Netanyahu accusa l’Onu mentre i raid in Libano provocano 700 morti

Proseguono gli attacchi israeliani, il premier insiste sulla vittoria

Netanyahu accusa l’Onu mentre i raid in Libano provocano 700 morti

Netanyahu accusa – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha criticato duramente l’Onu durante un intervento all’Assemblea generale, definendola una “palude antisemita” e un “collettivo anti-israeliano”. Le sue affermazioni giungono mentre le operazioni militari israeliane in Libano continuano a intensificarsi, causando un bilancio di oltre 700 morti dall’inizio dei raid. Questo scenario mette ulteriormente a repentaglio le possibilità di un cessate il fuoco sostenuto a livello internazionale.

Nel suo discorso, Netanyahu ha affermato che Israele è attualmente “vincente” nella guerra e ha esortato i leader mondiali a schierarsi a favore dello Stato ebraico. Utilizzando due mappe contrapposte etichettate come “La benedizione” e “La maledizione”, ha indicato Teheran come una minaccia significativa, dichiarando che “non esiste un luogo in Iran che non possa essere colpito dal braccio di Israele”. Ha rimarcato la determinazione di Tel Aviv a “degradare Hezbollah”, ribadendo il diritto di Israele di proteggere i propri cittadini e di affrontare la minaccia lungo il confine libanese.

“Dopo quasi un anno di tolleranza nei confronti di questa situazione inaccettabile, oggi sono qui per dire che è giunto il momento di agire,” ha proseguito Netanyahu, trasmettendo un messaggio chiaro e diretto. Tuttavia, il suo intervento ha provocato reazioni negative, con diversi rappresentanti di Stati membri dell’Onu che hanno lasciato l’Assemblea in segno di protesta.

Le operazioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) in Libano hanno continuato a mietere vittime. Il ministero della Salute libanese ha riportato che negli ultimi giorni sono stati registrati nove membri di una stessa famiglia uccisi nella regione meridionale di Shebaa. Le forze israeliane hanno effettuato una nuova serie di attacchi mirati contro posizioni di Hezbollah, mentre due brigate di riservisti sono state dispiegate al confine settentrionale di Israele.

Parallelamente, un rapporto dell’UNICEF ha evidenziato un tragico incremento del numero di bambini uccisi, superiore rispetto a quello del conflitto del 2006. Attualmente, il numero medio di bambini che perdono la vita ogni giorno è più che raddoppiato rispetto a quel conflitto. L’agenzia ha lanciato un appello urgente per una “de-escalation immediata”, sottolineando che un conflitto su larga scala avrebbe conseguenze devastanti sugli 1,3 milioni di bambini presenti nel Paese.

Secondo le stime, nel conflitto del 2006 furono uccisi circa 400 bambini in 33 giorni, corrispondenti a circa 12 vittime al giorno. Tuttavia, nei soli due giorni di lunedì e martedì di questa settimana, sono già stati registrati 50 bambini morti. Il Ministero della Salute libanese ha inoltre avvertito che ci sono probabilmente bambini sepolti sotto le macerie degli edifici distrutti.

In risposta alla crescente crisi umanitaria, circa 300.000 persone sono state sfollate, con circa 16.000 libanesi che hanno cercato rifugio in Siria. Inoltre, 30.000 persone sono rimaste senza accesso a acqua potabile.

Nel frattempo, un attacco aereo israeliano ha causato la morte di cinque soldati siriani vicino al confine con il Libano. Le forze israeliane hanno effettuato ripetuti attacchi contro obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale, colpendo lanciatori di razzi responsabili di attacchi contro il territorio israeliano.

Hezbollah ha rivendicato l’utilizzo di missili contro località israeliane, come Kiryat Ata e Tiberiade, a sostegno della causa palestinese e in difesa del Libano. I media israeliani hanno riportato di un ferito lieve in Tiberiade a seguito di schegge di un razzo intercettato, mentre il sindaco della città ha invitato i cittadini a limitare le uscite.

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