Venezia, attivista di Extinction Rebellion trasferito in Questura

Manifestazione a Mestre, fermo e denunce per gli attivisti

Venezia, attivista di Extinction Rebellion trasferito in Questura

Venezia – Questa mattina, a Mestre, una manifestazione pacifica organizzata dal movimento Extinction Rebellion ha visto l’intervento della Digos, che ha trasferito in Questura uno degli attivisti. Gli agenti hanno anche trattenuto tutti i partecipanti per oltre un’ora, requisendo i loro documenti di identità. L’incidente si inserisce in una serie di provvedimenti che le Questure italiane stanno attuando contro chi manifesta contro il cambiamento climatico, sollevando dubbi sulla legittimità di tali azioni.

Durante l’intervento, uno degli attivisti è stato portato in Questura, mentre tutti i manifestanti sono stati trattenuti in stato di fermo. Le forze di polizia hanno proceduto con il sequestro dei documenti d’identità, un’azione che ha sollevato preoccupazioni riguardo l’uso sistematico di misure punitive per scoraggiare la protesta pacifica. La manifestazione, che si è svolta al mercato di Mestre, ha avuto come obiettivo la sensibilizzazione riguardo la crisi climatica. Tuttavia, l’intervento della polizia ha interrotto la protesta e ha generato tensione tra i presenti.

Il fermo e la denuncia, però, non sono un caso isolato. Secondo quanto denunciato dagli attivisti di Extinction Rebellion, le procedure adottate dalle autorità sembrano essere parte di una strategia più ampia per intimidire i manifestanti e limitare il diritto costituzionale di manifestare. Le pratiche denunciate riguardano l’applicazione di provvedimenti restrittivi come i “fogli di via”, che impediscono a chi protesta di accedere a determinate aree per periodi di tempo che possono arrivare fino a quattro anni.

In questo caso specifico, uno degli attivisti è stato trasferito in Questura in seguito alla violazione di un foglio di via, scadente tra dieci giorni, che gli era stato notificato dal Comune di Venezia, di cui fa parte anche Mestre. Secondo le accuse, il foglio di via sarebbe stato emesso in modo illegittimo, basandosi su una valutazione arbitraria di “pericolosità sociale”. Questo tipo di valutazione è stato applicato a chi manifesta in modo non violento, un trattamento che gli attivisti ritengono sproporzionato e inadeguato rispetto alle reali intenzioni pacifiche delle proteste.

Il gruppo legale di Extinction Rebellion, rappresentato da Annalisa, ha dichiarato che queste denunce sono una strategia per costruire una sorta di “storia di polizia” intorno a ciascun attivista. Sebbene le denunce vengano spesso archiviate, esse rimangono registrate nei database delle forze di polizia e possono essere utilizzate per giustificare misure restrittive, come l’emissione di nuovi fogli di via. L’obiettivo, secondo il gruppo legale, non è perseguire i manifestanti in tribunale, ma utilizzare questi provvedimenti per creare un archivio che identifichi i manifestanti come “socialmente pericolosi”.

Questa situazione solleva gravi preoccupazioni anche sul piano della separazione dei poteri, un principio fondamentale delle democrazie liberali. Secondo gli attivisti, infatti, il giudizio sulla condotta di un manifestante dovrebbe essere affidato alla magistratura, ma attualmente sembra essere delegato ai Questori, che sono direttamente dipendenti dal Ministero dell’Interno e dal Governo. L’indipendenza della giustizia viene messa in discussione, e la libertà individuale viene così compromessa.

Questi sviluppi si inseriscono in un contesto più ampio di tensioni tra le autorità e i movimenti per la giustizia climatica, con la crescente preoccupazione per la repressione delle libertà civili e per l’uso di misure coercitive nei confronti di chi esprime dissenso in modo pacifico. I manifestanti e le organizzazioni come Extinction Rebellion ritengono che il diritto di manifestare non dovrebbe essere messo in discussione, e che ogni provvedimento restrittivo debba essere giustificato da motivazioni chiare e legittime.

Nel frattempo, Extinction Rebellion ha annunciato che continuerà le sue azioni di protesta pacifica per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi legati alla crisi climatica, nonostante gli ostacoli legali e le difficoltà crescenti.

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