livello di istruzione.

I dati LEA evidenziano un peggioramento dell’assistenza distrettuale. Nel 2023, Valle d’Aosta, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia non hanno raggiunto la sufficienza nei Livelli Essenziali di Assistenza distrettuali. Altre sei regioni mostrano un peggioramento rispetto al 2020: Lombardia (-19 punti), Piemonte (-1), Veneto (-2), Liguria (-2), Emilia-Romagna (-6), Marche (-9), Lazio (-12), Abruzzo (-32), Basilicata (-11), Calabria (-8), Sicilia (-18).

L’attuazione degli obiettivi PNRR procede a rilento: solo un quarto degli ospedali di comunità programmati è attivo, e 660 Case della Comunità sono operative su 1.723 previste, con meno del 10% che offre tutti i servizi obbligatori. Campania, Puglia, Abruzzo, Calabria, Sicilia e PA di Bolzano risultano più lontane dagli obiettivi. I Punti Unici di Accesso e le equipe multiprofessionali sono presenti in numero limitato.

Le cure palliative domiciliari coprono interamente i distretti solo in sette regioni: Basilicata, Emilia-Romagna, PA Trento, PA Bolzano, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. I Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) aumentano, ma non sono uniformemente garantiti. Il Nuovo Sistema di Garanzia monitora sei patologie tra cui diabete, BPCO e scompenso cardiaco, con dati aggiornati al 2022. L’aderenza ai farmaci rimane bassa: BPCO 51%, antidiabetici 23,9%. Solo il 51,3% dei pazienti diabetici esegue due o più controlli di emoglobina glicata, meno di un terzo il fundus oculi, e il 16,8% il controllo del piede.

I PDTA per scompenso cardiaco sono formalizzati in 13 regioni: Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Lazio, Umbria, Calabria, Basilicata, Toscana, Abruzzo, Campania, Marche e Molise. Complessivamente, Fondazione RES censisce oltre 900 PDTA regionali, il 56% per patologie croniche ad alta prevalenza, concentrati in oncologia, neurologia e cardiologia, spesso senza telemedicina. Alcune patologie dermatologiche croniche, come la psoriasi, restano escluse dai PNC e privi di PDTA regionali.

L’autogestione della salute e l’uso del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) restano limitati: solo il 24,3% dei cittadini mostra fiducia nelle proprie capacità di self management, contro il 58,9% della media OCSE. La capacità di usare informazioni sanitarie online è al 4,9% rispetto al 19,3% OCSE. Solo un cittadino su quattro utilizza il FSE, con vari strumenti disponibili solo in alcune regioni: Cartella clinica in 4, Piano Assistenziale Individualizzato in Lombardia, PDTA nel Lazio, Bilancio di Salute in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Il personale sanitario affronta criticità crescenti. I medici di medicina generale (MMG) affrontano carichi superiori a 1.500 assistiti in oltre la metà dei casi, con riduzioni numeriche di professionisti soprattutto al Nord. Solo un terzo lavora in forma associativa. Le Case della Comunità rappresentano una possibilità per migliorare la presa in carico. La farmacia dei servizi amplia la presenza territoriale, con meno di 3.000 abitanti per farmacia in media. I servizi più utilizzati dai cittadini sono prenotazioni farmaci e CUP, mentre test diagnostici e programmi di aderenza terapeutica restano limitati.

Gli infermieri di famiglia e comunità seguono uno standard DM77 di un infermiere ogni 3.000 abitanti. Solo sette regioni hanno identificato fabbisogno totale e progressività di attuazione, mentre altre non hanno definito numeri del fabbisogno. Emilia-Romagna stima l’implementazione completa in 4-5 anni.

Il quadro complessivo evidenzia un sistema frammentato e con disuguaglianze territoriali. La concentrazione della spesa, la limitata copertura dei PDTA, la bassa adesione ai percorsi diagnostici e la scarsa capacità di autogestione dei cittadini contribuiscono a rendere la gestione della cronicità un nodo centrale per il SSN. Salutequità evidenzia la necessità di un cambio strutturale nell’organizzazione dei servizi, nella misurazione dei risultati e nella valorizzazione dei percorsi di cura.

Le criticità principali riguardano la mancata attuazione completa degli ospedali di comunità e delle Case della Comunità, la limitata multidisciplinarietà, il basso utilizzo del FSE, la carenza di personale sanitario territoriale e l’inadeguatezza dei PDTA per alcune patologie. Le disuguaglianze tra Nord e Sud, tra regioni con diversa capacità di implementazione dei servizi e tra fasce di età, contribuiscono ad aumentare il rischio di accesso ineguale alle cure.

L’analisi dei dati di aderenza terapeutica evidenzia che le cure per diabete, BPCO e scompenso cardiaco non raggiungono i livelli necessari a garantire risultati clinici efficaci. Il basso uso del FSE limita la continuità assistenziale e la partecipazione attiva dei pazienti ai percorsi di cura. La formazione e il coinvolgimento dei professionisti sanitari restano essenziali per migliorare l’efficienza del sistema.

La spesa prevista di oltre 70 miliardi entro il 2028 richiede un ripensamento della strategia di gestione della cronicità. Il passaggio da un modello basato sulle singole prestazioni a uno centrato sui percorsi completi di cura è ritenuto necessario dagli esperti. La governance del PNC e la trasparenza dei dati devono essere rafforzate per assicurare il monitoraggio efficace dei risultati.

Le Regioni devono accelerare la realizzazione degli obiettivi PNRR, completare le infrastrutture territoriali e garantire il pieno funzionamento dei Punti Unici di Accesso e delle equipe multiprofessionali. La farmacia dei servizi e gli infermieri di famiglia e comunità possono rappresentare leve strategiche per migliorare la copertura territoriale e ridurre le disuguaglianze.

I PDTA devono essere estesi a tutte le patologie croniche ad alta prevalenza, includendo dermatologiche come psoriasi, e integrando strumenti digitali per la telemedicina e la continuità assistenziale. La semplificazione dei percorsi, l’integrazione tra ospedale e territorio e la valorizzazione della multidisciplinarietà restano priorità fondamentali per garantire equità di accesso e qualità delle cure.

La valorizzazione del self management e del FSE rappresenta un elemento chiave per aumentare la partecipazione attiva dei pazienti. L’uso diffuso di strumenti digitali permette di monitorare i percorsi di cura, migliorare l’aderenza terapeutica e facilitare l’accesso a informazioni sanitarie aggiornate, riducendo le disuguaglianze territoriali.

Il rafforzamento del ruolo dei MMG, della farmacia dei servizi e degli infermieri di famiglia e comunità è essenziale per distribuire equamente il carico assistenziale e migliorare la presa in carico dei pazienti cronici. La pianificazione regionale deve essere allineata agli standard nazionali, con monitoraggio costante dei risultati e correzione delle inefficienze.

In conclusione, la gestione della cronicità in Italia richiede interventi strutturali su finanziamento, programmazione e misurazione dei risultati. L’efficacia del SSN dipende dalla capacità di garantire percorsi completi di cura, dall’implementazione uniforme dei PDTA, dall’uso del FSE e dalla valorizzazione delle risorse professionali territoriali. Solo con un approccio integrato sarà possibile ridurre le disuguaglianze, migliorare i risultati clinici e assicurare un’assistenza territoriale adeguata alle esigenze della popolazione.

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