Costano almeno 30mila euro e servono tre mesi
In Italia cresce la paura per possibili scenari di guerra e disastri nucleari, a certificarlo è il boom dei bunker antiatomici, con un aumento vertiginoso delle richieste del 3000% dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina. Se prima della pandemia si realizzavano in media un paio di rifugi l’anno, oggi si sfiora la trentina di costruzioni ogni anno. E le cifre sono in crescita, con un nuovo target di utenti sempre più informati e disposti a investire cifre consistenti per la sicurezza della propria famiglia. A raccontarlo è Giulio Cavicchioli, titolare della Minus Energie, azienda mantovana specializzata in impianti termici e trattamento dell’aria che, quasi per caso, ha avviato un ramo d’impresa dedicato ai rifugi.
“Fino a qualche anno fa ci prendevano per matti”, racconta Cavicchioli ad Adnkronos. “Dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina abbiamo ricevuto 700 richieste in due settimane. Ci hanno contattato persino dal New York Times e dal Nikkei giapponese”.
Un bunker antiatomico serio non è una semplice stanza sigillata. Deve resistere a un’esplosione di un megatone, equivalente a otto bombe di Hiroshima a due chilometri di distanza. E per farlo, servono investimenti importanti: 30-40 mila euro se previsto nel progetto iniziale di una casa. Se invece si parte da zero, tra scavi, autorizzazioni e costruzione, si arriva facilmente a 80mila euro. “E si può salire, senza limiti precisi”, precisa il manager. Minus Energie fornisce impianti di ventilazione a sovrapressione, filtraggio aria, progettazione in 3D e supporto agli architetti, non costruisce direttamente, ma fornisce tutto il know-how tecnico.
Un tempo le richieste arrivavano principalmente dal Sud Italia. Oggi la mappa si è ribaltata: la maggioranza delle richieste proviene da Piemonte e Lombardia, forse anche per la vicinanza alle centrali nucleari francesi. “I clienti sono molto più preparati: chiedono della ventilazione, delle cisterne d’acqua interne, del cibo da stoccare”, spiega Cavicchioli. I pasti consigliati per la sopravvivenza in rifugio sono liofilizzati, sterilizzati o sottovuoto, hanno scadenza media di 25 anni e possono essere reidratati con pochissima acqua. Oltre al cibo, nei bunker moderni si pensa anche al comfort: “C’è chi ci chiede un cinema interno o ingressi sotterranei. Ormai non ci sorprende più nulla”.
La realizzazione di un bunker richiede almeno tre mesi, a patto che burocrazia e autorizzazioni non rallentino tutto. E resta una certa ignoranza sul tema: “Molti confondono il bunker con una stanza sigillata o una camera antigas, ma non basta una cantina per resistere a una detonazione nucleare”, sottolinea Cavicchioli. Le normative svizzere sono chiare: un rifugio per essere efficace deve rispettare standard minimi molto severi.
Il titolare di Minus Energie ammette di avere anche lui un rifugio privato: “Piccolo, 7 metri quadrati. Ma ce l’ho”. Poi conclude con una riflessione: “Sa cosa dovrebbe essere obbligatorio in Italia? La scorta alimentare. Dopo l’annuncio della pandemia, i supermercati svuotati sono stati uno shock. Quella scena non l’ho mai dimenticata”.
(Gia/Adnkronos)
