Strage familiare a Nuoro: padre uccide moglie, figli e se stesso
Strage familiare – A Nuoro, si è consumata una tragica strage familiare che ha coinvolto un operaio forestale, Roberto Gleboni, descritto dai vicini come un uomo tranquillo e gentile. Secondo la ricostruzione iniziale, Gleboni ha ucciso la moglie, Giusi Massetti, i suoi tre figli, un vicino di casa e infine si è tolto la vita con una pistola. L’arma, una calibro 7,65, era regolarmente detenuta dall’uomo, che possedeva il porto d’armi e coltivava una passione per le armi da fuoco. Le forze dell’ordine hanno trovato la pistola nell’abitazione dell’anziana madre di Gleboni, dove si è conclusa la sua drammatica azione.
Secondo i racconti, la strage è avvenuta nella mattina del 25 settembre presso la casa di via Ichnusa. Il vicino di casa, Armando Lodi, ha descritto Gleboni come una persona tranquilla, disponibile e sempre pronta ad aiutare. “Era un uomo che guidava i mezzi da lavoro e qualche giorno fa, sapendo che mi avevano rubato la macchina, si era offerto di prestarmi la sua”, ha raccontato Lodi. La strage ha colto di sorpresa i residenti della zona, che hanno sentito gli spari e allertato subito la polizia.
Tra le vittime della furia omicida di Gleboni ci sono la moglie, la figlia maggiore e uno dei figli. La moglie e la figlia sono decedute immediatamente, mentre uno dei figli è stato dichiarato in stato di morte cerebrale all’ospedale San Francesco di Nuoro. Un altro figlio, l’anziana madre di Gleboni e il vicino di casa ferito lottano per la vita nello stesso ospedale. Quest’ultimo risulta essere il più grave tra i superstiti.
L’intera comunità è scossa dall’accaduto. Sulle strade chiuse dalle forze dell’ordine, si sono sentite le grida di dolore della sorella e della madre di Giusi Massetti, visibilmente sconvolte per la perdita. Gli inquirenti stanno ancora indagando per ricostruire con precisione i fatti, ma la dinamica del crimine appare ormai chiara.
Le autorità locali si sono prontamente mobilitate per affrontare la situazione. In Prefettura si è tenuto un vertice con la prefetta Alessandra Nigro e le forze dell’ordine, per definire le misure da adottare. Sul posto sono intervenuti anche il pubblico ministero di turno della Procura di Nuoro e il medico legale Roberto Demontis, proveniente da Cagliari, per condurre gli accertamenti necessari.
Il dramma familiare si è ulteriormente amplificato a seguito delle scoperte fatte sui profili social delle vittime. In un post risalente a due anni fa, Martina Gleboni, la figlia maggiore, aveva dedicato la sua laurea ai genitori, scrivendo su Facebook: “A mia madre, che ci ha creduto prima che ci credessi io. A mio padre, l’amore più grande della mia vita”. Un messaggio straziante che rende ancora più incomprensibile il gesto di Gleboni.
In un altro post, pubblicato da Giusi Massetti, si vedeva la donna insieme alla figlia, con un cartello in mano che recitava: “No alla violenza sulle donne”. Una tragica ironia, alla luce del crimine che ha spezzato le loro vite. Gli investigatori non escludono che la strage possa essere stata scatenata da un contesto di violenza familiare latente, che potrebbe aver raggiunto il suo culmine in questo evento estremo.
La comunità di Nuoro è ora in lutto, mentre si cerca di far luce sui dettagli mancanti di una tragedia che ha colpito duramente chi conosceva Roberto Gleboni come una persona apparentemente serena e benvoluta.
