Giovani e casa: al Nord si va a vivere da soli dopo i 30 anni

Tra lavoro precario, affitti cari e nuove formule: la sfida dell’autonomia

Nel 2025, emanciparsi dalla casa dei genitori è per i giovani italiani un viaggio sempre più complesso e dilatato nel tempo, specie nel Nord del Paese dove, complice il costo della vita e del mercato immobiliare, l’indipendenza abitativa viene raggiunta in media dopo i trent’anni. Secondo l’Eurostat, l’età media in cui i giovani lasciano il nido familiare si attesta a 30,1 anni contro una media europea di 26, segno di un divario radicato e difficile da colmare anche nelle regioni più prospere.

Uno sguardo alle differenze regionali racconta una fotografia composita. In Lombardia, tra le zone più industrializzate e animate d’Italia, il passo verso una casa propria arriva a 30,5 anni anche per il peso degli elevati affitti nelle città come Milano. Piemonte e Emilia-Romagna, con i centri universitari di Torino e Bologna, mostrano una media leggermente inferiore grazie a offerte abitative temporanee e un tessuto sociale più dinamico, ma il passaggio alla piena autonomia è spesso, anche qui, rimandato oltre la soglia dei trent’anni.

A rallentare il cammino dei giovani verso la propria indipendenza sono ragioni antiche e nuove insieme. La precarietà lavorativa è la prima barriera: molti giovani, anche altamente formati, devono venire a patti con contratti a termine e stipendi che non permettono una progettualità stabile. Segue il caro-affitti delle aree urbane più sviluppate, che scoraggia la scelta del “nido proprio” e spinge verso forme di coabitazione o rientro a casa dopo prime esperienze abitative.

Non meno peso ha la cultura familiare italiana, che vede nella convivenza con i genitori un valore e un sostegno sociale e affettivo: lontano dall’essere percepita come fallimento, viene spesso vissuta come risorsa economica e affettiva, prolungando la permanenza nella casa d’origine.

Ma i giovani non rinunciano a cercare alternative: il co-living, condivisione di appartamenti dotati di servizi comuni e pensati per favorire socialità e risparmio, prende piede a Milano, Torino, Bologna, sostenuto dall’intervento di startup innovative e operatori del real estate. Gli affitti brevi diventano spesso la soluzione per chi si muove per lavoro o studio, pur non rappresentando quasi mai una reale emancipazione strutturale, quanto piuttosto un compromesso temporaneo.

Le amministrazioni locali, consapevoli della complessità del fenomeno, hanno avviato nel 2025 alcuni programmi di sostegno: contributi e agevolazioni fiscali per il primo affitto o acquisto, incentivi all’housing sociale. Secondo gli esperti, però, se non si interverrà in modo strutturale sulla qualità del lavoro e sulla disponibilità di immobili accessibili, l’indipendenza abitativa per molti under 30 continuerà a essere un orizzonte lontano.

Ciò che emerge con forza è la domanda di futuro: i giovani delle città del Nord, già abituati a essere motore economico del Paese, chiedono stabilità e opportunità per costruire il proprio percorso autonomo. La casa – più che uno spazio fisico – diventa il simbolo di uno spazio di possibilità, sogni e diritti. Un traguardo sempre più urgente da rendere realmente raggiungibile per una generazione che non vuole restare sospesa nel tempo e nello spazio.

(Immediapress/Adnkronos)

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