Confronto tra età e visione per il successore di Francesco
A tre giorni dall’avvio del Conclave 2025, i cardinali elettori intensificano i lavori preparatori con un doppio incontro odierno, previsto alle 9 e alle 17, mentre una nuova congregazione generale è fissata per martedì mattina. L’ingresso nella Cappella Sistina, con l’inizio ufficiale delle votazioni per l’elezione del 267esimo Pontefice, è atteso per il pomeriggio di mercoledì. In questo scenario, la riflessione sul profilo del futuro Papa si fa sempre più pressante e articolata, con particolare attenzione alla questione dell’età anagrafica del prossimo Vescovo di Roma.
L’età del successore di Jorge Mario Bergoglio si configura come un elemento cruciale. Dopo i due pontificati segnati da profili in età avanzata, quello di Benedetto XVI e quello di Francesco, i cardinali si interrogano se puntare su una figura giovane, in grado di assicurare una leadership prolungata, oppure su un profilo più anziano, capace di traghettare la Chiesa in una fase di transizione. Il dibattito è tutt’altro che teorico, poiché i prossimi anni si annunciano decisivi per affrontare crisi interne, sfide geopolitiche e riforme in sospeso.
Alcuni tra i papabili più discussi sembrano rappresentare chiaramente l’idea di un pontificato lungo e strategico. Tra questi, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, sessantenne patriarca latino di Gerusalemme, figura centrale in un’area di forte tensione simbolica e politica. Il suo profilo internazionale e il radicamento nel contesto mediorientale fanno di lui un possibile protagonista di una stagione diplomatica improntata alla riconciliazione e alla pace.
Analogo per età ma diverso per incarico è il cardinale Mauro Gambetti, 59 anni, arciprete della basilica di San Pietro. Uomo di spiritualità sobria e di servizio, la sua eventuale elezione rappresenterebbe la continuità del percorso tracciato da Francesco, senza forzature né brusche discontinuità, ma con uno stile pastorale orientato alla sobrietà e alla gradualità nei cambiamenti.
Tra le figure più in vista e considerate solide per un lungo pontificato emerge anche quella del cardinale Matteo Zuppi, 69 anni, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Conosciuto per il suo impegno nella mediazione diplomatica, specialmente nel contesto della guerra in Ucraina, Zuppi è apprezzato sia in ambienti progressisti sia tra settori più tradizionali. Il suo approccio pastorale e dialogico potrebbe coniugare fedeltà alla linea di Francesco e apertura alle esigenze più ampie della cattolicità.
Di profilo innovativo e dal respiro europeo è la candidatura del cardinale Jean-Marc Aveline, 66 anni, alla guida dell’arcidiocesi di Marsiglia. Studioso del dialogo con l’Islam e attivo sui temi dell’identità europea e dell’immigrazione, Aveline rappresenta una possibile risposta simbolica e concreta alle tensioni che attraversano l’Europa, ponendosi come figura in grado di costruire ponti in un’epoca di fratture culturali e religiose.
In un’ottica globale, continua a godere di una considerazione diffusa anche il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, 67 anni. Con un ruolo rilevante ma non centrale nella Curia romana, è tuttavia stimato a livello mondiale come espressione di una Chiesa in forte espansione come quella asiatica. La sua elezione segnerebbe un’ulteriore proiezione della cattolicità verso i nuovi centri di crescita demografica e spirituale.
Tuttavia, nel Sacro Collegio non manca chi propende per una soluzione più prudente e temporanea. In questa logica, l’età avanzata non è vista come un ostacolo, ma come una garanzia di equilibrio e di transizione ordinata. Un pontefice di età più matura potrebbe permettere alla Chiesa di consolidare le riforme in atto, rinviando a un successivo pontificato l’apertura di nuovi cantieri pastorali e istituzionali.
Il cardinale Péter Erdő, 72 anni, arcivescovo di Budapest, viene spesso citato in questo contesto. Uomo di cultura teologica e solida esperienza amministrativa, è visto come figura di equilibrio e coerenza, particolarmente apprezzata nei settori conservatori. La sua elezione segnerebbe una discontinuità rispetto allo stile bergogliano, pur mantenendo una linea ortodossa nel magistero.
Sebbene non parteciperà al Conclave per sopraggiunti limiti d’età, il cardinale austriaco Christoph Schönborn, da poco ottantenne, resta una presenza significativa nel Sacro Collegio. Il suo profilo dottrinale e la lunga esperienza sotto tre pontificati ne fanno una figura ancora capace di influenzare gli equilibri interni, orientando il consenso verso candidati condivisi da più anime del Collegio.
Le votazioni si annunciano dunque come il risultato di un equilibrio delicato tra visione spirituale e strategia ecclesiale. Non si tratta di scegliere soltanto un nome, ma di definire la direzione futura della Chiesa in un’epoca segnata da profonde trasformazioni culturali e sociali. La selezione tra un Papa giovane e uno anziano non si riduce a una preferenza anagrafica, ma riflette l’esigenza di un discernimento sulla capacità del futuro Pontefice di tenere unito il Corpo ecclesiale e guidarlo tra tensioni interne e sfide esterne.
Il precedente del 2005, che portò all’elezione di Benedetto XVI a 78 anni, e quello del 2013, che vide la scelta del settantaseienne Bergoglio, dimostrano che l’età non è mai l’unico criterio di selezione. Conta anche il momento storico, l’urgenza di alcune risposte pastorali, la possibilità di costruire convergenze tra le diverse visioni della Chiesa. In tal senso, un Pontefice più giovane potrebbe incarnare un progetto di lungo respiro, mentre un Papa più anziano potrebbe accompagnare con maggiore cautela la Chiesa in un tempo di consolidamento.
Nelle riflessioni delle congregazioni generali, il tema anagrafico si intreccia dunque con molte altre questioni: il rapporto con la Curia, il bilanciamento tra le Chiese locali e Roma, il posizionamento geopolitico della Chiesa, l’attenzione ai poveri, il dialogo ecumenico e interreligioso, il ruolo delle donne e dei laici, la questione ambientale e la formazione del clero.
Il Conclave del 2025 si presenta così come un crocevia storico. La scelta del nuovo Papa definirà non solo il volto della Chiesa per gli anni a venire, ma anche il suo modo di abitare il mondo, di rispondere alle sfide globali e di rilanciare la missione evangelica. Il conto alla rovescia è cominciato, e il dibattito sull’età del prossimo Pontefice si configura come la rappresentazione concreta di un interrogativo più profondo: se la Chiesa debba cambiare subito o prepararsi con pazienza, nella fedeltà e nel discernimento, al tempo della trasformazione.
(Dav/Adnkronos)
