Trump allontana gli europei, cambia il rapporto con gli Usa

Sondaggio Ecfr evidenzia la crescente distanza tra Europa e America

Un’indagine condotta dall’European Council on Foreign Relations (Ecfr) su dodici paesi europei fotografa un cambiamento profondo nell’opinione pubblica europea riguardo agli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. Il sondaggio, realizzato prima degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, mette in luce un calo significativo della popolarità del leader americano e una revisione radicale del tradizionale legame transatlantico.

L’analisi coinvolge nazioni quali Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Ungheria, mettendo a confronto percezioni e atteggiamenti rispetto a tematiche chiave come la sicurezza, la difesa e la cooperazione politica con Washington. Il risultato principale è chiaro: la maggioranza degli europei percepisce una distanza crescente dall’alleato americano, con un mutamento culturale e politico che si è accentuato nell’ultimo quinquennio dall’insediamento di Trump.

Questo mutamento riflette il declino dell’ideale condiviso di un’America punto di riferimento stabile e affine ai valori europei, sostituito da una visione più critica e cauta verso l’impegno americano nei dossier globali, dalla guerra in Ucraina alla gestione delle tensioni in Medio Oriente. L’iniziativa «Make America Great Again», più che un semplice slogan, sembra aver determinato una frattura crescente tra i due continenti, innescando un riassetto delle alleanze e delle priorità politiche.

Un cambiamento visibile anche nel panorama politico europeo, dove i tradizionali schieramenti si ribaltano: i partiti di destra, storicamente meno favorevoli a un’autonomia europea, ora sostengono con più vigore l’alleanza transatlantica, mentre i partiti popolari e socialisti si orientano verso una maggiore sovranità europea, con una strategia di difesa comune più incisiva. Paesi con storiche radici atlantiste come Danimarca, Germania e Regno Unito mostrano una crescente propensione all’autonomia nelle questioni di sicurezza.

Il sondaggio è stato diffuso in vista del vertice Nato del 2025 all’Aia e sottolinea come il ritorno di Trump alla guida degli Stati Uniti influisca sull’atteggiamento europeo verso la difesa. La media del campione indica un 50% favorevole all’aumento della spesa militare, contro un 24% contrario. Tuttavia, l’Italia emerge come un’eccezione: qui il 57% degli intervistati si oppone a un incremento degli investimenti militari e solo il 17% vi è favorevole.

Il consenso per un rafforzamento delle forze armate è particolarmente elevato in Polonia e Danimarca (70%), nel Regno Unito (57%), in Estonia (56%) e in Portogallo (54%). Parallelamente, la maggioranza europea si dichiara favorevole a reintrodurre il servizio militare obbligatorio, con percentuali più alte in Francia (62%), Germania (53%) e Polonia (51%). Tale supporto, però, si riduce drasticamente tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, con solo il 27% che approva la misura e un netto 57% contrario.

Un altro dato significativo riguarda la difesa nucleare: il 54% degli intervistati si mostra favorevole allo sviluppo di un deterrente atomico europeo indipendente dagli Stati Uniti. Inoltre, il 59% supporta il mantenimento dell’assistenza militare all’Ucraina, anche qualora Washington decidesse di ridurre il proprio impegno.

Nonostante questo crescente sostegno verso il riarmo e la maggiore autonomia, prevale lo scetticismo circa la reale capacità dell’Unione Europea di affrancarsi dagli Stati Uniti in campo difensivo entro i prossimi cinque anni. Solo in Danimarca e Portogallo circa la metà della popolazione considera questa prospettiva fattibile, mentre in Italia e Ungheria la maggioranza ritiene il traguardo molto difficile o quasi impossibile.

Il sondaggio dell’Ecfr conferma dunque un’Europa in trasformazione, meno incline a dipendere dagli Stati Uniti e pronta a intraprendere un percorso di autodeterminazione, soprattutto nelle questioni di sicurezza e difesa. Questo nuovo equilibrio appare fortemente influenzato dall’azione e dall’immagine di Donald Trump, che ha ridefinito le aspettative e i rapporti tra i due continenti.

In sintesi, il quadro che emerge è quello di un Vecchio Continente che percepisce un allontanamento dall’America e si avvia a gestire autonomamente le proprie sfide strategiche, con una parte crescente della popolazione europea che vede nell’indipendenza difensiva una necessità sempre più urgente.

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