Coinvolti elementi legati alla cosca Barbaro-Rosi di Platì
I Carabinieri del ROS, con il supporto operativo delle unità territoriali di Roma, Pavia, Brescia, Vibo Valentia e Reggio Calabria, hanno eseguito oggi, 14 aprile 2025, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Milano su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Nove persone sono destinatarie del provvedimento: otto sono finite in carcere e una ai domiciliari. Sono accusate di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
L’inchiesta, condotta sotto la direzione della DDA di Milano, nasce da accertamenti approfonditi in merito al caso di dossieraggio illegale che ha coinvolto l’agenzia investigativa Equalize. Gli sviluppi investigativi hanno puntato a verificare due ipotesi: la prima, relativa alla presenza operativa nel capoluogo lombardo di esponenti della ’ndrangheta, legati in particolare alla cosca Barbaro-Rosi di Platì, in provincia di Reggio Calabria; la seconda, incentrata su un tentativo estorsivo connesso a un contenzioso economico tra un’impresa romana del settore immobiliare e una subappaltatrice della provincia di Bergamo.
Secondo gli investigatori, l’imprenditore romano coinvolto nel conflitto commerciale si sarebbe rivolto a un avvocato originario di Vibo Valentia, con studio nella capitale, ritenuto vicino ad ambienti criminali della ’ndrangheta. Contestualmente, avrebbe chiesto l’intervento della Equalize, incaricata di attivare contatti con elementi della criminalità organizzata per esercitare pressioni sulla controparte bergamasca. Gli accertamenti del ROS hanno permesso di identificare questi elementi come appartenenti proprio alla cosca Barbaro-Rosi.
Le attività sotto esame si sarebbero svolte tra maggio e ottobre del 2023. In questo arco temporale, l’imprenditore romano avrebbe sospeso i pagamenti verso la società subappaltatrice bergamasca, vantando nei suoi confronti un debito pari a circa 35 milioni di euro. Per tentare di chiudere il contenzioso, avrebbe avanzato una proposta di saldo di 8 milioni di euro, esercitando pressioni di natura intimidatoria grazie all’intervento di un ex collaboratore di giustizia noto per legami con la criminalità.
Secondo quanto ricostruito, il tentativo di intimidazione non ha prodotto i risultati sperati. Tuttavia, è emerso che l’intero disegno sia stato orchestrato dall’avvocato vibonese, con la collaborazione di due membri dell’agenzia investigativa e su incarico diretto dell’imprenditore romano. Il coinvolgimento della cosca calabrese avrebbe avuto la funzione di rafforzare il peso intimidatorio dell’azione.
Un secondo episodio, avvenuto nell’ottobre 2023, ha visto lo stesso ex collaboratore di giustizia rivolgere minacce a un imprenditore brianzolo, anch’egli coinvolto nel circuito dei subappalti della ditta bergamasca. L’obiettivo era costringerlo a rimuovere le attrezzature da alcuni cantieri nella provincia di Milano per fare spazio a nuove imprese, gradite al mandante romano.
Per quest’ultimo fatto, il soggetto è già stato colpito, in data 24 marzo 2025, da una misura cautelare in carcere con l’accusa di violenza privata aggravata dal metodo mafioso.
In un primo momento, il GIP aveva ridimensionato le imputazioni, riqualificandole in “esercizio arbitrario delle proprie ragioni” con aggravante mafiosa per la maggior parte degli indagati e in “violenza privata” per l’ex collaboratore. Tuttavia, nuove dichiarazioni rese da quest’ultimo durante l’interrogatorio di garanzia, integrate da ulteriori elementi probatori presentati tempestivamente dal ROS, hanno permesso alla DDA di riformulare la richiesta cautelare. Il giudice ha accolto la nuova impostazione, ripristinando la contestazione iniziale di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.
Il provvedimento eseguito oggi rappresenta l’esito di un’indagine articolata e complessa, che ha fatto emergere un quadro strutturato di minacce e condizionamenti, esercitati secondo modalità tipiche delle organizzazioni mafiose calabresi. Il caso, oltre a confermare l’operatività della ’ndrangheta in Lombardia, dimostra il tentativo di alcune imprese di risolvere contenziosi economici con l’ausilio di metodi criminali, mediante l’intervento di professionisti e agenzie d’intermediazione legati a contesti mafiosi.
L’azione coordinata tra ROS e Direzione Distrettuale Antimafia si inserisce in una più ampia strategia di contrasto alla penetrazione mafiosa nel settore imprenditoriale del Nord Italia, dove le cosche calabresi continuano a cercare spazi d’influenza, approfittando di situazioni di conflittualità economica per imporre il proprio metodo.
Le indagini proseguono per chiarire eventuali complicità e responsabilità collaterali legate all’utilizzo della struttura investigativa privata e per accertare ulteriori coinvolgimenti in ambito societario e professionale.
