La leader del Rassemblement National attende il verdetto che potrebbe riammetterla alle presidenziali del 2027
Il processo d’appello di Marine Le Pen, relativo alla condanna per appropriazione indebita, dovrebbe concludersi entro l’estate del 2026. Se la sentenza dovesse ribaltare il verdetto di primo grado o revocare l’ineleggibilità di cinque anni, la leader del Rassemblement National (RN) potrebbe candidarsi alle presidenziali del 2027.
La Corte d’Appello di Parigi ha indicato martedì che i tempi del giudizio potrebbero consentire a Le Pen di tornare in corsa prima delle elezioni. La condanna attuale prevede quattro anni di reclusione, di cui due ai domiciliari e due sospesi, una multa e il divieto di candidarsi. La legge del 2016, sostenuta dallo stesso RN, impone l’applicazione immediata dell’ineleggibilità.
Il penalista Robin Binsard ha dichiarato che la Corte ha scelto “un’opzione prudente” per evitare critiche sui tempi della sentenza. Il nodo principale resta la possibilità che la condanna venga annullata o che venga rimossa la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.
Un altro scenario ipotizzato è la grazia presidenziale, che il capo dello Stato può concedere solo per condanne definitive e dopo l’esaurimento di tutti i gradi di giudizio.
Se la candidatura di Le Pen rimanesse impossibile, il RN potrebbe schierare Jordan Bardella, attuale presidente del partito. Secondo sondaggi recenti, Bardella avrebbe un buon consenso nell’elettorato di destra.
Nonostante la condanna, Marine Le Pen mantiene il seggio all’Assemblea Nazionale. Tuttavia, oltre alle presidenziali, al momento le è preclusa la partecipazione alle elezioni comunali del 2026 e a eventuali legislative, qualora l’Assemblea venisse sciolta dopo l’estate del 2025.
Reazioni politiche
Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha auspicato che il processo d’appello si svolga nei tempi più brevi possibili. Il premier François Bayrou ha aperto a un dibattito parlamentare sull’applicazione immediata dell’ineleggibilità, pur sottolineando che il governo non può mettere in discussione una decisione giudiziaria.
Dopo la sentenza, esponenti del RN hanno criticato la magistratura, spingendo il procuratore generale della Corte di Cassazione, Rémy Heitz, a intervenire. Heitz ha difeso l’operato dei giudici, sottolineando che il verdetto è frutto di una valutazione giuridica e non politica.
Nel frattempo, la leader del RN è oggetto di un’indagine separata legata alle sue dichiarazioni contro la magistratura.
Sicurezza per la giudice del caso
A seguito di minacce, la magistrata Bénédicte de Perthuis, che ha presieduto il processo, è stata posta sotto scorta. Secondo fonti della polizia citate dal quotidiano Le Figaro, agenti sorvegliano la sua abitazione.
