A Tor Vergata il Papa esorta i giovani a cercare l’eterno
Oltre un milione di giovani, provenienti da 146 Paesi, hanno gremito la spianata di Tor Vergata per l’atto conclusivo del Giubileo dei Giovani, celebrato da Papa Leone XIV. Giunto in elicottero alle prime luci dell’alba, il Pontefice ha attraversato la folla in papamobile, accolto da cori, bandiere e canti. Ha presieduto la messa e recitato l’Angelus, lasciando un messaggio forte: “Aspirate a cose grandi”, rifacendosi agli esempi di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, modelli di giovinezza e fede. Il Papa ha invitato i presenti a non lasciarsi ingannare da “surrogati inefficaci” e ha esortato a guardare in alto, verso l’infinito e verso Dio.
La celebrazione è stata descritta dal Pontefice come “una cascata di grazia per la Chiesa e il mondo”, un momento corale di preghiera, comunione e speranza. Il Papa ha posto l’accento su una fragilità umana che non è debolezza, ma parte integrante della meraviglia dell’essere. Con un linguaggio inclusivo e profondo, ha paragonato i giovani a prati in fiore, vivi nella loro vulnerabilità, capaci di rigenerarsi attraverso il dono e l’amore.
Nel corso dell’omelia, Leone XIV ha indicato Cristo come centro della speranza: è in Lui che nasce il desiderio di realizzare qualcosa di grande nella propria vita, per sé e per il mondo. La vita, ha sottolineato, non si misura per ciò che si possiede, ma per ciò che si è in grado di condividere con gioia. “Comprare, ammassare, consumare non basta”, ha detto il Pontefice, indicando una via alternativa fondata sull’amore e sul dono.
Nel cuore del messaggio papale, una forte chiamata alla santità: “Non accontentatevi di meno”, ha ribadito più volte, spronando i giovani a cercare con passione la verità e a costruire un mondo più umano, fondato sulla giustizia, sull’amicizia e sul dialogo. Ha ricordato, citando Papa Francesco e Sant’Agostino, che la sete di infinito e l’inquietudine non sono sintomi di debolezza ma segni di vitalità spirituale.
Papa Leone ha parlato in diverse lingue durante la messa, includendo in particolare i giovani ucraini, di Gaza e delle terre ferite dalla guerra. A loro ha rivolto un messaggio speciale: “Voi siete il segno che un mondo differente è possibile”, con la forza del dialogo e non delle armi. Durante l’Angelus ha affidato a Dio Maria e Pascale, due pellegrine, una spagnola e una egiziana, scomparse in questi giorni a causa di malori.
Tra i momenti più intensi, il passaggio in cui il Papa descrive la speranza come uno sgabello, su cui i giovani devono salire per affacciarsi alla finestra dell’incontro con Dio. È lì che, ha detto, Dio aspetta e bussa con delicatezza al vetro dell’anima. “È bello, anche a vent’anni, spalancargli il cuore”, ha detto il Pontefice, per poi avventurarsi con Lui verso gli spazi eterni dell’infinito.
Durante la celebrazione, sono stati citati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, presto santi, come esempi di vita donata, radicata nell’amicizia con Gesù e nella testimonianza quotidiana del Vangelo. “Rimanete uniti a Cristo – ha detto Leone – coltivando la preghiera, l’adorazione, la Confessione frequente e la carità”.
Nel suo intervento in inglese, Leone XIV ha rivolto un interrogativo profondo: “Cos’è la vera felicità? Qual è il significato della vita? Cosa ci libera dalla noia e dalla mediocrità?”. Ha poi ricordato che negli ultimi giorni i ragazzi hanno condiviso esperienze, dialogato con la città attraverso arte, musica, sport e si sono avvicinati alla Penitenza al Circo Massimo.
Un momento di grande emozione ha accompagnato il fuori programma finale: acclamato dalla folla, Leone XIV è tornato sul palco dopo l’Angelus, lanciando un messaggio a braccio. Ha chiesto ai giovani di portare un saluto a coloro che non hanno potuto partecipare, soprattutto nei Paesi dove uscire era impossibile. “Voi siete luce del mondo, sale della terra”, ha detto, incoraggiandoli a diffondere entusiasmo e speranza.
Ha poi annunciato ufficialmente la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Seoul, in Corea del Sud, dal 3 all’8 agosto 2027, con il tema: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”. “Il pellegrinaggio di speranza – ha detto – continua e ci porterà in Asia”.
Monsignor Prevost, durante la celebrazione, ha ricordato che la speranza “non delude” e che ogni cristiano è chiamato a costruire ponti, non muri. Ha citato il predecessore Francesco: “Se siamo inquieti, non siamo malati: siamo vivi”. Ha poi sottolineato che è solo un’esistenza continuamente rinnovata nel dono che può condurre alla vera felicità.
Nel corso della giornata, la testimonianza di fede è stata vissuta anche nella notte precedente, trascorsa da migliaia di ragazzi a Tor Vergata, tra pioggia, musica e festa. I giovani hanno vissuto un’esperienza comunitaria intensa, trasformando l’attesa in un momento di gioia collettiva.
Il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, ha confermato che le presenze sono state oltre un milione, dichiarando che “tutte le aree erano piene”. Una celebrazione imponente anche dal punto di vista organizzativo, con 20 cardinali, 450 vescovi e 7.000 sacerdoti presenti. Tra le autorità civili, anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha presentato al Pontefice i protagonisti dell’organizzazione dell’evento, tra cui la Protezione Civile e le Forze dell’Ordine. A tutti è andato il ringraziamento personale di Leone XIV, che ha voluto salutare uno a uno i volontari e i responsabili, sottolineando che il loro lavoro ha reso possibile “una delle celebrazioni più importanti del mondo cattolico degli ultimi anni”.
In un passaggio simbolico, il Papa ha evocato ancora una volta l’immagine del campo fiorito, che anche nei mesi più freddi prepara la propria rinascita. Così, ha detto, anche i giovani sono chiamati a rinnovarsi continuamente, custodendo l’energia interiore che li guida verso la bellezza dell’eterno. “Tornate ai vostri Paesi come testimoni della fede”, ha concluso, “e contagiate il mondo con il vostro entusiasmo”.
