Nuova legge punisce abusi e maltrattamenti durante parto e gravidanza
Il Portogallo è diventato il primo paese europeo a introdurre una legge specifica contro la violenza ostetrica, stabilendo sanzioni per i professionisti sanitari responsabili di abusi durante gravidanza, parto e post-partum. Approvato su proposta della deputata Paula Belmonte, il provvedimento definisce la violenza ostetrica come qualsiasi atto o omissione che causi danni fisici o psicologici, limiti l’autonomia decisionale o comporti trattamenti disumanizzanti. Le strutture sanitarie e il personale coinvolti in tali pratiche rischiano multe, sospensioni e, nei casi più gravi, la radiazione dall’albo.
La normativa mira a contrastare episodi diffusi ma spesso sottaciuti, come interventi medici non consensuali, umiliazioni verbali o negligenza nelle cure. Le sanzioni previste includono anche la riduzione dei finanziamenti pubblici per gli ospedali in cui si verificano violazioni ripetute. L’obiettivo è garantire che il percorso di maternità sia rispettoso dei diritti e della dignità delle donne, riconoscendo loro il pieno controllo sulle scelte terapeutiche.
Il testo legislativo stabilisce che il consenso informato sia obbligatorio per ogni procedura, compresi parto cesareo ed episiotomia, salvo in emergenze vitali. Inoltre, prevede la creazione di meccanismi di monitoraggio e denuncia anonima per facilitare la segnalazione di abusi. Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre un terzo delle donne in Europa ha subito trattamenti inappropriati durante il parto, con conseguenze psicologiche a lungo termine.
L’iniziativa portoghese è stata accolta con favore da associazioni per i diritti delle donne, che da anni denunciano pratiche come l’eccessiva medicalizzazione, la separazione ingiustificata tra neonati e madri o la mancanza di sostegno nell’allattamento. Paesi come Spagna e Italia stanno valutando misure simili, ma il Portogallo segna un precedente vincolante.
La legge prevede anche corsi di formazione obbligatori per il personale sanitario, con focus su comunicazione empatica e approccio centrato sulla paziente. Le violazioni saranno investigate da un comitato indipendente, mentre le vittime avranno accesso a supporto legale e psicologico gratuito. L’entrata in vigore immediata del provvedimento riflette l’urgenza di intervenire su un fenomeno sistemico, spesso aggravato da stereotipi di genere e squilibri di potere nel rapporto medico-paziente.
Tra le novità introdotte, spicca il diritto a un accompagnatore durante il travaglio, finora negato in molti ospedali con la scusa delle restrizioni pandemiche. Le donne potranno inoltre ricevere copia della cartella clinica senza ostacoli burocratici, strumento cruciale in caso di contenzioso. L’inasprimento delle pene per i reati di malasanità correlati alla sfera riproduttiva completa il quadro, con l’introduzione di aggravanti se le vittime appartengono a minoranze etniche o socioeconomiche.
L’impatto della legge sarà monitorato attraverso un rapporto annuale del governo, con dati disaggregati per regione e struttura sanitaria. L’auspicio è che il modello portoghese ispiri riforme in altri paesi, dove il fenomeno resta sommerso. Intanto, campagne di sensibilizzazione coinvolgeranno scuole e media per sfidare la normalizzazione della violenza ostetrica, ancora percepita da molti come “inevitabile” nel percorso della maternità.
