Moldova, referendum sull’adesione all’Ue approvato di misura

Maia Sandu al ballottaggio per la presidenza il 3 novembre

Moldova, referendum sull’adesione all’Ue approvato di misura 

Il referendum per l’adesione della Moldova all’Unione Europea ha ottenuto l’approvazione con un margine molto ristretto. L’esito è stato incerto fino alla fine, con i voti contrari in vantaggio per gran parte dello scrutinio. Tuttavia, un notevole incremento di voti a favore provenienti dai cittadini moldavi all’estero ha permesso di raggiungere il successo per il “sì”. Contestualmente, gli elettori si sono espressi anche per le elezioni presidenziali, in cui la presidente in carica, Maia Sandu, ha ottenuto il 42,45% dei consensi, preparando così il terreno per un difficile ballottaggio il 3 novembre contro Alexandr Stoianoglo, candidato del Partidul Socialiștilor din Republica Moldova, schierato con posizioni filorusse.

Da quando nel 2021 è stato instaurato un governo filo-occidentale, le relazioni tra la Moldova e l’Unione Europea sono state fortemente accelerate, specialmente dopo che la Moldova ha presentato la domanda di adesione in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Nel corso dell’estate del 2022, la Moldova ha ricevuto lo status di paese candidato all’adesione, un passo significativo verso una maggiore integrazione con l’Europa.

Tuttavia, il referendum è stato caratterizzato da tensioni e accuse di interferenze esterne. Sandu ha espresso preoccupazione per le pressioni straniere, denunciando “gruppi criminali” che avrebbero tentato di sabotare il voto. Le forze dell’ordine moldave hanno recentemente scoperto un vasto piano di acquisto di voti guidato dall’oligarca in esilio Ilan Shor, condannato a 15 anni di carcere per frode e riciclaggio di denaro. Shor, secondo le autorità, avrebbe versato circa 15 milioni di euro a 130.000 persone per influenzare l’esito del referendum.

In un ulteriore sviluppo, le autorità moldave hanno disvelato un complotto mirante a creare disordini civili, addestrando oltre cento giovani in Russia, Serbia e Bosnia. Il Cremlino ha prontamente respinto le accuse, chiedendo prove concrete e denunciando presunti problemi nel conteggio dei voti. La Russia ha sollevato dubbi sul processo, sottolineando che i voti contrari erano stati in vantaggio per gran parte della consultazione.

La Commissione Europea, attraverso il portavoce Peter Stano, ha condannato le interferenze russe, evidenziando che le votazioni sono state oggetto di intimidazioni senza precedenti. “Abbiamo seguito da vicino il referendum e le elezioni presidenziali in Moldova”, ha dichiarato Stano, sottolineando che tali pressioni mirano a destabilizzare il processo democratico nel Paese.

Dai risultati ufficiali forniti dalla Commissione elettorale moldava e dall’Associazione per la democrazia partecipativa Adept, è emerso che il “sì” all’inserimento nella Costituzione dell’adesione all’Unione Europea ha vinto con il 50,46% dei voti, superando di poco la soglia necessaria. I “no” si sono fermati al 49,54%, equivalenti a circa 737.000 voti contro i 751.000 favorevoli. L’affluenza al voto ha superato il 50%, ben oltre il 33% richiesto per validare il referendum.

Questi sviluppi rappresentano una tappa cruciale per il futuro della Moldova, in un contesto geopolitico sempre più complesso, mentre il paese si prepara a elezioni parlamentari nel 2025 e affronta sfide significative legate alla propria sovranità e identità nazionale.

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