Uccisi perché israeliani, l’odio oltre l’antisemitismo

Haivry: disumanizzati da linguaggi ostili in Europa

L’assassinio di Sarah Milgrim e Yaron Lischinsky, due diplomatici israeliani uccisi davanti al Museo ebraico di Washington, viene descritto come il risultato di un clima d’odio crescente verso Israele. Secondo Ofir Haivry, vice presidente dell’Herzl Institute di Gerusalemme, i due giovani funzionari sono stati colpiti unicamente per la loro identità israeliana. Lischinsky, ha precisato, era cristiano e nato in Germania: la sua uccisione dimostra che il bersaglio non è più solo l’ebraismo, ma l’intera cittadinanza israeliana.

Haivry sostiene che la disumanizzazione degli israeliani è stata alimentata da dichiarazioni sempre più dure da parte di leader europei, in particolare in Francia e Germania. Questi commenti pubblici, definiti irresponsabili, secondo l’analista israeliano hanno contribuito a rafforzare una narrazione in cui Israele viene ritratto come un’entità criminale da sopprimere.

Nel suo intervento, Haivry evidenzia che l’antisemitismo si è evoluto in una forma di odio cieco verso qualunque cittadino dello Stato d’Israele, senza considerare la composizione eterogenea del paese. Oltre il 20% della popolazione israeliana, sottolinea, è composta da cristiani, musulmani e membri di altre confessioni religiose, tutti accomunati dalla percezione di essere sotto attacco.

L’accusa centrale è rivolta a un linguaggio di condanna che, se adottato da figure politiche di spicco, legittimerebbe indirettamente atti violenti. Le denunce di genocidio e crimini contro l’umanità rivolte contro Israele vengono indicate da Haivry come accuse prive di fondamento, il cui uso pubblico rischia di alimentare ulteriormente l’odio e di fornire alibi ideologici a chi compie atti estremi.

Nel caso dell’omicidio di Washington, osserva Haivry, non sono stati colpiti esponenti politici o militari, ma giovani funzionari senza ruoli apicali. Un’escalation preoccupante, secondo l’analista, che può essere contenuta solo attraverso un uso responsabile delle parole da parte di governi e leader. L’Italia viene esclusa da questo quadro, considerata tra i pochi paesi a non contribuire a tale clima.

(Brt/Adnkronos)

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