Smartphone e chip salvi, entusiasmo tra Apple e Nvidia
Trump esclude – Donald Trump ha annunciato un nuovo cambio di rotta nella sua linea commerciale verso la Cina, escludendo dai dazi una vasta gamma di prodotti tecnologici, tra cui smartphone, computer, chip e altri dispositivi elettronici. Il provvedimento, immediatamente recepito dai mercati, ha favorito i titoli dei giganti tech come Apple e Nvidia, in forte rialzo dopo la notizia.
La decisione è stata comunicata poche ore prima che il tycoon si sottoponesse al consueto check-up sanitario, durante il quale ha riferito di aver superato anche un test cognitivo “con tutte le risposte corrette”. Dall’Air Force One, Trump ha voluto trasmettere un messaggio rassicurante sulla solidità della valuta statunitense, dichiarando: “Il dollaro resta e resterà la moneta di riferimento a livello globale”. Tuttavia, il contesto economico resta agitato, e l’atteggiamento mutevole dell’ex presidente continua a sollevare perplessità.
Le tensioni tariffarie avevano messo sotto pressione le scorte delle aziende, in particolare quelle di Apple, che secondo una stima di Counterpoint Research, disponeva di appena sei settimane di autonomia nei magazzini. Un protrarsi dell’incertezza avrebbe potuto costringere Cupertino ad aumentare i prezzi degli iPhone di circa 200 dollari o a ridurre i margini di guadagno, con pesanti ricadute sul valore azionario.
Il dietrofront ha invece evitato lo scenario peggiore. La lista dei beni esentati dalle misure include dispositivi mobili, lettori ottici e magnetici, apparecchiature per la lavorazione di dati codificati, strumenti per la produzione di semiconduttori e circuiti integrati, apparecchi per telecomunicazioni, memorie digitali, monitor, celle fotovoltaiche e componenti come diodi e transistor.
Questa svolta è stata interpretata come un segnale distensivo nei confronti di Pechino, anche se la cosiddetta “pax commerciale” resta lontana. Le restanti categorie di prodotti continuano infatti a essere colpite da dazi fino al 145%, un livello che rende evidente come la tregua sia ancora solo parziale. Trump ha ribadito di avere sempre mantenuto buoni rapporti con il presidente Xi Jinping, definendolo un “leader intelligente”, e ha assicurato che le relazioni economiche potranno migliorare ulteriormente.
Nonostante l’effetto positivo immediato sulle Borse, diversi analisti restano prudenti. Bert Flossbach, fondatore dell’omonimo gruppo di asset management tedesco, ha osservato che l’instabilità delle decisioni di Trump rappresenta una minaccia per la credibilità del dollaro come valuta rifugio. Gli fa eco Bob Michele, CFO di JP Morgan, che ha sottolineato come i movimenti erratici nei mercati obbligazionari, in particolare sui Treasury, siano un chiaro segnale di preoccupazione.
Con oltre 2.000 miliardi di dollari in titoli da rifinanziare nell’anno corrente, a fronte di un indebitamento complessivo che ha toccato i 29.000 miliardi, gli investitori inviano un messaggio inequivocabile: ulteriori colpi di scena potrebbero minare la stabilità del sistema finanziario americano. Le tensioni non si limitano alla sfera economica. L’opposizione democratica ha rilanciato le accuse di insider trading, facendo riferimento al video in cui Trump si complimenta con alcuni noti operatori di Wall Street per i guadagni ottenuti in seguito all’improvvisa inversione della politica tariffaria.
Le tempistiche dell’annuncio, unite alla dinamica del rialzo dei titoli tecnologici, hanno alimentato sospetti tra le file avversarie. I democratici ritengono che la comunicazione anticipata o suggerita a soggetti vicini all’ex presidente possa aver influenzato i movimenti di mercato in modo scorretto. In particolare, si osservano con attenzione gli scambi avvenuti nei giorni immediatamente precedenti al dietrofront, durante i quali si è registrata una forte accelerazione degli acquisti sui titoli tech, poi esplosi con l’esenzione dai dazi.
Nel frattempo, le aziende del settore tirano un sospiro di sollievo. Oltre a Apple e Nvidia, anche altre realtà quotate al Nasdaq beneficiano della misura, grazie all’ampia presenza di componentistica asiatica nelle filiere di produzione. La decisione di Trump permette di evitare rincari sui beni di largo consumo e riduce il rischio di una spirale inflattiva innescata dalla guerra commerciale.
Restano aperti, tuttavia, diversi scenari. L’eventuale ritorno di Trump alla guida degli Stati Uniti potrebbe riaccendere le tensioni, soprattutto se dovessero emergere nuovi episodi di instabilità nelle relazioni con la Cina. Per ora, il mondo della tecnologia e i mercati finanziari salutano con favore la retromarcia, ma la fiducia resta fragile.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se questo passo indietro rappresenti un’inversione strutturale della strategia commerciale o solo una pausa tattica in vista di future mosse politiche. Le conseguenze, in ogni caso, continueranno a farsi sentire sia a Washington che a Pechino, dove le reazioni ufficiali restano al momento contenute ma sotto stretta osservazione.
