Bracconaggio: operazione “Pettirosso 2024”, 100 denunciati
Bracconaggio – L’operazione “Pettirosso 2024”, condotta dai Carabinieri forestali in collaborazione con i volontari della Lipu e altre associazioni, ha portato a significativi risultati nella lotta contro il bracconaggio nelle Prealpi lombardo-venete. L’operazione ha visto il coinvolgimento delle forze dell’ordine di diverse province italiane, tra cui Brescia, Bergamo, Mantova, Padova, Verona, e Vicenza, con il supporto anche del Raggruppamento Cites. Nel corso dell’intervento, sono stati arrestati 4 individui e 100 denunciati per crimini legati alla cattura e al commercio illegale di uccelli selvatici.
Le forze dell’ordine hanno sequestrato un totale di 1.400 uccelli morti e oltre 1.000 esemplari vivi, catturati con metodi illegali, tra cui trappole non selettive, reti e richiami acustici. Questi animali erano destinati al mercato dei richiami vivi, una pratica in cui gli uccelli vengono utilizzati per attrarre altri esemplari durante la stagione della caccia, infliggendo gravi sofferenze agli animali. I sequestri hanno riguardato anche una vasta quantità di materiale illegale: 1.182 dispositivi, tra cui 1.029 trappole e 153 reti, strumenti utilizzati per la cattura indiscriminata di uccelli migratori, che compromettono gravemente gli ecosistemi locali.
Oltre a queste attrezzature, sono stati sequestrati 98 armi e più di 17.000 munizioni, tutte detenute senza le necessarie licenze. Le operazioni hanno avuto un impatto significativo, mirando a sradicare una delle aree più critiche per il bracconaggio in Italia. L’area delle Prealpi lombardo-venete, infatti, è un importante snodo per le rotte migratorie degli uccelli, e rappresenta uno dei “black spot” del bracconaggio nel paese.
La cattura degli uccelli è stata eseguita tramite una varietà di metodi cruenti e illegali, inclusi i richiami acustici a funzionamento elettromagnetico, che emettono suoni in grado di attrarre gli uccelli verso le trappole. Altri dispositivi trovati durante l’operazione comprendevano gabbie-trappola, archetti e trappole metalliche, che infliggono sofferenze terribili agli animali. Alcuni degli uccelli sequestrati, inoltre, presentavano anelli contraffatti, segno che erano stati catturati illegalmente e dotati di anelli per essere venduti come richiami vivi.
Secondo la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), che ha contribuito attivamente alle operazioni sul campo, la zona delle Prealpi venete e lombarde continua a essere una delle più colpite dal bracconaggio, alimentato dalla pratica dei richiami vivi. Alessandro Polinori, presidente della Lipu, ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto, ma ha sottolineato come questo tipo di bracconaggio rappresenti una delle forme più crudeli di abuso sugli animali, causando sofferenze enormi durante la migrazione. Polinori ha inoltre ribadito l’impegno della Lipu nel contrastare questa piaga anche nei prossimi anni.
L’operazione si inserisce nel Piano Nazionale Antibracconaggio, una strategia del Governo italiano finalizzata a ridurre la cattura e il commercio illegale di fauna selvatica. I Carabinieri forestali, tramite il reparto operativo Soarda e in collaborazione con le forze di polizia locali, stanno lavorando da tempo per smantellare le reti di bracconaggio che operano in tutto il territorio nazionale. Grazie alla sinergia con le associazioni ambientaliste come la Lipu, le operazioni di sequestro e arresto si intensificano, mirando a proteggere la fauna selvatica e a preservare la biodiversità.
Nel contesto di questa operazione, la Lipu ha ribadito la sua condanna verso la pratica dei richiami vivi, che rappresenta un metodo violento e dannoso non solo per gli animali coinvolti, ma anche per l’equilibrio ecologico complessivo. L’associazione ha inoltre esortato le autorità competenti a continuare a intensificare le azioni di controllo e monitoraggio nelle aree più a rischio.
Le Prealpi lombardo-venete, dove è stata attuata l’operazione, sono note per essere un punto critico per la migrazione di diverse specie di uccelli, rendendo questa zona particolarmente vulnerabile alla caccia illegale. Grazie alla collaborazione tra le forze dell’ordine e le associazioni, si spera di arginare definitivamente una pratica che danneggia irrimediabilmente gli ecosistemi e la fauna selvatica.
