L’ex fidanzato accolto in casa, ora accusato dell’omicidio
Marcello Carbonaro, padre della quattordicenne Martina, ha riferito – come scritto dall’AGENZIA DIRE – di aver compreso improvvisamente che l’autore dell’omicidio della figlia era il giovane che da tempo frequentava la loro abitazione. Il ragazzo, ex fidanzato della vittima, era stato accolto con fiducia nella loro quotidianità, partecipando a cene, uscite e momenti privati, tanto da essere considerato quasi un membro della famiglia.
L’uomo ha raccontato che l’intuizione è scattata quando, al termine di una giornata passata a cercare Martina, il giovane si era allontanato dicendo di dover tornare a casa per farsi una doccia, motivando con la necessità di rientrare per cena dalla madre. Questo comportamento ha destato il sospetto del padre, che in quel momento ha collegato l’atteggiamento del ragazzo all’ipotesi che potesse nascondere qualcosa.
La madre della giovane, Fiorenza Cossentino, ha aggiunto ulteriori dettagli sul comportamento del sospettato. Nei giorni precedenti al ritrovamento del corpo, il giovane aveva continuato a frequentare la loro abitazione. Si era mostrato emotivamente provato, dichiarando di essere turbato dalla fine della relazione con Martina e di non riuscire a dormire. Aveva anche partecipato attivamente alle ricerche della ragazza, mantenendo un comportamento apparentemente normale durante le cene e gli incontri con i genitori.
Secondo il racconto fornito, in un’altra occasione, il ragazzo si era assentato nuovamente per lavarsi. Fu in quel momento che il padre, ripensando al dettaglio, ipotizzò che potesse averlo fatto per eliminare eventuali tracce dell’aggressione.
Sempre la madre ha riferito al Corriere della Sera di un episodio precedente in cui la madre del ragazzo l’aveva messa in guardia. Dopo la rottura tra i due adolescenti, la donna si era recata da lei, suggerendole di non far uscire la figlia da sola, un avvertimento che a posteriori appare carico di significato.
Martina è stata uccisa con quattro colpi di pietra. Il delitto ha suscitato forte sgomento nella comunità. I genitori chiedono una condanna severa, ritenendo che l’autore debba essere punito con l’ergastolo.
L’omicida, secondo quanto emerso, sarebbe riuscito a ingannare la fiducia della famiglia anche dopo il crimine, mascherando l’accaduto con un comportamento apparentemente coerente con la situazione di ricerca e lutto.
