Trump ha bloccato piano attacchi estesi al programma nucleare
Gli Stati Uniti hanno colpito tre impianti iraniani per l’arricchimento dell’uranio a giugno, ma secondo una valutazione riservata il danno significativo è stato inflitto soltanto al sito di Fordo, rallentando notevolmente la capacità di Teheran di riprendere l’attività nucleare in quella struttura. Gli altri due centri, a Natanz e Isfahan, hanno subito danni marginali che potrebbero permettere all’Iran di riattivare rapidamente l’arricchimento nei prossimi mesi.
La ricostruzione del quadro è stata resa nota da Nbc News, che cita cinque funzionari statunitensi a conoscenza delle valutazioni sul campo. Da fonti interne emerge inoltre che il presidente americano Donald Trump ha rifiutato un piano militare più ampio e prolungato, ideato dal Comando centrale degli Usa, che prevedeva un’offensiva contro il programma nucleare iraniano di durata settimanale anziché limitata a una sola notte.
La decisione di Trump è stata motivata dalla volontà di evitare un coinvolgimento più profondo degli Stati Uniti nei conflitti esteri e da timori riguardo all’alto numero di vittime che una campagna estesa avrebbe potuto generare tra militari e civili. Un funzionario attuale e uno ex hanno sottolineato che l’amministrazione era pronta ad attuare opzioni più drastiche, ma la scelta del presidente ha fermato ogni escalation.
Intanto, le autorità di Washington e Tel Aviv discutono della possibilità di ulteriori operazioni militari contro gli impianti meno danneggiati, qualora l’Iran non tornasse rapidamente ai negoziati con l’amministrazione Usa o mostrasse segni di ricostruzione delle sue capacità nucleari in quei siti. Tale prospettiva evidenzia l’intenzione congiunta di mantenere alta la pressione militare e diplomatica su Teheran.
Gli attacchi mirati hanno preso di mira le strutture di Fordo, Natanz e Isfahan, tre nodi fondamentali per il programma nucleare iraniano. Fordo, in particolare, viene considerato un sito chiave nelle ambizioni nucleari di Teheran e il colpo subito ha causato un rallentamento stimato di circa due anni nella capacità di arricchimento. Questo ritardo rappresenta un successo strategico per gli Stati Uniti, secondo due funzionari coinvolti nella valutazione.
La situazione rimane fluida e la possibilità di nuovi raid è legata all’evoluzione dei negoziati e delle attività iraniane nei siti colpiti, mentre cresce la pressione internazionale per una soluzione diplomatica che eviti ulteriori escalation nel Golfo e nella regione mediorientale.
