Israele approva il cessate il fuoco con Hamas, ma
Israele approva il cessate – Il governo di Israele ha dato il via libera all’accordo di cessate il fuoco con Hamas, raggiunto a Doha, che prevede la sospensione dei combattimenti e il rilascio degli ostaggi. La decisione è arrivata dopo sette ore di discussioni e il voto finale, avvenuto all’una di notte tra venerdì e sabato, ha visto 24 ministri favorevoli e otto contrari. La tregua entrerà in vigore domenica 19 gennaio alle 12:15 ora locale (11:15 in Italia), mentre il rilascio dei primi ostaggi inizierà alle 16:00.
L’accordo prevede la liberazione di 33 ostaggi da parte di Hamas nella prima fase, che durerà 42 giorni. Le famiglie sono già state informate, ma non è stato chiarito quanti siano ancora in vita. Hamas dovrà fornire un rapporto completo sulla loro condizione entro sette giorni dall’inizio della tregua. Il rilascio avverrà in più fasi, con le identità dei prigionieri comunicate 24 ore prima di ogni scambio. Sabato verranno annunciati i nomi dei primi tre ostaggi liberati.
Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha sottolineato di aver ricevuto il sostegno degli Stati Uniti, sia dal presidente Joe Biden che dal suo predecessore Donald Trump. Se i negoziati sulla fase successiva fallissero, l’esercito israeliano riprenderà le operazioni militari a Gaza con il sostegno di Washington. Questa dichiarazione è rivolta soprattutto alla destra radicale israeliana, contraria all’accordo.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha cercato di bilanciare le tensioni interne revocando gli ordini di detenzione amministrativa per i coloni israeliani. La decisione, contestata dallo Shin Bet, è stata motivata dalla necessità di sostenere gli insediamenti ebraici, mentre è prevista la liberazione di detenuti palestinesi. La misura ha incontrato il favore dei partiti religiosi e della destra, ma non è bastata a convincere il ministro Itamar Ben Gvir, che ha votato contro e ha ammonito che i prigionieri rilasciati potrebbero tornare a compiere attacchi. Tuttavia, ha assicurato che il suo partito continuerà a sostenere il governo Netanyahu.
Secondo documenti trapelati ai media israeliani, la prima fase dello scambio prevede la liberazione di oltre 1.700 detenuti palestinesi, tra cui 700 accusati di terrorismo, di cui 250-300 condannati all’ergastolo. Saranno rilasciati anche 1.000 prigionieri di Gaza, arrestati dopo l’8 ottobre, e 47 detenuti che erano stati liberati nel 2011 nello scambio per il soldato Gilad Shalit e poi nuovamente arrestati. Tra i 95 prigionieri che saranno rilasciati nella prima fase, figurano prevalentemente donne e un minorenne condannato per omicidio, oltre alla deputata palestinese Khalida Jarrar.
Con la tregua, inizieranno i negoziati sulla seconda fase dell’accordo, che prevede il rilascio dei restanti ostaggi in cambio della fine del conflitto e di un piano per la ricostruzione di Gaza. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, ha dichiarato che l’Anp è pronta ad assumere il controllo della Striscia, con squadre di sicurezza già operative. Netanyahu, però, continua a rifiutare questa ipotesi, nonostante le pressioni di Washington, e insiste affinché l’esercito israeliano mantenga il controllo del corridoio di Filadelfia, tra Egitto e Gaza, almeno fino al 50esimo giorno dell’accordo.
