A marzo +450mila occupati, ma disoccupazione al 6%

Crescono i permanenti, calano i contratti a termine

A marzo 2025 il mercato del lavoro italiano mostra un saldo positivo su base annua, con un incremento di 450mila occupati rispetto allo stesso mese del 2024. Lo comunica l’Istat, sottolineando che il risultato deriva principalmente dall’aumento di 673mila dipendenti permanenti e 47mila lavoratori autonomi, a fronte di una contrazione di 269mila occupati con contratto a termine.

Il mese di marzo, preso singolarmente, evidenzia però una lieve flessione congiunturale: rispetto a febbraio 2025, l’occupazione cala dello 0,1%, pari a una perdita di circa 16mila unità. Questo arretramento colpisce in particolare le donne, i giovani sotto i 35 anni, i lavoratori a termine e gli autonomi. All’opposto, tra gli uomini, i lavoratori stabili e le fasce d’età più adulte, l’occupazione mostra un andamento positivo. In questo contesto, il tasso di occupazione resta stabile al 63%.

Nel confronto tra il primo trimestre del 2025 e l’ultimo trimestre del 2024, l’occupazione registra un progresso di 224mila unità, pari a una crescita dello 0,9%. A questa espansione si accompagna anche un aumento delle persone in cerca di impiego (+0,5%, pari a +7mila), mentre cala il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,7%, ovvero -217mila unità), segnalando una maggiore partecipazione al mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione, a marzo 2025, sale lievemente, attestandosi al 6%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente. Più marcato l’incremento della disoccupazione giovanile, che raggiunge il 19%, in rialzo di 1,6 punti percentuali. La crescita della disoccupazione riguarda esclusivamente gli uomini e le persone con meno di 50 anni, secondo quanto evidenziato dai dati Istat.

La dinamica degli inattivi, ovvero coloro che non lavorano e non cercano attivamente un impiego, mostra una diminuzione su base mensile dello 0,1%, pari a circa 11mila persone in meno. Questo calo interessa soprattutto gli uomini e la fascia di età tra i 35 e i 49 anni. Al contrario, si osserva un lieve aumento tra le donne e nelle restanti classi di età, ad eccezione dei giovanissimi tra i 15 e i 24 anni, la cui quota resta pressoché invariata. Il tasso complessivo di inattività resta stabile al 32,9%.

Guardando al confronto annuale, rispetto a marzo 2024, diminuisce in maniera significativa il numero delle persone in cerca di lavoro (-11,8%, corrispondente a 208mila unità in meno). Anche la platea degli inattivi si riduce, con un calo dello 0,9%, pari a 107mila persone.

Il quadro che emerge dall’analisi Istat suggerisce una dinamica del lavoro complessa e articolata. L’aumento complessivo dell’occupazione su base annua è trainato in larga parte dalla stabilizzazione dei contratti: i dipendenti permanenti rappresentano di gran lunga la componente più dinamica, con oltre 670mila nuove assunzioni nette in un anno. Al contempo, si registra un’importante contrazione del lavoro a termine, che perde circa 269mila posizioni, segno di una possibile transizione verso rapporti di lavoro più stabili.

La crescita trimestrale degli occupati è accompagnata da una riduzione del numero di inattivi, un indicatore spesso legato al clima di fiducia generale nell’economia e nelle opportunità di impiego. Tuttavia, l’aumento contemporaneo del numero di persone in cerca di lavoro suggerisce che non tutti coloro che rientrano nel mercato riescono immediatamente a trovare un’occupazione, contribuendo al lieve rialzo della disoccupazione.

L’incremento del tasso di disoccupazione giovanile resta un punto critico: il 19% di marzo 2025, in salita di 1,6 punti rispetto al mese precedente, conferma le difficoltà persistenti per i più giovani nell’inserimento stabile nel mondo del lavoro. In parallelo, il tasso di inattività tra i giovani rimane stabile, segnalando che una parte consistente continua a rimanere ai margini del mercato, senza cercare attivamente un’occupazione.

Il rallentamento congiunturale di marzo, pur contenuto, costituisce un elemento di attenzione, soprattutto alla luce dei segnali contrastanti che arrivano dai diversi segmenti del mercato: mentre l’occupazione stabile avanza, le fasce più fragili – donne, giovani, lavoratori autonomi e a termine – mostrano una certa vulnerabilità.

In sintesi, i dati Istat offrono un’immagine in chiaroscuro del mercato del lavoro italiano: se da un lato la crescita annuale degli occupati e la stabilizzazione dei contratti rappresentano segnali positivi, dall’altro lato le difficoltà persistenti per alcune categorie, l’aumento della disoccupazione giovanile e le dinamiche degli inattivi indicano la necessità di interventi mirati per favorire l’inclusione lavorativa e ridurre le disparità.

(AdnKronoss)

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