Meloni con Occhiuto: “Uniti nella buona politica”
LAMEZIA TERME – Una piazza gremita e carica di entusiasmo ha accolto la premier Giorgia Meloni a Lamezia Terme, in occasione del comizio a sostegno del presidente uscente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ricandidato per il centrodestra alle prossime elezioni regionali. L’intervento della leader di Fratelli d’Italia si è trasformato in un discorso appassionato e fortemente identitario, toccando non solo i temi politici del momento, ma anche la concezione stessa di democrazia, rappresentanza e fiducia popolare.
“Roberto Occhiuto ci ha chiamati qui un po’ prima del previsto, ma è una scelta che comprendo e condivido”, ha esordito Meloni sul palco. “Una scelta che racconta chi siamo, cosa abbiamo nel nostro DNA: il rispetto per la volontà popolare. Nel nostro modo di intendere la politica, sono i cittadini a decidere se fidarsi di noi o meno, sono loro che ci mettono in sella, e solo loro che possono mandarci a casa.”
Un concetto ribadito più volte durante l’intervento, a sottolineare una visione della politica come servizio e responsabilità, piuttosto che come esercizio di potere. “Questa è la nostra idea di democrazia. E finché abbiamo il consenso dei cittadini, tutto il resto si affronta. E si affronta a testa alta.”
Meloni ha voluto rimarcare l’importanza del contatto diretto con la gente, definendo la piazza calabrese come “meravigliosa” e simbolica: “È molto importante per me, è importante per noi, tornare ogni tanto in mezzo alla gente, raccogliere quell’entusiasmo che ci serve per continuare il lavoro che stiamo facendo. Grazie a Roberto Occhiuto per averci voluto qui oggi.” Un passaggio toccante ha ricordato anche Jole Santelli, già presidente della Regione Calabria e figura molto amata nel centrodestra: “Siamo orgogliosi di continuare a lavorare con Roberto nel solco tracciato da una grande persona che manca a tutti.”
Nel cuore del discorso anche un messaggio di unità politica e di strategia condivisa. “Siamo insieme – con Tajani, Salvini e gli altri – a combattere una battaglia comune. Vogliamo vincere insieme, come abbiamo fatto ieri nelle Marche.” Un riferimento al recente successo del governatore Francesco Acquaroli, rieletto con un risultato che Meloni ha definito “straordinario”. Un successo, ha sottolineato, che dimostra “che i cittadini sanno guardare al lavoro e ai risultati, non agli slogan facili o alle illusioni”. Il discorso ha poi preso una piega critica nei confronti della sinistra, accusata di trattare gli elettori con superficialità e paternalismo: “Chi dice ‘vota Pd nelle Marche e avrai lo Stato in Palestina’, tratta la gente come se fosse scema. Ma la gente ragiona con la propria testa.” I cittadini, ha insistito, “non si fanno ammaliare dal fumo negli occhi, ma valutano il lavoro concreto, l’umiltà, la dedizione.” Un’affermazione che ha fatto esplodere l’applauso della folla.
Tuttavia, la premier non ha evitato temi più profondi e delicati, come il clima sociale e politico attuale: “Il mondo non trova pace, la guerra soffia la sua paura. In questo tempo di odio e tensioni, abbiamo bisogno di responsabilità. Le parole pesano, possono alimentare culture di violenza. E noi, questa storia, l’abbiamo già vissuta.” Un monito forte, che si è trasformato in un invito a riportare equilibrio e rispetto nel dibattito pubblico, senza mai trasformare gli avversari in nemici: “Chi c’è dall’altra parte è un avversario, non un nemico da abbattere. Questo lo lasciamo ad altri.”
Meloni ha anche affrontato il tema del contesto geopolitico difficile, affermando che nonostante le crisi globali, l’Italia può e deve sfruttare l’occasione per riscattare la propria immagine internazionale: “Credo che ogni crisi porti anche delle opportunità. L’Italia può dimostrare al mondo di essere tornata seria, credibile, leale. Non più un Paese che si accontenta di compiacere, solo per essere nella foto.” Una riflessione che ha voluto rafforzare l’identità del governo come forza autonoma, capace di farsi rispettare pur mantenendo saldi i rapporti internazionali.
In un passaggio marcatamente polemico, Meloni ha ripercorso le critiche ricevute nel corso degli anni: “Se fossero vere tutte le bugie che ci hanno raccontato sui rischi del votare centrodestra, non avremmo nemmeno raggiunto il 5%.” Eppure, i cittadini hanno continuato a sostenere la coalizione. “Perché? Perché la gente non si lascia imbambolare. Ascolta, osserva, valuta. E decide con la propria testa.”
Nel finale, un riferimento al dibattito internazionale, in particolare sulla questione palestinese. Meloni ha fatto cenno alla proposta di Donald Trump per il Medio Oriente come “un’occasione concreta” e ha lanciato un appello all’opposizione in vista delle mozioni previste in Parlamento: “Mi piacerebbe che l’Italia votasse compatta, per dimostrare davvero che si vuole la pace. Una pace che si costruisce con atti, non solo con parole.”
Il discorso di Meloni a Lamezia Terme si è chiuso così com’era iniziato: con un richiamo alla sovranità popolare, come principio fondante dell’azione politica. “Il nostro mandato viene dai cittadini. Solo loro possono togliercelo. E questo, in un tempo di crisi della rappresentanza, è un atto di fiducia e di coraggio.” Un comizio che ha unito strategia e passione, messaggi forti e momenti di empatia, confermando la volontà della premier di restare ancorata al territorio e alla piazza, come luoghi vivi del confronto democratico.
(Poc/Adnkronos)
