La Perdonanza Celestiniana celebra 731 anni di storia e pace
Il cuore pulsante dell’Abruzzo si prepara a battere al ritmo della storia e della fede: la città dell’Aquila, con un’attesa vibrante che sembra quasi un respiro collettivo, si appresta a vivere la 731ª edizione della Perdonanza Celestiniana. Questo evento, riconosciuto a livello globale come il primo Giubileo della storia, si aprirà solennemente con l’arrivo di una figura di altissimo rilievo ecclesiastico. Sarà il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, a compiere il gesto carico di secoli di tradizione: busserà per tre volte con un bastone d’ulivo, proveniente dal Getsemani, contro la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, un atto che aprirà le porte a un’indulgenza che non conosce eguali nella storia cristiana.
L’origine di questa straordinaria tradizione affonda le radici nella visione di Papa Celestino V. Un uomo di profonda umiltà, che un mese dopo la sua incoronazione, avvenuta proprio a L’Aquila il 29 agosto 1294, rivoluzionò la concezione del perdono. Con la Bolla Inter Sanctorum solemnia, egli offrì l’indulgenza plenaria a chiunque, con spirito sincero di pentimento e dopo essersi confessato, avesse varcato la soglia di Collemaggio tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto. Un gesto di misericordia universale, che non distingueva tra ricchi e poveri, potenti e umili, e che ancora oggi risuona come un potente messaggio di speranza.
La preziosa pergamena della Bolla, il cui originale è stato per secoli custodito nella Torre civica, è un simbolo tangibile di questo legame indissolubile tra la città e la sua eredità spirituale. Ogni anno, con una cerimonia suggestiva e solenne, il prezioso documento viene trasportato in un corteo storico che unisce l’intera comunità, in un cammino di memoria e fede che si snoda tra il Palazzo municipale e la Basilica di Collemaggio. L’intera città si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, animato da eventi che spaziano dalla spiritualità all’arte, dalla cultura alla riflessione, in una settimana di celebrazioni che iniziano già il 23 agosto. L’accensione del tripode, con il fuoco sacro prelevato dall’eremo del Morrone, segna l’inizio di questo cammino che culminerà il 29 agosto con la chiusura della Porta Santa.
Il messaggio di Celestino V, tramandato per oltre sette secoli, ha trasformato L’Aquila in una “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”, come ebbe a definirla papa Francesco nella sua visita storica del 28 agosto 2022. Una visita che ha segnato un momento di profonda comunione, rendendo Papa Francesco il primo Pontefice dopo Celestino V a varcare la Porta Santa. Questo lascito spirituale è il filo conduttore di una serie di incontri e convegni che si terranno durante la settimana. Si rifletterà sul significato profondo del perdono, coniugandolo con il tema della speranza, tanto caro al Giubileo del 2025. Un esempio è il convegno storico e pastorale “Il cammino della vita cristiana in un intreccio di Speranza e Pazienza – Celestino V e la cultura del Perdono”, che si terrà nella Sala ipogea del Consiglio Regionale d’Abruzzo, promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose.
Nel pomeriggio, all’Auditorium del Parco, si svolgerà il 3° Summit nazionale “Il Perdono nutre il mondo”, incentrato sul tema “La Speranza dà coraggio e apre al futuro”. Numerose le presenze di alto profilo, tra cui sociologi, avvocati, esponenti della Chiesa e della politica, ma anche psicoterapeuti e produttori discografici, un mosaico di voci che testimonia l’universalità del messaggio celestiniano. I saluti istituzionali del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, del Prefetto Giancarlo Di Vincenzo, dell’Assessore alla Cultura Roberto Santangelo e del Rettore dell’Università dell’Aquila Edoardo Alesse, apriranno una discussione moderata da Francesca Pompa, che vedrà la partecipazione di figure di spicco come Michelangelo Tagliaferri, Fra’ Giulio Cesareo, Luciano Gualzetti, Maria Stella Gelmini, e molti altri.
