Ambasciata denuncia pericolose equivalenze morali nella guerra a Gaza
L’ambasciata israeliana presso la Santa Sede ha espresso dure critiche all’intervista del cardinale Parolin, sottolineando che il discorso rischia di minare gli sforzi per la pace e ignorare il rifiuto di Hamas di cessare gli ostaggi e la violenza. Israele contesta l’uso del termine “massacro” per entrambi gli eventi del 7 ottobre e la reazione israeliana, affermando che non vi è equivalenza morale tra uno Stato democratico e un’organizzazione terroristica.
Il Papa Leone XIV ha invece sottolineato che il cardinale ha rappresentato bene la posizione vaticana, auspicando il superamento dell’odio e la ricerca di soluzioni di pace in un contesto segnato da due anni di drammatica violenza con migliaia di vittime da entrambe le parti.
Parolin, nel suo intervento, ha richiamato l’attenzione sulla gravità della situazione a Gaza, denunciando la perdita di vite soprattutto tra i civili e la necessità di rispettare la proporzionalità nella legittima difesa. Ha ribadito il sostegno della Santa Sede alla soluzione a due Stati come via per garantire pace e sicurezza, mentre ha espresso preoccupazione per le scelte politiche israeliane che ostacolano la nascita di uno Stato palestinese indipendente.
Il porporato ha inoltre ricordato l’impegno del Vaticano per il dialogo e la diplomazia, sollecitando la comunità internazionale a fare di più per fermare la carneficina. Ha chiesto il rilascio degli ostaggi e ha espresso vicinanza alle loro famiglie, sottolineando gli appelli continui del Papa in questo senso.
Infine, Parolin ha messo in guardia contro l’aumento dell’antisemitismo, definito un “cancro” da combattere, richiamando alla responsabilità di educatori e cittadini nel rifiutare ogni forma di odio e discriminazione. Ha ribadito come sia fondamentale non dimenticare la Shoah e combattere qualsiasi forma di violenza che metta a rischio la dignità di ogni persona.
