Unico bambino a sopravvivere ad Auschwitz: la storia di Oleg Mandić
La storia di Oleg Mandić, l’ultimo bambino a uscire vivo dal campo di concentramento di Auschwitz, è tragicamente vera e si snoda tra passato e presente. Nato in Istria, Oleg fu catturato nel 1944 all’età di undici anni e deportato ad Auschwitz insieme alla madre e alla nonna come prigionieri politici. Suo nonno e suo padre, rifugiati tra i partigiani vicini a Tito, rimasero in clandestinità mentre la famiglia subì la ritorsione nazista.
Ad Auschwitz, Oleg ha sperimentato le atrocità del campo: fame, fatica e solitudine. L’unico conforto fu l’amicizia con un altro bambino, Tolja, ritrovato morente nell’infermeria del campo. Molti bambini, inclusi quelli vicini a Tolja, furono vittime degli esperimenti del dottor Mengele, ma Oleg riuscì a sfuggire al terribile destino.
Il 2 marzo 1945, l’Armata Rossa liberò Oleg e gli altri prigionieri, chiudendo i cancelli di Auschwitz. La libertà, tuttavia, non significava fine alla sofferenza. Come racconta Oleg: “Da Auschwitz, in verità, non è mai uscito nessuno”. La sua nuova normalità come pendolare internazionale tra Milano e Zagabria fu segnata dal compito di testimoniare l’orrore vissuto, un impegno che Oleg inizialmente non si sentiva all’altezza di affrontare.
La vita di Oleg subì un ulteriore cambiamento quando ricevette un biglietto riferito al numero tatuato sul braccio dei prigionieri, in particolare di Tolja. Questo messaggio lo chiamava a tornare ad Auschwitz, dove la storia di Oleg si intrecciò con un’altra guerra, quella combattuta in Ucraina, mettendo in luce che, nonostante il male assoluto di Auschwitz, le guerre e i genocidi continuano ogni giorno.
Oleg Mandić, nato nel 1933 a Sušac (attuale Croazia), avvocato e giornalista, ha dedicato gli ultimi vent’anni a promuovere la memoria dell’Olocausto nelle scuole e nella società civile europea. Per il suo impegno, ha ricevuto numerose onorificenze in Italia, Croazia e Polonia.
Questa è una storia di dolore, resilienza e impegno continuo per evitare che l’orrore dell’Olocausto venga dimenticato.
