Washington raddoppia i dazi su acciaio e alluminio esteri

Dal 4 giugno imposte al 50%, Merz domani da Trump

Washington raddoppia i dazi – Entra ufficialmente in vigore il raddoppio delle tariffe doganali statunitensi sull’acciaio e sull’alluminio importati. A partire da oggi, 4 giugno, gli Stati Uniti applicano un’aliquota del 50% su entrambi i metalli, in sostituzione della precedente soglia del 25%. La misura è stata disposta attraverso un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, che ha motivato l’intervento come un atto necessario alla salvaguardia dell’industria nazionale.

Secondo l’amministrazione americana, l’inasprimento delle tariffe si inserisce in una più ampia strategia di protezione del mercato interno da pratiche commerciali ritenute dannose. Il provvedimento interessa tutti i Paesi esportatori e rappresenta un segnale di ulteriore irrigidimento della linea economica adottata dalla Casa Bianca, già da tempo improntata al principio del “buy American”.

Il presidente Trump aveva già anticipato nelle scorse settimane l’intenzione di rafforzare la difesa del comparto metallurgico americano, lamentando squilibri nei rapporti commerciali e sottolineando l’urgenza di una risposta rapida alle politiche tariffarie adottate da altri Stati. “Se ad altri Paesi è consentito applicare dazi contro di noi e a noi non è consentito contrastarli, rapidamente e agilmente, con misure tariffarie contro di loro, il nostro Paese non ha neanche una piccola possibilità di sopravvivenza economica”, aveva scritto sul social Truth.

Washington raddoppia i dazi

Anche oggi, sulla stessa piattaforma, il presidente statunitense è tornato sul tema del commercio internazionale, riferendosi in particolare alla Cina. Trump ha descritto i rapporti con il presidente cinese Xi Jinping come improntati alla stima personale, pur riconoscendo le difficoltà nel trovare un’intesa duratura. “Mi piace il presidente cinese Xi, l’ho sempre apprezzato e lo apprezzerò sempre, ma è molto duro”, ha scritto, aggiungendo che le trattative risultano particolarmente complesse a causa della fase di stallo nelle negoziazioni sui dazi.

La mossa americana si inserisce in un contesto di forti tensioni geopolitiche ed economiche, caratterizzato da una crescente rivalità con Pechino e da una ridefinizione delle alleanze tradizionali. Il tema delle tariffe sarà anche uno degli argomenti al centro del colloquio previsto per domani a Washington tra Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Il leader tedesco, in visita per la prima volta negli Stati Uniti da quando è entrato in carica, incontrerà il presidente americano per una colazione di lavoro, seguita da una conferenza stampa congiunta. In agenda, oltre alla questione commerciale, figurano il conflitto in Ucraina e il rafforzamento della Nato in risposta alle crescenti minacce esterne.

Merz e Trump si sono visti brevemente in passato, in occasione di un incontro a New York. Da quando Merz ha assunto la guida del governo tedesco, i due hanno avuto quattro conversazioni telefoniche, di cui una in forma riservata, mentre le altre si sono svolte in formato multilaterale, coinvolgendo anche altri capi di governo europei.

La visita del cancelliere tedesco avviene in un momento cruciale per le relazioni transatlantiche. Berlino, pur non condividendo l’approccio statunitense ai dazi, cerca di mantenere aperto il dialogo con Washington, nella consapevolezza che una rottura frontale con gli Stati Uniti comprometterebbe la coesione interna all’Alleanza atlantica e la tenuta del fronte occidentale sul piano internazionale.

Intanto, i mercati restano in attesa di valutare gli effetti concreti del raddoppio tariffario. Le reazioni delle principali economie esportatrici non si sono fatte attendere, ma al momento non risultano ufficializzate misure ritorsive. La Cina ha espresso “preoccupazione” per l’escalation commerciale e ha ribadito la necessità di una soluzione negoziale, mentre dall’Unione europea si leva un coro di critiche alla scelta unilaterale di Washington.

Il comparto siderurgico statunitense, da tempo alle prese con la concorrenza internazionale e con dinamiche di sovrapproduzione globale, è indicato dall’amministrazione Trump come un settore strategico, da tutelare non solo in termini economici, ma anche per motivi legati alla sicurezza nazionale.

La Casa Bianca sostiene che il raddoppio delle tariffe sia una misura temporanea, da rivedere in funzione dell’andamento dei negoziati multilaterali e bilaterali in corso. Tuttavia, l’assenza di un quadro definito per la riduzione delle barriere lascia aperti scenari di lungo periodo, con un impatto potenzialmente rilevante sulle catene di approvvigionamento globali.

L’entrata in vigore delle nuove imposte sui metalli coincide con un momento delicato per l’economia mondiale, segnato da inflazione, volatilità finanziaria e rallentamento della crescita. Il rischio, secondo alcuni osservatori, è che l’escalation tariffaria inneschi un ciclo di contro-reazioni che possa aggravare le tensioni già esistenti sul fronte del commercio internazionale.

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