Operazione coordinata dalla DDA, misure cautelari eseguite
All’alba, un’ampia operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’arresto di ventidue persone e al sequestro preventivo di beni per oltre ottocentomila euro. Il provvedimento, emesso dal GIP di Lecce, riguarda ventitré misure cautelari, una delle quali non eseguita perché il destinatario è deceduto, inserite in un’indagine che coinvolge complessivamente cinquantacinque indagati. Le attività di esecuzione hanno impegnato più di cento militari, affiancati da reparti specializzati e supporti aerei.
Le accuse formulate, a vario titolo, comprendono associazione mafiosa, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, rapina, lesioni aggravate, usura, estorsione, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivi, oltre alla procurata inosservanza di pena. Tutti i reati contestati sono aggravati dal metodo mafioso. Le indagini hanno inoltre documentato il coinvolgimento operativo di alcune donne, inserite in modo stabile nel sistema di spaccio gestito dalle articolazioni criminali individuate.
L’inchiesta trae origine dalla cattura del latitante Sergio Notaro, già condannato nel primo maxi-processo alla Sacra Corona Unita e ricercato per numerosi episodi commessi tra il 2008 e il 2013. L’uomo, rintracciato in una dependance nelle campagne di Melendugno, viveva nascosto da mesi. Da questo intervento è derivato il nome dell’operazione, “Escape”. Da quel momento gli investigatori hanno potuto ricostruire la rete di protezione che aveva favorito la fuga del capo clan, delineando l’assetto e le dinamiche interne di due frange operative riconducibili alla Sacra Corona Unita, attive nelle zone di Campi Salentina e Squinzano.
Parallelamente, è stata accertata la presenza di una terza struttura, con direzione verticistica, dedita allo spaccio di droga nei territori di Campi Salentina, Novoli e Trepuzzi, insieme a un’ulteriore associazione attiva nella zona di Casarano. I proventi delle attività illecite venivano consegnati ai referenti delle cellule e destinati sia al sostegno dei detenuti e delle loro famiglie, sia al mantenimento degli interessi economici dei gruppi criminali. Durante la latitanza di Notaro, la gestione operativa sarebbe stata affidata al figlio, responsabile della riscossione degli introiti e del coordinamento delle attività, incluse usura, estorsioni e rapine.
Gli investigatori hanno ricostruito un sistema di usura con tassi del dieci per cento mensile, applicato a imprenditori locali in difficoltà, accompagnato dall’uso sistematico di minacce e violenze per recuperare i crediti derivanti soprattutto dalle forniture di droga. Sono state identificate varie basi logistiche per il confezionamento degli stupefacenti, denominate “cd” o “stecche”. Tra queste, una sala giochi di Novoli, indicata come punto nevralgico dello spaccio, gestita da un uomo di quarantanove anni arrestato insieme alla compagna. Un’altra donna, quarantenne di Racale, già in carcere dopo un precedente arresto con sequestro di circa ottanta chilogrammi di droga, è stata colpita da una nuova misura.
Nel corso delle attività sono stati effettuati diversi sequestri, per un totale di circa settanta chilogrammi di cocaina, marijuana e hashish. Tra gli episodi più significativi figurano l’arresto di due cittadini albanesi trovati in possesso di trenta chilogrammi di hashish e marijuana e il sequestro, a Racale, di oltre tre chilogrammi di cocaina e ventotto di marijuana. Le indagini hanno messo in luce anche la disponibilità di armi da parte dei gruppi, impiegate per intimidire e mantenere il controllo sul territorio. Proprio nella sala giochi di Novoli si era verificato un episodio in cui erano stati esplosi colpi d’arma da fuoco contro un sodale, evento che aveva portato al rinvenimento di pistole, un mitra, un fucile a canne mozze, un ordigno esplosivo e munizioni.
È stato inoltre individuato uno dei presunti autori della rapina commessa nel settembre 2019 ai danni di un avvocato penalista di Trepuzzi. La ricostruzione ha permesso di chiarire le fasi dell’aggressione, avvenuta a opera di tre individui incappucciati che avevano atteso la vittima nei pressi dell’abitazione, costringendola a farli entrare e tenendo sotto minaccia la famiglia mentre venivano prelevati contanti, gioielli e orologi.
L’operazione rappresenta un significativo risultato nel contrasto alle articolazioni mafiose della zona, resa possibile dal coordinamento tra Autorità giudiziaria e Carabinieri impegnati quotidianamente sul territorio.
