Storico centro sociale chiuso a Milano: protesta nazionale
Lo sgombero dello storico centro sociale Leoncavallo, avvenuto giovedì 21 agosto, ha suscitato reazioni forti tra artisti e cittadini. Marco Messina, fondatore dei 99 Posse e docente all’Accademia delle belle arti di Palermo, definisce l’atto come un “fatto conservatore e fascista”, sottolineando il valore culturale di uno spazio che ha operato per decenni.
Messina ricorda la sua esperienza diretta con il Leoncavallo, dove prese parte all’occupazione nel 1994, e ai numerosi concerti che vi si sono tenuti. Tra le performance più memorabili, anche quelle del suo gruppo, che si esibì almeno una decina di volte, e altri artisti internazionali come i Public Enemy, Fuzztones e Fugazi. Il musicista annuncia inoltre la possibilità di partecipare al corteo nazionale previsto il 6 settembre a Milano, segnalando l’importanza di manifestazioni di protesta civile per la difesa della cultura e degli spazi condivisi.
Secondo Messina, il Leoncavallo ha rappresentato un punto di riferimento per la crescita di generazioni di cittadini e artisti, offrendo un luogo di incontro, confronto e nascita di nuove realtà culturali. “Decine di gruppi musicali hanno avuto la possibilità di farsi conoscere grazie a questo spazio, che ha operato per cinquant’anni”, afferma. L’artista invita a riflettere sul valore dei luoghi di aggregazione, sostenendo che gli sgomberi colpiscono non solo i beni fisici, ma anche le opportunità sociali e culturali.
Sul tema della legalità, Messina osserva che alcune norme possono essere ingiuste e ricorda l’esempio storico di Rosa Parks. Richiama anche la propria esperienza con l’Officina 99 di Napoli, simile al Leoncavallo, che nel 1991 fu trasformata in luogo di aggregazione prima di essere ufficialmente acquisita dal Comune.
Messina evidenzia un doppio standard rispetto ad altre realtà, citando Casa Pound a Roma: “Il Leoncavallo ha creato comunità e arte; altri luoghi diffondono odio e razzismo”, afferma. Sottolinea inoltre come la gestione degli spazi pubblici e culturali stia diventando sempre più orientata al profitto, a discapito di chi vive in difficoltà.
Secondo il musicista, la chiusura dei centri sociali non risolve i problemi sociali ma li aggrava, mentre sarebbe necessario sviluppare iniziative nelle periferie per garantire benessere e partecipazione culturale. “Con la repressione non si risolve nulla. Oggi spazzano via tutto solo per il decoro”, conclude.
(Gia/Adnkronos)
