Trump blocca il vertice con Putin, tensione nei rapporti tra Usa e Russia
MOSCA – Le nuove sanzioni americane sul petrolio russo colpiscono al cuore l’economia del Cremlino e segnano un nuovo punto di tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Mentre Vladimir Putin minimizza l’impatto dei provvedimenti varati da Washington – “Non avranno ripercussioni sull’economia russa. Lo vedremo tra sei mesi” – la diplomazia internazionale osserva con attenzione gli sviluppi, consapevole che la partita è tutt’altro che conclusa.
Il presidente americano Donald Trump, nel frattempo, ha sorpreso Mosca con il rinvio a data da destinarsi del vertice di Budapest. L’incontro, concordato telefonicamente con Putin lo scorso 16 ottobre, doveva rappresentare un tentativo di riavvicinamento diplomatico. Una mossa che, nelle parole degli analisti e degli osservatori a Mosca, assume il valore di uno ‘strappo’ inaspettato, complicando ulteriormente i già fragili equilibri tra le due potenze.
La Casa Bianca, per bocca della portavoce Karoline Leavitt, non esclude tuttavia completamente il ritorno a un tavolo di confronto. “Il presidente e l’amministrazione sperano che un giorno ciò possa accadere di nuovo”. Ma le condizioni sul campo restano difficili: la porta non è chiusa, ma la strada si fa in salita.
Le sanzioni coinvolgono colossi strategici come Rosneft e Lukoil, un segnale politico forte che non è passato inosservato a Kiev e ai suoi partner europei. Anche il presidente ucraino ha definito i provvedimenti “importantissimi”, più che per un effetto economico immediato, per il messaggio inviato a Mosca e al resto del mondo.
Al Cremlino, nonostante l’apparente tranquillità, traspare una certa sorpresa per la decisione di Trump. Gli osservatori sottolineano come la scelta di inserire ufficialmente il rinvio del vertice tra Usa e Russia nei comunicati ufficiali abbia bloccato anche le iniziative diplomatiche parallele, raffreddando qualsiasi scenario di dialogo nel breve periodo. Il fallimento del summit di Ferragosto in Alaska resta ancora negli occhi delle cancellerie internazionali, e questo nuovo stop non fa che aumentare l’incertezza.
Nel mondo diplomatico si analizza il ruolo centrale di figure come Marco Rubio, considerato il ‘falco’ dell’amministrazione americana su Mosca, e Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo che – nonostante i toni da ‘falco’ imposti dalla situazione – a porte chiuse alterna chiusure e aperture su tematiche economiche, consapevole delle difficoltà reali dell’economia russa. Secondo fonti riservate, lo stesso Lavrov avrebbe lanciato timidi segnali di dialogo durante la riunione del club Valdai a Sochi, sebbene l’intransigenza sui nodi principali della crisi resti totale.
Sul fronte interno, a Mosca, la narrazione ufficiale parla di un Paese “immune” dagli effetti delle sanzioni, ma dietro le quinte si registrano segnali di preoccupazione. I dati economici richiamano a una realtà meno rosea: aumento del deficit e dell’inflazione, rincari dei carburanti dovuti anche agli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe. Non a caso, tra le voci più caute emerge quella di Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, che invita il Cremlino a non sottovalutare le ricadute economiche delle nuove misure.
Analisti come Tatiana Stanovaya, fondatrice di R.Politik, sottolineano come Putin sia disposto a sostenere enormi perdite pur di raggiungere gli obiettivi strategici, in primis il controllo del Donbass. Le aziende russe, osserva Stanovaya, si stanno preparando da tempo a uno scenario di inasprimento e sanno che la guerra si gioca ormai anche sul terreno economico.
Il Ministero degli Esteri russo, attraverso la portavoce Maria Zakharova, attacca l’efficacia delle sanzioni e avverte: “Il risultato sarà disastroso per la politica interna americana e per la stabilità dell’economia mondiale”.
In questo contesto di incertezza, il dialogo tra Mosca e Washington conosce un nuovo stallo, mentre la guerra energetica e diplomatica prosegue senza esclusione di colpi. La partita resta aperta, e il futuro dei rapporti tra le due superpotenze si scriverà, ancora una volta, tra pressioni incrociate, summit rinviati e colpi di scena internazionali.
(Nap/Adnkronos)