Anche la 19ª edizione della Cordata per l’Africa, organizzata dall’associazione Amici di San Basilio, offrirà momenti di riflessione nel suggestivo scenario del Monastero celestiniano. Il ricordo corre indietro nel tempo, a quel 5 luglio 1294, quando, dopo un conclave durato 27 mesi, il vegliardo monaco Pietro del Morrone venne eletto Papa a Perugia. La sua ascesa al soglio pontificio fu interpretata da molti come l’avverarsi di una profezia, un segno che la Chiesa avrebbe finalmente ritrovato la sua purezza spirituale, liberandosi dai vincoli del potere terreno. Pietro, che aveva fondato l’Ordine dei Celestini, era un uomo venerato per la sua santità, e la sua elezione fu un momento di grande gioia e speranza.
Il suo arrivo all’Aquila il 27 luglio 1294 fu un evento epocale. Su un umile asino, come Cristo a Gerusalemme, il nuovo Papa entrò in città, scortato da un corteo regale e da una folla festante. La sua decisione di non recarsi a Perugia per l’incoronazione, ma di scegliere L’Aquila, la città che amava e dove aveva fatto erigere la magnifica Basilica di Collemaggio, fu un gesto di profondo affetto e umiltà. L’Aquila, la “città nuova” sorta nel 1254, lo accolse con un tripudio di gioia. Nonostante le difficoltà e le dispute interne che ne avevano segnato i primi quarant’anni di vita, la città era cresciuta in fretta e con armonia. I 99 castelli confederati, che avevano contribuito alla sua fondazione, avevano edificato ciascuno il proprio quartiere, con chiese, piazze e fontane, mantenendo un legame vitale con i luoghi d’origine.
In quei giorni che precedettero l’incoronazione, Celestino V dimostrò subito la sua grandezza d’animo, portando pace tra le fazioni in lotta e ottenendo privilegi e clemenza per gli Aquilani da Re Carlo. La cerimonia del 29 agosto fu un evento memorabile. Cronache dell’epoca parlano di duecentomila pellegrini giunti da ogni dove per assistere al rito sulla spianata antistante la Basilica. Tra loro, si dice, anche Dante Alighieri. Il nuovo Papa, con i suoi primi atti, aprì orizzonti inesplorati per la Chiesa, richiamando tutti al dovere del perdono e della riconciliazione. E un mese dopo, il 29 settembre, emanò la Bolla, concedendo l’indulgenza plenaria a tutti, gratuitamente e senza distinzioni. Un atto di una modernità sbalorditiva, che ha segnato indelebilmente la storia della Chiesa e dell’umanità.
La sua rinuncia al papato, avvenuta il 13 dicembre 1294 a Napoli, fu un altro gesto profetico di umiltà, ripetuto solo da Benedetto XVI nel 2013. Nonostante i tentativi del suo successore, Bonifacio VIII, di annullare la Bolla e di cancellare la Perdonanza, la città dell’Aquila ha custodito gelosamente il documento, e il suo spirito non è mai stato spento. La Perdonanza di Bonifacio, istituita a San Pietro, non riuscì mai a oscurare il significato profondo e universale del Giubileo aquilano.
Pietro Celestino, che morì il 19 maggio 1296 nella fortezza di Fumone, fu santificato nel 1313. Il suo corpo riposa a Collemaggio, in uno splendido mausoleo, a testimonianza di una vita dedicata alla fede e al perdono. Ogni anno, da secoli, migliaia di pellegrini giungono a L’Aquila per ricevere l’indulgenza, in un rito che unisce passato, presente e futuro.
La Perdonanza, indetta e organizzata dall’autorità civile, è un patrimonio immateriale dell’umanità, riconosciuto dall’UNESCO nel 2019. E in questa 731ª edizione, il suo messaggio si fa ancora più pressante e attuale. Da Collemaggio si leverà un appello per la fine delle guerre che insanguinano il mondo. Si richiameranno i potenti a operare per la pace, affinché le armi tacciano e la riconciliazione possa trionfare sulla violenza. Un messaggio che, 731 anni dopo, rimane un faro di speranza in un mondo tormentato. San Pietro Celestino, con il suo lascito spirituale, è un profeta di pace anche per il nostro tempo. La sua Perdonanza è un’esortazione a superare il male, a perdonare e a ricostruire, un gesto di umanità che continua a illuminare il cammino di tutti.
