Israele intensifica gli attacchi su Gaza: 970 vittime in 48 ore

Uccisi due dipendenti Onu e prosegue l'offensiva israeliana

Israele intensifica gli attacchi su Gaza: 970 vittime in 48 ore

(Tel Aviv, 19 marzo 2025) – Nelle ultime 48 ore, i bombardamenti israeliani su Gaza hanno causato la morte di 970 persone, secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità palestinese, che fa capo ad Hamas. Il bilancio totale delle vittime della guerra nella Striscia ha raggiunto 48.577 morti, con un forte incremento nelle ultime ore. Gli attacchi sono ripresi subito dopo la fine della tregua, con intensi raid aerei israeliani che hanno colpito diverse aree nel sud e nord della Striscia.

L’operazione militare, che ha avuto un’impennata nella notte del 19 marzo, ha visto l’abbattimento di numerosi obiettivi strategici. Khan Younis, nel sud, e alcune zone a nord di Gaza City sono state pesantemente bombardate. Fonti palestinesi parlano di almeno 13 morti durante la notte, con il bilancio delle vittime del 18 marzo salito a 429, secondo l’agenzia di stampa Quds, legata a Hamas.

Gli attacchi israeliani hanno mirato principalmente a siti di Hamas e della Jihad Islamica palestinese, con l’aviazione israeliana che ha dichiarato di aver colpito circa 20 obiettivi, inclusi magazzini di armi e strutture militari a nord di Gaza, dove sarebbero stati preparati lanci missilistici contro Israele. L’operazione è stata giustificata dalle forze israeliane come una risposta alle continue minacce terroristiche provenienti dalla Striscia.

L’IDF (Israel Defense Forces) ha anche colpito imbarcazioni della Jihad Islamica al largo delle coste di Gaza, accusandole di essere utilizzate per operazioni terroristiche. Nel frattempo, il governo israeliano ha lanciato un nuovo appello alla popolazione di Gaza per evacuare le “zone pericolose di combattimento”, in particolare le aree di Beit Hanoun e Khirbet Khuza’a nel nord, e Abasan nel sud, dove sono in corso operazioni militari. I residenti sono stati invitati a rifugiarsi nella parte occidentale di Gaza City e a Khan Younis, nella zona meridionale.

Durante questa offensiva, due dipendenti delle Nazioni Unite sono stati uccisi in un raid israeliano a Deir el-Balah, nel centro della Striscia. Le vittime, che lavoravano per l’Unops (Ufficio per i Servizi ai Progetti) e il Unmas (Servizio per l’azione contro le mine), sono state colpite mentre si trovavano in un edificio dell’ONU, come confermato da una fonte delle Nazioni Unite. Il portavoce dell’IDF non ha rilasciato commenti su questi eventi.

Hamas ha intanto riaffermato la propria disponibilità a negoziare, pur sottolineando che non considera necessarie nuove trattative, insistendo per il pieno rispetto del cessate il fuoco. Un funzionario di Hamas, Taher al-Nunu, ha dichiarato che il gruppo è disposto a discutere ma ha chiesto a Israele di fermare i bombardamenti e di rispettare gli accordi precedenti.

Dal fronte politico, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, Kaja Kallas, ha espresso ferme critiche ai nuovi attacchi israeliani, definendoli “inaccettabili”, in particolare per la perdita di vite civili. Kallas ha anche sollecitato una pausa nelle operazioni militari per consentire il flusso di aiuti umanitari nella Striscia. Un’analoga dichiarazione è giunta dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha definito la ripresa degli attacchi israeliani come un “drammatico passo indietro”, compromettendo gli sforzi di mediazione in corso per una nuova fase di cessate il fuoco.

Nel frattempo, il governo israeliano ha approvato il ritorno di Itamar Ben Gvir alla carica di Ministro della Sicurezza Nazionale, dopo che si era dimesso il 19 gennaio in disaccordo con la tregua con Hamas. Ben Gvir aveva definito la decisione di negoziare con il gruppo islamista “scandalosa”, ma ora è stato reintegrato nel suo incarico dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

In un altro fronte, i combattenti Houthi hanno rivendicato un attacco alla USS Harry S. Truman, nave da guerra statunitense nel Mar Rosso. Il gruppo ha dichiarato di aver effettuato un’operazione contro la portaerei americana, parte di una serie di azioni militari contro navi e obiettivi degli Stati Uniti. Gli attacchi degli Houthi sono stati accompagnati da una serie di raid statunitensi contro le posizioni Houthi nello Yemen, che hanno colpito le province di Saada e Hodeidah.

La situazione in Gaza rimane critica, con il conflitto che prosegue senza segnali di un cessate il fuoco imminente, mentre le vittime continuano a salire e la comunità internazionale chiede azioni concrete per fermare la violenza.

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