UE divisa sul prestito all’Ucraina: cresce la pressione su Mosca

Zelensky in pressing; Von der Leyen: “Deciso cosa fare, non come”

BRUXELLES, 24 ottobre 2025 – Segna una battuta d’arresto il confronto europeo sulla proposta di prestito a Kiev finanziato con i beni russi congelati, tanto che le conclusioni finali del vertice sono ben lontane dalle aspettative iniziali e dal testo della bozza. Il Consiglio Europeo, che si è chiuso con 26 paesi favorevoli e l’astensione dell’Ungheria, non menziona infatti esplicitamente la linea del prestito ma si limita a indicare, nelle conclusioni, generiche “opzioni di sostegno finanziario” che la Commissione dovrà presentare in tempi brevi.

A nulla sono valsi i forti appelli di Zelensky, arrivato di persona a Bruxelles per sensibilizzare i leader europei e per promuovere un sostegno operativo e concreto. L’argomento resta divisivo, complice il nodo legale e la prudenza del Belgio, stato membro che ospita Euroclear, ovvero il principale custode degli asset russi immobilizzati. Bruxelles manifesta infatti timori di dover rispondere direttamente – e in solitaria – a eventuali cause intentate da Mosca per cifre che oscillano attorno ai 185 miliardi di euro. Da qui la richiesta belga di una garanzia di mutualizzazione integrale dei rischi e l’auspicio che, oltre ai beni custoditi presso Euroclear, vengano coinvolti asset depositati in altri Paesi UE e non UE come Lussemburgo e Regno Unito.

Il passo indietro rispetto all’ipotesi del prestito è stato sancito dalla necessità di lavorare su “aspetti tecnici, legali e finanziari” e di rinviare ogni decisione al vertice di dicembre. Lo stesso cancelliere tedesco Friedrich Merz, tra i più attivi nel promuovere l’idea di far pagare la guerra ucraina alla Russia, ha confermato la legittimità delle preoccupazioni belghe, definendo costruttivo il contributo di Bruxelles nonostante i toni fermi.

Nel frattempo, la questione assume un rilievo strategico anche alla luce delle nuove sanzioni adottate contro Mosca: da un lato, il 19esimo pacchetto UE, che colpisce settori energetici e finanziari della Federazione; dall’altro, le misure statunitensi contro le principali compagnie petrolifere russe. Zelensky, pur ringraziando per queste iniziative, insiste nel suo pressing sui leader europei, puntualizzando che “servirà altra pressione” per avvicinare Putin a una trattativa.

Nelle conclusioni del summit, i beni russi restano immobilizzati fino a quando Mosca non cesserà le ostilità e non risarcirà Kiev. Spetterà ora alla Commissione e al Consiglio lavorare per proporre nuove opzioni e soluzioni finanziarie, in vista della prossima riunione europea, dove si cercherà un accordo politico condiviso.

Nel corso del vertice, la posizione di Christine Lagarde, presidente della BCE, è stata molto chiara: il progetto del prestito pone rischi notevoli per la stabilità finanziaria e per il ruolo internazionale dell’euro; qualsiasi iniziativa deve rispettare il diritto internazionale e promuovere la solidarietà tra gli Stati membri.

Mentre la diplomazia si muove fra prudenza e tentativi di sintesi, la pressione ucraina resta forte. Il presidente Zelensky, che nella giornata di ieri ha incontrato anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha ribadito che parte rilevante delle risorse ricavate dagli asset russi verrebbe utilizzata per rafforzare la produzione di droni e missili ucraini e per acquistare armi europee, contribuendo al riarmo dell’Unione e alla condivisione di tecnologie.

Durante il summit, Meloni ha garantito il pieno supporto italiano per proteggere le infrastrutture energetiche ucraine dagli attacchi russi, e ha sottolineato l’impegno a collaborare nell’ambito dello strumento europeo Safe e nell’utilizzo dei beni congelati.

La questione di un arsenale europeo comune si fa sempre più sentire, e Zelensky richiama l’UE all’importanza di mostrare a Mosca che la comunità internazionale è pronta a rispondere con fermezza e unità. Il progetto resta in sospeso ma si afferma come obiettivo strategico, ancora tutto da costruire.

Nel frattempo, la guerra in Ucraina continua a segnare il calendario diplomatico e le agende dei governi europei, tra colpi di scena, pressioni incrociate e un futuro ancora incerto, che attende decisioni decisive al prossimo vertice. La strada della pace, come ha sottolineato più volte la presidenza della Commissione, è fatta di tanti passi e scelte condivise, spesso difficili ma indispensabili per il futuro dell’Europa e dell’Ucraina.

di Tommaso Gallavotti e Otto Lanzavecchia, (Tog/Adnkronos)

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