Hamas respinge piano USA per Gaza: “Non è in vendita”

Tensione su proposta di trusteeship americana e crisi umanitaria

“Gaza non è in vendita”. Con queste parole, Bassem Naim, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha respinto con fermezza un presunto piano elaborato dall’amministrazione statunitense di Donald Trump che prevederebbe il controllo diretto della Striscia di Gaza da parte degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Al Arabiya, che cita un’inchiesta del Washington Post, la Casa Bianca starebbe valutando la creazione di un “trusteeship” amministrato dagli USA per almeno dieci anni, con l’intento dichiarato di trasformare Gaza in una “calamita per il turismo” e un centro di sviluppo high-tech. Il progetto, secondo le indiscrezioni, includerebbe anche il trasferimento temporaneo della popolazione gazawi, ipotizzando sia partenze “volontarie” verso altri Paesi, sia spostamenti interni verso aree recintate e protette. La reazione di Hamas non si è fatta attendere. Naim ha sottolineato che “Gaza è parte integrante della patria palestinese” e ha accusato gli Stati Uniti di voler strappare il territorio al suo popolo legittimo. Un altro funzionario di Hamas, parlando anonimamente all’agenzia AFP, ha rincarato la dose: “Rifiutiamo tutti questi piani che abbandonano il nostro popolo e mantengono l’occupante sulla nostra terra. Questa proposta è priva di valore e profondamente ingiusta”.

Parallelamente, in Israele cresce la preoccupazione all’interno dello stesso establishment militare. Durante una riunione del gabinetto di sicurezza, il capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane (IDF), generale Eyal Zamir, ha lanciato un avvertimento chiaro: il piano di conquista totale di Gaza City porterà inevitabilmente a un “governo militare” dell’enclave palestinese. “State andando in quella direzione – ha detto Zamir ai ministri – e dovete comprendere bene le implicazioni”.

Secondo quanto riportato dal sito israeliano Ynet, la riunione è stata particolarmente accesa. Zamir ha aggiunto che, una volta occupata Gaza City e i campi profughi nel centro della Striscia, non esisterà alcun altro organismo pronto a gestire la popolazione civile, se non le forze armate israeliane stesse. In risposta, Yossi Fuchs, segretario del gabinetto, ha ribadito che il governo israeliano ha già deciso di non istituire un’amministrazione militare permanente a Gaza. Tuttavia, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha proposto un’alternativa: “Invece di un governo militare, incoraggiate l’emigrazione volontaria”. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha chiuso la discussione affermando: “Abbiamo preso una decisione”.

Intanto, la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza si aggrava di giorno in giorno. Secondo il ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, nove palestinesi sono morti per fame e malnutrizione solo nell’ultimo giorno, tra cui tre minorenni. I dati sono allarmanti: dal 7 ottobre 2023, data di inizio del conflitto, sarebbero 348 le persone morte per fame, tra cui 127 bambini. Da quando la Classificazione integrata della sicurezza alimentare (IPC) ha ufficialmente dichiarato la carestia nella città di Gaza la scorsa settimana, si contano 70 morti per fame, di cui 12 minorenni. La situazione alimentare è drammatica e secondo le ONG internazionali rischia di peggiorare ulteriormente senza un immediato accesso agli aiuti umanitari.

Il rifiuto di Hamas al piano USA, unito alle frizioni all’interno del governo israeliano e alla crescente emergenza umanitaria, dipinge un quadro di forte instabilità e incertezza sul futuro di Gaza. La proposta americana, seppur non ufficialmente confermata, ha già generato reazioni forti e divisive, mostrando quanto la questione palestinese resti uno dei nodi geopolitici più complessi e sensibili del nostro tempo.

(Vsn/Adnkronos)

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