Ostaggi rientrano lunedì, si riaccende l’ipotesi Nobel 2025
Nel 734° giorno del conflitto in Medio Oriente, Donald Trump ha annunciato la firma della prima fase del piano di pace tra Israele e Hamas. Il presidente ha dichiarato che gli ostaggi saranno rimpatriati lunedì, inclusi i corpi di coloro che hanno perso la vita. Il piano prevede il ritiro graduale delle truppe israeliane lungo una linea condivisa, definita come passo iniziale verso una stabilità “forte e duratura”.
Trump ha ringraziato i mediatori di Qatar, Egitto e Turchia per il contributo offerto alla mediazione, definendo l’accordo un evento “storico” per l’intera regione e per gli Stati Uniti. Nella notte, una telefonata tra Trump e Benjamin Netanyahu ha suggellato l’intesa. L’ufficio del premier israeliano ha riferito di una “conversazione toccante” e ha confermato che la firma ufficiale avverrà oggi alle ore 12 locali (11 italiane).
Fonti israeliane indicano che gli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia di Gaza saranno liberati entro 72 ore dall’approvazione formale dell’accordo da parte del gabinetto di guerra. La notizia è stata rilanciata da Axios, che sottolinea la delicatezza delle fasi successive.
[su_youtube url=”https://www.youtube.com/watch?v=PThfNfo1T2Y” autoplay=”yes” mute=”yes”]
Parallelamente, si riaccende il dibattito sul Premio Nobel per la Pace 2025. Dopo il successo diplomatico, Trump torna al centro delle discussioni internazionali: sostenitori e oppositori si dividono sulle sue reali possibilità di candidatura. Già a giugno il suo nome era comparso tra i papabili, grazie ai contatti con i Paesi arabi e all’attività negoziale condotta nei mesi precedenti.
Tuttavia, le regole del Comitato di Oslo e la presenza di una lunga lista di candidati di rilievo rendono incerto l’esito. Gli osservatori sottolineano che, nonostante il peso politico dell’intesa israelo-palestinese, la decisione finale resterà nelle mani della commissione norvegese, che annuncerà il verdetto il 10 ottobre 2025.
Se confermato, l’accordo di Gaza rappresenterebbe un cambio di paradigma nelle relazioni tra Israele e Hamas, aprendo uno spiraglio per un equilibrio regionale da tempo atteso.
Il conflitto recente tra Israele e Hamas è una fase di particolare intensità di una contrapposizione che ha radici storiche profonde nel conflitto israelo-palestinese. L’ultima grave escalation è iniziata con l’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023.
L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023
- L’Offensiva: All’alba del 7 ottobre 2023, Hamas (l’organizzazione che controlla la Striscia di Gaza) ha lanciato l’operazione “Diluvio al-Aqsa”, iniziando con un massiccio lancio di razzi verso il territorio israeliano.
- Incursione: Contemporaneamente, centinaia di miliziani armati di Hamas hanno superato le barriere di sicurezza e sono penetrati in Israele nella zona circostante la Striscia di Gaza (il cosiddetto “Gaza envelope”). Hanno attaccato basi militari, città e kibbutz, compiendo massacri di civili, inclusi bambini, e uccidendo centinaia di persone (circa 1.200 vittime in totale, tra cui molti civili).
- Ostaggi: Durante l’incursione, Hamas ha rapito circa 250 persone, tra militari e civili (inclusi stranieri), portandole come ostaggi nella Striscia di Gaza.
La Reazione di Israele
- Dichiarazione di Guerra: In risposta all’attacco, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele era “in guerra” e ha lanciato l’operazione “Spade di Ferro”.
- Controffensiva e Assedio: Israele ha avviato massicci bombardamenti aerei sulla Striscia di Gaza, colpendo obiettivi di Hamas, e ha imposto un “assedio totale” all’enclave, bloccando l’ingresso di acqua, cibo, elettricità e carburante (poi parzialmente ripristinato, ma gli aiuti umanitari rimangono insufficienti).
- Invasione di Terra: Nelle settimane successive, l’esercito israeliano (IDF) ha dato il via a un’invasione di terra nella Striscia di Gaza, iniziando dal nord con l’obiettivo dichiarato di smantellare le capacità militari e governative di Hamas e liberare gli ostaggi. Le operazioni militari hanno causato distruzioni diffuse e un elevatissimo numero di vittime tra la popolazione palestinese.
Conseguenze Umanitarie e Sviluppi Successivi
- Crisi Umanitaria: L’azione militare israeliana ha causato una catastrofica crisi umanitaria a Gaza. La maggior parte della popolazione di Gaza (oltre 2 milioni di persone) è stata costretta a sfollare, spostandosi progressivamente verso il sud, in particolare verso la zona di Rafah.
- Tregua e Scambio di Ostaggi: Nel novembre 2023 è stata concordata una tregua temporanea (inizialmente di quattro giorni, poi estesa a sette), durante la quale Hamas ha liberato 105 ostaggi in cambio del rilascio da parte di Israele di 210 prigionieri palestinesi (donne e minori).
- Continuo dei Combattimenti: Dopo la tregua, i combattimenti sono ripresi e l’offensiva israeliana si è estesa, con operazioni anche nel sud della Striscia, dove si è concentrata la maggior parte degli sfollati, rendendo la situazione a Rafah estremamente critica.
- Tensioni Regionali: Il conflitto ha innescato anche scontri e tensioni al confine tra Israele e il Libano con il gruppo Hezbollah, e ha portato ad attacchi da parte di milizie filo-iraniane e degli Houthi nel Mar Rosso.
