Accordo storico per Gaza, Italia pronta alla ricostruzione
Sharm el-Sheikh segna il giorno in cui Donald Trump imprime un segno nella storia del Medio Oriente. Nel grande centro conferenze internazionale, affollato da oltre venti leader mondiali, il presidente americano ha apposto la sua firma sul documento che sancisce la fine del conflitto tra Israele e Hamas, aprendo quella che lui stesso ha definito la fase due per Gaza. Mentre posa la penna, la sala esplode in un applauso, suggellando quello che viene già letto come il momento più alto della sua presidenza. Tra gli applausi, la premier Giorgia Meloni ringrazia, accoglie il gesto come un passo verso la pace e conferma che l’Italia valuterà il riconoscimento dello Stato palestinese, purché siano rispettati gli accordi sottoscritti.
L’evento, seguito dall’ANSA attraverso l’inviato Antonio Atte, è stato ospitato in Egitto, in una delle mete turistiche più note del Mar Rosso. Il palco, dominato dalla scritta Peace 2025, ha offerto l’immagine simbolica di un processo di distensione che molti avevano definito impossibile. “Ci sono voluti tremila anni per arrivare fin qui”, ha dichiarato Trump, visibilmente emozionato. “Questa è una giornata incredibile per il mondo e per il Medio Oriente”, ha aggiunto. L’accordo, ha spiegato, non è solo un documento politico, ma “un insieme di regole e procedure” in grado di garantire stabilità. “È il giorno che tutti aspettavano”, ha ribadito, “quello che molti ritenevano irrealizzabile”.
Il vertice, cominciato con qualche ora di ritardo per via della tappa israeliana di Trump, è stato anche il palcoscenico della diplomazia araba. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, insieme allo sceicco del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha firmato il trattato accanto al leader americano. La mediazione egiziana è stata decisiva per il cessate il fuoco e per il rilascio degli ostaggi palestinesi. “È un successo di tutti coloro che hanno creduto nella diplomazia”, ha affermato al-Sisi, mentre le telecamere immortalavano la stretta di mano collettiva.
Nel suo intervento, Meloni ha ricordato che la sfida più impegnativa inizia ora: la ricostruzione e la gestione della sicurezza. “Dopo il cessate il fuoco, si apre la fase 2 di Gaza e l’Italia sarà parte attiva di questo processo”, ha detto la premier, riconoscendo a Trump un “successo diplomatico di portata storica”. Roma, ha assicurato, lavorerà su tre fronti: aiuti umanitari, assistenza sanitaria e ricostruzione. Sul piano umanitario, il programma “Food for Gaza” continuerà a garantire la fornitura di viveri e beni essenziali, mentre sul fronte sanitario proseguiranno le evacuazioni dei bambini malati verso gli ospedali italiani. Inoltre, il governo è pronto a portare strutture mediche mobili direttamente nella Striscia.
Per quanto riguarda la sicurezza, Meloni ha ricordato l’impegno dei carabinieri italiani nella formazione della polizia palestinese a Gerico e la partecipazione dell’Italia alla missione europea a Rafah. Ha poi annunciato la disponibilità a rafforzare la presenza militare, anche con una forza di stabilizzazione ONU, qualora il Parlamento ne approvasse il mandato. “Non sarebbe una missione di interposizione, ma di monitoraggio del cessate il fuoco”, ha precisato, auspicando un voto parlamentare unanime.
Il governo elaborerà inoltre un documento programmatico da condividere con i partner internazionali: “Un paper – ha spiegato Meloni – che sintetizzi tutto ciò che l’Italia può offrire e in quali tempi”. La premier ha insistito sull’urgenza di “procedere con rapidità” e “dare il segnale della concretezza”, richiamando la necessità di un impegno comune nel rispetto del diritto internazionale.
Negli incontri bilaterali tenuti a margine del vertice, Meloni ha ribadito ad al-Sisi il pieno sostegno italiano a un percorso politico fondato sulla soluzione dei due Stati, ribadendo anche la centralità del Piano Mattei per l’energia e la cooperazione economica. “Occorre creare le condizioni per la nascita di uno Stato palestinese indipendente”, ha sottolineato il presidente egiziano, sostenendo che la pace passa dalla ricostruzione della Striscia e dal rafforzamento delle istituzioni locali.
A Sharm el-Sheikh erano presenti anche i principali leader occidentali: il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente turco Erdogan, l’emiro del Qatar Al Thani, il primo ministro canadese Michael Carney, il re di Giordania Abdullah II e il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saud. Nel vertice ristretto, riferiscono fonti italiane citate dall’ANSA, si è discusso delle misure immediate per la stabilizzazione e della necessità di ampliare l’accesso umanitario per rispondere ai bisogni della popolazione civile di Gaza, ancora in condizioni drammatiche.
Nella foto ufficiale di gruppo, Meloni è l’unica donna tra i leader presenti. A mancare, invece, è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, assente per la festività ebraica di Simchat Torah. Trump aveva insistito perché fosse presente, ma l’assenza non ha compromesso il tono celebrativo della giornata. A rappresentare l’Autorità Nazionale Palestinese c’era il presidente Mahmoud Abbas, che ha scambiato un lungo saluto con Trump al momento della firma. La loro stretta di mano, tra gli applausi e i flash, è diventata l’immagine simbolo della pace ritrovata.
Il presidente americano, nel ringraziare le nazioni arabe e musulmane per il loro contributo, ha parlato di “svolta storica”. “Per decenni si è temuto che la terza guerra mondiale potesse scoppiare in Medio Oriente – ha detto – ma questo non accadrà. Non ci sarà una nuova guerra, non ora e, si spera, mai più”. Parole accolte con favore dai leader presenti, anche se molti analisti invitano alla cautela, consapevoli che il cammino verso una stabilità duratura sarà lungo.
Con l’entrata in vigore dell’accordo, Gaza apre la pagina più delicata della sua storia recente. La fase 2 prevede la graduale riapertura dei valichi, la ripresa dei commerci e l’avvio di programmi di ricostruzione sostenibile coordinati da una commissione internazionale. L’Italia, ha ricordato Meloni, sarà tra i principali sostenitori di questo piano, “mettendo a disposizione competenze, tecnologie e risorse del nostro settore privato”.
Dopo anni di conflitti, l’intesa di Sharm el-Sheikh segna dunque un punto di svolta. Per Trump, è la consacrazione della sua strategia diplomatica basata su una rete di alleanze personali e negoziazioni dirette. Per l’Italia, rappresenta l’occasione di riaffermare un ruolo da protagonista nella regione mediterranea, nel segno della cooperazione e della pace. Come ha sottolineato Meloni nel suo intervento finale, “la pace non è un punto d’arrivo, ma un percorso che richiede coraggio, visione e costanza”.
Quando le luci della sala si abbassano e i leader lasciano Sharm el-Sheikh, resta l’eco di un giorno che potrebbe cambiare il destino del Medio Oriente. Gli osservatori concordano: la sfida sarà tradurre l’accordo in fatti concreti, consolidare la fiducia tra le parti e costruire le basi di una convivenza stabile. La strada è lunga, ma oggi, dopo tremila anni di conflitti e negoziati falliti, un primo passo è stato compiuto.
