Trump minaccia altri dazi alla Cina, Milano crolla al -5,2%
Le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso la giornata di lunedì in forte calo, in scia alle perdite registrate in Asia e ai timori diffusi legati alla linea commerciale adottata dagli Stati Uniti. Le tensioni internazionali generate dalla politica protezionistica della Casa Bianca, confermata ancora una volta dal presidente Donald Trump, stanno spingendo gli investitori a disimpegnarsi dai titoli, soprattutto nei settori bancario e tecnologico, innescando vendite a catena.
Milano ha registrato la peggior performance tra le Borse europee, con un calo del 5,2%, tornando sotto i 33.000 punti. In netta contrazione anche gli altri principali listini: Parigi ha chiuso con un -4,78%, Francoforte al -4,26%, Madrid al -5,14% e Londra con un -4,48%. I ribassi sono stati accentuati dalle incertezze sui futuri sviluppi dei rapporti commerciali globali.
A pesare sulle contrattazioni è stato l’annuncio di nuove tariffe commerciali da parte degli Usa, che ha avuto una ricaduta diretta sulla fiducia dei mercati. La settimana scorsa, le borse mondiali avevano già perso migliaia di miliardi in capitalizzazione. La linea dura della Casa Bianca non sembra destinata a cambiare: Trump ha ribadito che intende azzerare i deficit commerciali con i maggiori partner economici, in primis Cina e Unione europea, definendo i dazi una “cura necessaria”.
Mentre in Europa si assisteva a un crollo generalizzato, Wall Street mostrava una tenuta leggermente migliore, pur restando in territorio negativo. La volatilità ha dominato l’andamento degli scambi, influenzata da voci e smentite provenienti da Washington. In particolare, l’indice di fiducia ha subito un brusco stop quando la Casa Bianca ha negato l’ipotesi, diffusa da CNBC, di una sospensione temporanea dei dazi, esclusa solo per la Cina.
Successivamente, lo stesso Trump ha rilanciato annunciando la possibilità di un ulteriore incremento del 50% delle tariffe verso Pechino, se quest’ultima non revocherà, entro l’8 aprile, la tassa del 34% sui beni statunitensi. Sommando le imposte già introdotte e quelle minacciate, il carico doganale complessivo potrebbe superare il 104%.
La tensione tra Washington e Pechino ha generato reazioni anche a livello diplomatico. La rappresentanza cinese presso le Nazioni Unite ha diffuso una nota in cui accusa gli Stati Uniti di perseguire una strategia unilaterale e protezionistica, definita come un atto di “bullismo economico”. “Non cerchiamo lo scontro, ma non ci faremo intimidire”, ha dichiarato la Cina, promettendo contromisure per tutelare i propri interessi economici e la propria sovranità.
Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha annunciato che l’Unione europea è pronta a trattare con gli Stati Uniti, proponendo la cancellazione reciproca dei dazi sui beni industriali. “Abbiamo offerto dazi zero per zero”, ha affermato von der Leyen durante una conferenza stampa con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store.
Tuttavia, Bruxelles non esclude contromisure. È in fase di valutazione l’uso dello strumento anti-coercizione, che rappresenta l’estrema risposta europea in caso di pressioni commerciali. Inoltre, verrà istituita una task force di monitoraggio delle importazioni, per limitare gli effetti collaterali delle deviazioni commerciali causate dai dazi statunitensi.
Von der Leyen ha sottolineato che l’Europa rimane aperta al dialogo, ma “tutti gli strumenti sono sul tavolo”. La priorità è tutelare le economie europee da un’escalation che potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sul commercio globale.
Intanto, il focus dei mercati si sposta verso la Federal Reserve, che ha convocato una riunione straordinaria per discutere l’impatto delle politiche commerciali sull’economia americana e valutare possibili contromosse sul piano monetario.
Nel frattempo, Trump, attraverso il suo social network Truth, ha chiarito che tutti i negoziati commerciali con la Cina saranno sospesi, mentre partiranno immediatamente nuovi colloqui con i Paesi che hanno chiesto aperture bilaterali.
La giornata si chiude dunque con un quadro finanziario internazionale dominato dall’incertezza, alimentato da una politica commerciale aggressiva che rischia di indebolire ulteriormente la fiducia degli investitori e rallentare la crescita economica globale. Gli occhi dei mercati restano ora puntati sulle prossime mosse di Washington, Bruxelles e Pechino, nel tentativo di arginare una spirale protezionistica che sembra destinata a proseguire.
